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Genova, saudade e spleen





1

La notte dentro il mio giardino


		Se una notte io inciampassi
		nel tetto del campanile
		sepolto nel mio giardino
		e se tuttintorno
		non regnasse
		che il vano sogno di ruggito
		del mio gatto annoiato,
		cercherei di attaccare
		il tuo viso alle costellazioni
		usando il filo dei miei bottoni
		e quello dei miei ricordi
		E quei bottoni
		caduti fra le rose
		seminerebbero alberi
		con maniche al posto di rami
		o verrebbero creduti navi aliene
		da formiche e falene.

		Mi sfiler? la spina dorsale
		e la metter? a sostenere piante di pomodori
		o me la toglier? per provar lebbrezza
		di sentirmi sacco vuoto
		dopo una vita passata da polena
		col petto in fuori
		a schivar colpi e tempeste
		Diventer? grumo informe
		dove i miei organi possano finalmente stringersi la mano
		dopo aver lavorato per anni in uffici separati
		senza incontrarsi neppure
		davanti alla macchina per il caff
		dei miei occhi chiusi per sonno.

		Movimenti notturni nel mio giardino
		e brezze siderali
		le radici degli alberi cercano tane di talpe
		da calzare come guanti neri
		Il firmamento ? un armadio lasciato aperto
		con stelle buchi di tarma
		Senti questo vento
		quanto assomiglia agli oscuri bisbigli
		che captavamo sulla strade di Patmos
		questo soffio continuo
		che fa ondeggiare come tergicristalli
		le fronde dei miei salici con le cetre attaccate
		che paiono ramazzare via le stelle
		ammucchiandole in un angolo del cielo
		in attesa della scopa di raggi di sole
		e la paletta del mio guanciale.

		Ho strappato la falce alla Morte
		per aggiustare il prato
		per il nostro pic nic di domani
		Ti preparer? uninsalata di fogli di calendari
		e quadranti dorologi
		perch dentro al tuo seno
		possa albergare una rampa di lancio
		per i nostri viaggi infiniti

		Ci sar? una tovaglia piena di cibi
		e vino a volont?
		che il mio vicino Tyco Brahe
		ha prodotto tra sestanti e numeri scritti a matita
		sar? una festa con canti rauchi di roveti
		con scatole di biscotti
		piene di rotaie da metterci ai piedi
		e amici invisibili che ci faranno stare bene

		Ma ora, con questa falce in mano
		in mezzo al buio
		minebrio ancora dellodore acre di incendi lontani
		e delle nozze di ferro e cemento
		dellautostrada vicina
		seguo la rotazione del mondo
		dentro al mio giardino
		con la luna che scompare e riappare
		dietro i ciliegi.

		Il cancello grida la sua voglia di grafite
		alle lampade che ballano attorno alla veranda
		Sono convinto che ci sia qualcosa tra loro
		tra la sua voglia di staccarsi dai cardini
		e la loro ansia di sputare fuori il cuore di tungsteno
		Movimenti notturni nel mio giardino
		e vertigini abissali
		mi sembra quasi di nuotare nel cono di un vulcano
		o nel lavabo di un gigante
		quando misuro di notte la bellezza della vita.




2

Aperitivo in centro


		Il mio cuore ? una sedia vuota
		dove nessuno si vuol sedere
		e il cervello una spugna fradicia
		che gli angeli strizzano nel tuo bicchiere
		E quel tuo sguardo dossidiana rovente
		che ti scivola lungo il naso fino a farsi bacio
		e pi? gi?, fino alle nostre ginocchia
		che si toccano, si evitano
		scambiandosi desideri dossa e sinoviti
		Aperitivo in centro
		e non so che cosa dire
		Tavolino, piattini, seni sotto il maglione, orlo di bicchieri:
		? un delirio di rotondit? che sfugge
		e falena sbatte contro i vetri del tuo silenzio
		La strada balla veloce sulla coda dei nostri occhi
		Le dita sono ganci per appendere i tuoi sorrisi
		Dammi una parola da incorniciare stasera sopra il mio letto
		ch ? stufo, sai,
		delle lacrime di madonne
		e dello stillicidio di stigmate perenni
		Dammi i tuoi piedi
		e magari sdoppiali
		cos? che li possa far calzare al tavolo di cucina
		e baciarli ad ogni prima colazione
		inginocchiandomi in orazione laica e carnale
		Oppure alzati, andiamo.
		Apri quel compasso abbronzato
		che fu usato per tracciare lequatore
		Contro il tramonto
		il tuo profilo nero
		sintreccia con la stenografia delle cime di colline
		e ogni tuo passo ? un punto esclamativo.
		Lasciami essere camicia
		sotto il ferro rosso della tua lingua
		Lasciami essere mare
		per le tue mani seppie
		gonfie dinchiostro e certezze
		E questa notte ascolter? il gioco darpa dei tuoi piedi sottili
		tra le lenzuola e le fiamme
		e chiuder? i tuoi palmi
		dopo averci letto
		lultimo indimenticabile capitolo
		della mia giornata.
		Lascia che sia io ad aprire la porta dei tuoi sogni
		prima di posare
		i miei occhi sul comodino
		e il mondo sulle spalle di Atlante.




