Danzando Verso La Felicità
Marisa Santi


Danzando verso la felicità, di Marisa Santi, romanzo d'amore. Primo capitolo di una trilogia...

Sotto il cielo di Torino, vive Isabel una ragazza con un grande sogno nelle mani, pronta a debuttare sul palcoscenico della vita. Lei è un turbinio di emozioni, determinata, coraggiosa e con un’innata voglia di mettersi sempre in gioco. L’arrivo improvviso di Mattia turba la sua dedizione. Il mistero che si cela dietro al ragazzo diventa un pensiero fisso che la rende vulnerabile e le fa percepire che nella sua vita manchi qualcosa…



Mattia è determinato a chiudere con il passato, che è d’ostacolo per il presente e per il futuro. Non può concedersi disattenzioni, ma Isabel è una forte tentazione. Da quando si è trasferito a Torino, vedere danzare Isabel è stata la cosa più bella che abbia mai visto in tutta la sua vita. Presto il loro interesse si tramuta in un sentimento più profondo, ma in agguato ci sono ostacoli con cui i due giovani dovranno fare i conti…








Marisa Santi


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Table of contents




I (#u1ac4b286-0443-580b-bf1e-68edb2667097)

II (#u4ca82ddd-f1e8-51f9-b628-7e4c0bb23ca2)

III (#uacb96255-04b9-5417-b69c-64388f07767d)

IV (#u5155a6b3-a69e-50ae-b56f-bf714676a2f6)

V (#ud2a53b3f-acd2-5dcd-9d67-900333879d65)

VI (#ua8395e43-4d62-5be1-b56c-f7c199f03d34)

VII (#u6a156985-3df9-53d3-b67f-1ca6ad9e6af6)

VIII (#litres_trial_promo)

IX (#litres_trial_promo)

X (#litres_trial_promo)

XI (#litres_trial_promo)

XII (#litres_trial_promo)

XIII (#litres_trial_promo)

XIV (#litres_trial_promo)

XV (#litres_trial_promo)

XVI (#litres_trial_promo)

XVII (#litres_trial_promo)

XVIII (#litres_trial_promo)

XIX (#litres_trial_promo)

XX (#litres_trial_promo)

XXI (#litres_trial_promo)

XXII (#litres_trial_promo)

XXIII (#litres_trial_promo)

XXIV (#litres_trial_promo)

Epilogo (#litres_trial_promo)

Ringraziamenti (#litres_trial_promo)



MARISA SANTI



 DANZANDO VERSO LA FELICITA’ 



 ROMANZO 


Questo romanzo è un’opera di fantasia.

Tutti i personaggi e i fatti narrati sono frutto dell’immaginazione dell’autore.

Qualsiasi somiglianza con persone, vive o morte e fatti è del tutto casuale.


Dedicato alle mie adorate figlie e a chi ha ancora il coraggio di realizzare i propri sogni…


“Ogni tempesta ha una sua fine. Una volta che tutti gli alberi sono stati sradicati, una volta che tutte le cose sono state demolite, il vento si calmerà, le nuvole se ne andranno, la pioggia si fermerà, il cielo si schiarirà in un istante. E solo allora, in quei momenti di quiete dopo la tempesta, capiamo chi è stato abbastanza forte per sopravvivere.”





Tratto da Grey’s Anatomy




I


È un bellissimo venerdì con un cielo particolarmente limpido, non si poteva fare a meno di restare ad occhi chiusi e a naso all’insù per inebriarsi di quell’aria frizzante, raramente in pieno luglio la città offriva qualcosa di diverso dall’afa. Bisognava approfittarne.

Siamo tutti riuniti sul terrazzo a pranzare quando l’imbarazzante silenzio viene interrotto da Alex: <<Ehi Isabel, non ci hai ancora detto la data della prossima gara!>>

Guardo Alex abbozzando un mezzo sorriso, avrei preferito non pensare alla gara in questa magnifica giornata.

<<Lo so che manca solo qualche giorno e non vi ho ancora detto nulla, ma per il momento non so l’orario preciso… ci sono stati dei problemi con l’organizzazione dell’evento così si stanno riducendo all’ultimo momento. Appena mi verrà comunicato vi spiegherò tutto nei minimi dettagli. Sai che non potrei mai fare a meno di “sopportare” la tua presenza e quella degli altri a fare il tifo per me.>> strizzo l’occhio e gli sorrido.

Ritorno a godermi la splendida giornata anche se in realtà dovrei allenarmi anziché stare qui pigramente a rilassarmi. Negli ultimi giorni mi sono davvero ammazzata di lavoro. Sarà pur legittimo oziare e passare il proprio tempo libero a godere della compagnia dei propri amici?!?Vorrei fare qualcosa di diverso. Sono giorni che mi sento strana, ho un po’ di malumore senza conoscerne il motivo. Mi sento come dottor Jekyll e Mister Hyde!

Dovrei ritenermi una giovane donna fortunata, vivo a Torino città che amo e ho dei genitori amorevoli che gestiscono una pensione per studenti universitari che mi permette di fare nuove amicizie con coetanei e potermi confrontare con loro. Partecipo a molte gare per poter accrescere le mie esperienze e per sviluppare la mia determinazione con nuove sfide e soprattutto perché adoro dare il meglio di me per accumulare sicurezza e per dimostrare a me stessa che, se voglio, posso!