3

Sono


		Sono lapostolo lasciato fuori dallUltima Cena
		Sono il garibaldino arrivato troppo tardi allo scoglio di Quarto
		Sono il Messia di una religione in cui nessuno crede
		Io sono lescluso, loutsider, il maledetto che non cede

		Sono il protagonista che muore nella prima pagina
		Sono il gatto guercio che nessuna vecchia vuol carezzare
		Sono la bestia idrofoba che morde la mano tesa per piet?
		Io sono lescluso, loutsider, il maledetto senza et?

		Sono londa anomala che porta via asciugamani e radioline
		Sono il malinteso che fa litigare
		Sono il diavolo che ha schivato il calamaio di Lutero
		Sono la pellicola che si strappa sul pi? bello
		Io sono lescluso, loutsider, un chiodo nel cervello

		Sono la pallina del flipper che cade un punto prima del record
		Sono lautorete allultimo secondo
		Sono il bimbo che ghigna contro le sberle della madre
		Sono la paura dellerba che sta per essere falciata
		Io sono lescluso, loutsider, questa pagina strappata




4

A mia madre


		Ti ho visto in faccia in quella stanza
		io sporco di sangue e muco
		tu stravolta e curiosa
		Ho tentato di dirti
		che non ero sicuro di voler restare fuori di te
		ma le parole che avevo in testa
		nella mia bocca si impastavano male
		Avevo appena imparato
		che tutta la vita sarebbe stata ipocrisia e paradosso:
		ti avevo appena fatta soffrire
		ti avevo fatta sanguinare
		eppure ero io a piangere
		e tu a sorridermi
		Ti ho visto in faccia in quella stanza
		mentre mi portavano via
		Cera troppa confusione per dirti quanto fossi felice
		di poter finalmente dare un viso
		al ventre che mi aveva ventre
		E pi? tardi con i miei colleghi
		si discuteva di reincarnazione,
		di eterno ritorno, dei cicli di Vico,
		ma non vedevo lora di rivederti
		e di conoscere il tuo uomo e vostro figlio
		dei quali sentivo la voce ovattata e lontana.
		Ti ho visto in faccia in quella stanza
		e darei tutto quello che ho
		perricordarmene.




5

Antininnananna


		Chiss? cosa c? al piano di sopra
		Aratri di sedie e rimbalzi di grida
		mentre veli di tende mi nascondono il sole
		in questo salotto dove il nulla massale

		Ho provato a bussare con la scopa al soffitto
		sono andato pi? volte a suonare alla porta
		ma solo suoni oscuri dalla dubbia coerenza
		sono stati la risposta ai miei tentativi

		Sembravano preghiere con scoppi di risa
		e sibili, sonagli e sospiri sommessi
		voci moltiplicate come ci fosse una folla
		e fastidiosi ronzii di radiointerferenze

		Cosa diavolo ho sopra la mia testa
		una scatola magica che contiene linferno
		una porta da cui non esce mai nessuno
		Un soffitto mi separa da un mondo che non so

		E le notti son lunghe se la paura mincalza
		se le voci di sopra mi scavano dentro
		se uno strano presagio minduce a pensare
		che se ora chiudo gli occhi, giammai li riaprir?.




6

Epicedio


		Non sento orti
		dentro me
		solo steppa e tundra
		Nessun fruscio di crescita o di vita
		Nessuna trasformazione
		Nessun organo di luce
		Soltanto scie grigie
		come vortici di numeri di roulette
		e lampi magri
		come radici di pianta carnivora
		che divora angeli e aerei
		al di sopra delle nubi

		Non sento porti
		dentro me
		solo navi bombardate
		Nessun formicolio di pulsante gioia attiva
		Nessun trasporto o sollevamento
		Nessun roteare di fari
		Soltanto voragini e banchine sbrecciate
		solo ganci di gru abbandonate
		che dondolano al vento come donne impiccate

		Non sento morti
		dentro me
		solo scheletri e silenzi
		Nessun ricordo spezzato
		come un ombrello dal temporale
		Nessuna ernia da sollevamento lapidi
		Nessun cacciavite a inchiavardare bare
		Soltanto un asindeto di visioni amare
		solo semafori lampeggianti grigio
		in incroci deserti orfani di clacson

		Non sento forti
		dentro me
		solo tende strappate
		Nessuna donna che si fa sulluscio
		a salutare luomo che va via
		Nessuna casa dalla schiena di pietra
		Nessuna chiesa con le croci intere
		Soltanto ombre impresse sui muri
		e ponti che percorre solo il vento
		e solo il vento un giorno potr? ritornare.




7

Un giorno mi ritroverete


		Un giorno mi ritroverete
		a giocare
		con i gabbiani
		sul declivio di Ostenda
		o con i loro colleghi
		seduto sui foruncoli pietrosi
		di Le?a da Palmeira
		Un giorno mi ritroverete
		a bussare inutilmente
		al teatro abbandonato
		di Ulica Piotrkowska
		o a camminare
		sbandando da un muro allaltro
		nelle calle della Candelaria
		Un giorno mi ritroverete
		ad ascoltare per ore intere
		la sinfonia in re bemolle
		del vento settembrino
		nei caruggi o nei barrios
		Un giorno mi ritroverete
		a contare i mattoni
		delle chiese di Bruges
		o a farmi insultare
		per le strade di Oslo.
		Un giorno mi ritroverete.
		Per adesso, smettete di cercarmi.




8

Palingenesi


		Mi sembra impossibile
		essermi lasciato la battaglia dietro di me
		clangori darmi
		e quellodore dentato
		di carne e ferro
		le urla che uscivano dagli occhi
		le urla che rimanevano inscatolate negli elmi svitati dal busto
		le urla che diventavano sangue
		e come sangue si rapprendevano e si raffreddavano
		E quante braccia che si levavano
		da corpi immobilizzati e deliranti
		come radici alla ricerca dellacqua
		Un tappeto di erba e rumore
		? quello che gli zoccoli sotto di me
		calpestano felpati
		Non so da quanto sia
		aggrappato alla criniera
		a voltarmi indietro
		sputando terrore a ogni secondo
		Sono appena uscito dallinferno
		la testa ovattata
		e quei rumori metallici
		a scavarmi dentro
		come cucchiaio
		che sostina a pescare dal piatto
		lultimo goccio di minestra
		Deglutisco il mondo ad ogni momento
		e poco dopo mi ? di nuovo in bocca
		mentre zolle si sollevano
		e danzano attorno al galoppo
		Nessuno ormai mi sta seguendo
		sulla via che mi conduce a casa
		tra poco sar? libero di riemergere dalla morte
		In unansa del fiume mi fermo a bere
		e pulire le ferite
		Rivolgo il mio viso al Cielo
		e i miei occhi si schiantano sulla nuca
		Nelle orbite vuote
		nidificheranno avvoltoi e vendette,
		la mia lingua diventer? unagave spinosa
		Perfino il mio cavallo ha uno sguardo gelido
		da gatto scalciato per la strada
		non vede lora di fare la strada al contrario
		e ritornare in quel campo di morte
		a riprendersi lorgoglio
		Abbiamo diviso lattacco e la fuga
		il furore e la paura
		soltanto per tornare a sentire le tue mani
		Altrimenti saremmo rimasti l?,
		perdendo un brandello per volta
		per aiutare pi? zolle possibili
		a diventare fertili
		La sera cade
		e intravvedo la nostra casa
		solo rovine, distruzione, il tuo corpo smembrato
		le tue mani che non sanno pi? scaldarmi
		le tue mani finite come un gioco qualsiasi
		gli avvoltoi stanno riposando nelle mie orbite vuote.
		Domani li porter? a nutrirsi.




9

Una vita fuori posto


		Forte con i forti
		debole con i deboli
		incapace ad obbedire
		non adatto a comandare
		tangendo il successo
		sempre un passo indietro
		ed il corpo troppo avanti.

		Forte con i forti
		debole con i deboli
		ho distrutto vite
		senza fare prigionieri
		trascinando le catene
		per tenermi sveglio.

		Ho lasciato una scia umida e nera
		come lumaca ulcerosa e maledetta.
		Ho lasciato in eredit?
		un banco vuoto
		in una classe dasilo.

		Forte con i forti
		debole con i deboli.




10

Ho vomitato lanima


		Ho vomitato lanima
		ieri
		e adesso mi sento pi? leggero
		posso nuotare libero
		senza zavorre di rimorsi e cattiverie
		Ho vomitato lanima
		ieri
		e ho sporcato il cesso
		Non so cosa mi uscisse dal corpo
		sembrava limatura di ferro
		mischiata a cotone insanguinato
		forse aveva segato le sbarre
		per poter scappare
		forse si era ferita
		forse infettata
		Ho vomitato lanima
		ieri
		ma non ? stato come me laspettavo
		Pensavo che attendesse
		le trombe del Giudizio Universale
		la barca di Caronte
		o almeno un rintocco di diafane campane
		Niente.
		Non ce la faceva pi? a restarmi dentro.
		Scalciava
		Urlava
		Soffocava
		e io mi forzavo
		sopportavo
		perch pensavo che fosse indispensabile avere unanima
		e anche lei pensava daver bisogno dun corpo
		E strisciata via dalla mia bocca
		la sua coda era lunga e spinosa
		e si agitava guardandosi attorno
		Ho vomitato lanima
		ieri
		e chiss? dov? finita
		Sembrava fatta di mercurio
		imprendibile
		come quando ce lavevo dentro
		e mi rovesciavano come un guanto
		restando attoniti davanti alle mie pareti lisce
		Ho vomitato lanima
		ieri
		e oggi i Nullibisti di Henry Moore
		mi vogliono gi? come loro capolista
		alle prossime elezioni
		Appena sei vuoto
		vieni scelto per rappresentare gli altri
		Un bidone che pu? contenere
		pi? rifiuti possibili
		Rifiuti di carta
		Rifiuti di carne
		Rifiuti nati per essere rifiuti
		Rifiuti fatti per non essere rifiuti
		Ho vomitato lanima
		ieri
		e forse mi manca gi?:
		non so pi? con chi mentire
		quando sono solo
		quando sogno solo
		Il letto a volte mingoia
		mi accoglie sorridente
		e poi si piega a met?
		come una pizza mangiata con le mani
		e io mi sento digerito nei sogni
		digerito bene quando non li ricordo
		digerito male quando i miei occhi
		al risveglio si spalancano di colpo e mi sputano fuori
		Ho vomitato lanima
		ieri
		e forse se ne sta nascosta nel sifone
		arringando grumi di capelli, microbi, saponi
		e incrostature nere di chiss? cosa
		Cosa star? dicendo di me?
		Se ne parler? male ogni mattina il lavabo
		sintaser? per sciopero
		Eppure anche voi, Popolo dello Scarico,
		avevate fiducia del mento che intravvedevate dal buco
		Non lasciatevi corrompere anche voi come ho fatto io
		ora lei ? la vostra guida come lo ? stata per me,
		vi far? diventare profumati, bianchi & puliti
		Un Popolo dello Scarico senza identit?
		Voi abituati a guardare dal basso in alto
		e a provarci gusto
		Come quando io bambino alzavo lo sguardo
		e vedevo le nuvole marzoline
		impigliarsi nei baffi di mio padre
		o la mano di mia madre
		che pendeva come una liana
		a cui appendermi sicuro
		Ho vomitato lanima
		ieri
		e fu forse rigurgito infantile,
		latte e biscotti al plasmon
		scaldati dal mio giovane ventre
		Avere unanima al plasmon
		Al napalm, al plancton, al clacson
		Avere unanima e vomitarla
		e quel vomito animarlo
		Non ? colpa mia se anche stasera
		sono costretto a inventarmi storie che nessuno mi racconta mai
		e non ? neanche questione
		dessere un eterno bambino,
		perch gli altri non sono cresciuti
		sono soltanto gi? morti
		e al Cimitero s?, ci vado a giocare,
		ma la noia ben presto si trasforma in zanzare buie
		Mangio bestie morte fatte a fette
		Ho limmagine di un moribondo sopra il mio letto
		Ho studiato e amato le opere di uomini morti
		Le cose morte mi hanno sempre nutrito corpo e anima
		E il primo ? dannatamente vivo e instancabile
		E la seconda addirittura ? fuggita via
		Ho vomitato lanima
		ieri
		e chi se ne frega
		Al primo freddo rientrer? da sola
		come un gatto scappato sui tetti
		che rientra starnutente e arruffato
		Forse si star? proprio azzuffando
		con i gatti che in varie epoche mi sono stati accanto
		e che per tutta la loro vita
		amarono di me soprattutto le mani
		quando si trasformavano in ciotole piene
		o in spazzole ossute calde
		Ho vomitato lanima
		ieri
		ma tu mi sei rimasta dentro
		Eravate nella stessa cella
		e lei se n? andata senza dirti nulla
		o sei tu che sei voluta restare:
		ti manca poco per uscire regolarmente
		perch scappare, dunque?
		No, tu mi sei rimasta dentro
		dentro come sempre
		E uscito di tutto dal mio corpo
		Umori, bestemmie, sogni, raffreddori, denti da latte
		Adesso anche lanima
		Euscito di tutto, dicevo,
		tranne te
		e tranne me
		Ho vomitato lanima
		ieri
		sembrava un mazzo di rose sul pavimento
		come uno di quelli che mi facevano arrossire al ristorante
		perch non sapevo cosa dovevo fare
		e ti avrebbe tenute le mani occupate tornando a casa
		Quelle mani, ahim? soltanto due,
		che avrei voluto sanguisughe da salasso su di me,
		dieci, venti soffici ventose tiepide sulla schiena
		a togliere umidit?, vuoto ed amarezza.
		Ho vomitato lanima,
		ieri.




11

La donna dalle lacrime dolci


		Sei la donna dalle lacrime dolci
		Ogni tuo gesto ? una fiamma leggera
		Sei lombra, sei il gatto che fugge e poi ritorna
		Sei limpatto del treno contro i rami sporgenti

		Un alambicco pieno di mercurio e di zolfo
		bolle di notte tra i tuoi seni perfetti
		Quanti a. lchimisti hanno perso i polmoni
		inseguendo i fumi del tuo corpo sudato!

		Sei la donna che detta il ritmo delle stagioni,
		che dimezza lattesa tra un mio battito e laltro
		Sei Venere che sorge da una colata di lava
		Sei Psiche che tiene sempre accesa la luce

		Calpesti la terra e neanche ti accorgi
		che ad ogni tuo passo prende vita un giardino
		Per i tuoi capelli il vento sta ringraziando Dio
		per avergli donato uno scopo di vita




12

Danzo


		Danzo la danza delle idee geniali
		sperando che tu mi dica qualcosa di nuovo
		Danzo la danza dei perdenti e perduti
		sapendo che i miei passi saranno vani
		Danzo la danza degli ingenui felici
		credendo che il mio sudore serva a qualcuno
		Danzo la danza dei profittatori
		e danzer? finch mi pagherai

		E danzo, danzo, danzo
		per vincere la mia arroganza
		Danzo, danzo, danzo
		il perch non ha importanza

		Danzo la danza dei maledetti
		perch lo spleen mi arriva fino al torace
		Danzo la danza dei presuntuosi
		perch anche tu lo sei se ti credi al mio livello
		Danzo la danza degli indesiderati
		mi sono allenato molto davanti alle porte chiuse
		Danzo la danza degli insofferenti
		ti puoi spostare un po pi? in l?, per favore?

		E danzo, danzo, danzo
		fino a che rester? in piedi
		Danzo, danzo, danzo
		perch sei tu che me lo chiedi.




13

Vengo a portarti una poesia di Neruda


		Ho un galoppo nel cuore
		e onde al guinzaglio
		Di questo mare insepolto
		impaster? vento e sabbia
		per costruire i tuoi piedi rumorosi
		e sentirli danzare dentro i miei occhi
		Per raggiungerti salgo
		dal mare alla collina
		La mia testa si ridisegna stella
		per chiamare le tue voci
		Le mie labbra si arcuano stanche
		in sorrisi autunnabondi e distratti
		E io sono qui,
		su questo autobus che scuote il mio corpo
		come un dado
		come un tappeto
		arrancando su polverose strade
		rese mute dalla pioggia improvvisa
		Le farfalle applaudono al mio passaggio
		sbattendo le ali
		sopra le pozzanghere che ingoiarono Narciso
		Ho un galoppo di onde
		nel mio cuore al guinzaglio.
		Portami dove si possa dimenticare
		questo secolo che ci vede esiliati,
		questi temporali
		che non riescono pi? a rinfrescarci,
		queste celebrazioni e abbracci
		che sembrano inutili corone di fiori.
		Il mare ? laggi?
		lontano come un progetto abbandonato
		le ruote sparano sassi e ricordi
		sulla salita che la tua casa mi srotola davanti
		Sono lintagliatore di foglie di carciofo
		e ti porto in dono sagome di nubi
		A te,
		bicchiere dallorlo sbeccato
		che non posso baciare senza ferirmi
		A te,
		orecchio reciso e gettato su un prato
		per ascoltare i segreti delle formiche
		A te,
		porto in dono la mia giacca logora,
		la mia resistenza
		e questa poesia smarrita di Pablo Neruda.




14

Tua assenza: prato, spiaggia e autostrada


		Appoggiato ad un prato verticale
		aspetto una farfalla che mi porti in su
		C? un palazzo col labbro leporino
		con i balconi feriti dai gerani
		Ho impastato cuori e fili derba
		ho trovato un nido di frullini
		fra poco il vento mi parler? di te

		Ho trovato un passaggio segreto
		dentro le tasche dei miei calzoni
		Spiagge deserte e scogli turchesi
		e ciuffi di candelabri accesi
		Il tuo corpo inghiottito dalla sabbia
		i tuoi occhi diventano girini
		adesso il mare appartiene a te

		La tua schiena ? una calda ipotenusa
		che porta ad unarea di servizio
		Il mio braccio una netta tangenziale
		che sfiora i tuoi cavalcavia
		Son rinchiuso in unoliva con le ruote
		e respiro finti aromi di foresta
		 non riesco ancora a far senza di te




15

Pensierino


		Quante volte
		caro signor Maestro
		col ditino alzato e lo sguardo severo
		mi ammonisce dicendo
		se tutti facessero come te
		intendendo che la mia attivit? culturale
		non serva al progresso del Paese,
		a far ripartire la sua economia
		e neppure, essendo artista, a far fiorire la mia

		Ma allora
		una volta per tutte
		caro Signor Maestro
		mi lasci dire
		che se tutti facessero come me
		non ci sarebbero polizie
		perch perfino alle zanzare chiedo scusa
		e mi appello comunque alla legittima difesa
		quando le sgiornalo contro il muro
		non ci sarebbero eserciti
		perch lunico Paese che voglio invadere
		? quello delle emozioni altrui
		e lunico territorio che devo difendere
		? lintimit? dei miei affetti e dei miei pensieri
		non ci sarebbero aguzzini e aguzzine
		che con la loro concezione totalitaria dellamore
		devastano la vita di chi li ha incontrati
		ch se vuoi bene a una persona
		vuol dire che vuoi il suo bene
		indipendentemente da cosa ti d?

		Quindi
		? meglio che non mi dica pi?
		se tutti facessero come te
		perch si rischierebbe di vivere in un mondo meraviglioso
		di avere un sacco di tempo libero
		di fare le cose che si amano

		Ma ora mi viene alla mente
		caro signor Maestro
		che se vivo in un mondo che fa schifo
		allora lo devo a lei e alla maggior parte delle persone
		che non sono come me
		che se ne fregano degli altri
		e soprattutto se ne fregano di se stessi
		A lei e a loro dovrei chiedere i danni
		e forse le miei poesie sono proprio questo:
		sono i moduli per sporgere reclamo
		E sto anche pensando,
		signor Maestro,
		che per la legge dei numeri che lei mi ha spiegato cos? bene
		allora anche in questa sala
		c? un sacco di persone che mi costringe a vivere male.
		A questi non voglio pi? rivolgere n sorrisi n parole.
		Io mi appello agli altri.
		Alzatevi in piedi e fatevi vedere.




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