Durante la settimana vado all’università, aiuto i miei genitori a gestire la pensione e alcune sere mi concedo un po' di svago uscendo con gli amici o con il mio fidanzato Max. A volte penso che la mia vita sia un po’ faticosa perché devo trovare sempre il tempo e l’energia per fare conciliare tutto e per le esercitazioni e la scuola di danza. Soprattutto lo è nell’approssimarsi delle gare, più l’avvenimento si avvicina più la mia competitività cresce e con essa l’ansia di non essere all’altezza. Non mi piace perdere e neppure arrivare seconda. Penso d’essere perfezionista, ma, tutto questo mi gratifica e credo soddisfi anche i miei genitori, è un modo di ripagarli per tutti i sacrifici che hanno fatto e continuano a fare per aiutarmi a realizzare i miei sogni. La mia esistenza è molto serena: ho genitori che mi adorano, stiamo bene economicamente, ho tanti amici e un fidanzato che mi riempie di attenzioni e che molti mi invidiano. Allora perché non mi sento appagata? Mi sento come se nella mia vita mancasse un pezzo per completare un puzzle.

Devo fare qualcosa per distrarmi da questa inutile e pericolosa malinconia e voglio coinvolgere anche i miei amici. Mi devo impegnare ad escogitare il sistema per evadere da questa routine!

Beh, un’idea ce l’avrei: sono mesi che Franca, “la migliore amica di mia madre” mi sprona ad andare a farle visita.

Mentre siamo ancora tutti a tavolapropongo: <<Ragazzi che ne dite di fare una gita al mare questo week-end?>>

Alex e Vanessa rimangono stupiti dalla mia proposta guardandomi come se davanti a loro ci fosse qualcun altro con le mie sembianze; entrambi sanno che in questo periodo mi dedico solo a palestra e scuola. Solitamente nell’approssimarsi di una gara o di un esame non esco nemmeno per un aperitivo o una birretta al pub.

<<Sei proprio sicura di volere “sprecare” due giorni interi senza allenamenti e piroette?>> Chiede Vanessa ancora perplessa ed incredula per la mia richiesta. Annuisco con espressione divertita per le facce che hanno tutti in questo momento, la loro espressione è basita, come se davanti a loro fosse apparso un fantasma.

I ragazzi si confrontano per decidere se accettare o meno la mia richiesta in base ai loro impegni. Sembrano abbastanza spiazzati ma anche euforici per la piacevole novità. Sole, mare, amici e baldoria. Finalmente smettono di osservarmi come se fossi appena uscita dal manicomio e mi danno il verdetto.

<<Sì, per me va più che bene>> dice entusiasta Rebecca.

<<E voi?>> chiedo agli altri.

<<Ci verremo tutti>> rispondono canticchiando in coro.

E poi sarei io quella strana! Alex, Vanessa, Rebecca, Vittorio, Lara, Rossana, Matteo, Chiara e Marco sono da anni gli inquilini della pensione, abbiamo legato talmente tanto da comportarci come se fossimo tutti fratelli e sorelle: siamo una grande famiglia, uniti da una profonda amicizia.

<<Quindi è deciso, nel tardo pomeriggio si parte!>> esclamo contenta.

Concluso il pranzo, ci prepariamo per partire.

Nel frattempo prendo il cellulare e contatto anche Max e Roberta, la mia migliore amica, per invitare anche loro alla gita. Roberta accetta subito, mentre purtroppo Max, a malincuore, è costretto a rinunciare per impegni lavorativi. Mi spiace che non possa esserci, non lo vedrò per due giorni.

Chiudo il borsone e mi affretto a raggiungere gli altri nel salone.

<<Ci siamo tutti, mancavi solo tu e scoprire la nostra destinazione! Abbiamo preso baracca e burattini, adesso ti spiacerebbe dirci dove siamo diretti?!?>> chiede Chiara sempre più incuriosita.

<<Al mare! Oh... Magari vorreste sapere anche il luogo… ad Alassio in Liguria. C’è una cara amica di mia madre che ci aspetta a braccia aperte! Lei è sempre felice di avere ospiti, particolarmente se si tratta di baldi giovani. È da tempo che mi chiede di raggiungerla perché si sente un po’ sola e vorrebbe che portassi con me degli amici. Ha una casa molto grande con un sacco di stanze. Vi ho chiarito le idee o pensate ancora di essere diretti verso l’ignoto più oscuro?>> chiedo prendendomi gioco di loro. <<Dai, partiamo!>>

<<Dicci almeno come si chiama la tua amica!!!>> esclama Roberta.

<<Franca ed è una signora molto dolce e simpaticissima. Ah… Forse temi che possa trattarsi della malvagia strega di Hansel e Gretel? Chissà, magari ho preso accordi con lei e il pranzo di oggi potrebbe essere un modo per mettervi tutti all’ingrasso e prepararvi per il suo magico forno…>>

Finalmente hanno finito di tempestarmi di domande inutili e hanno deciso di incamminarsi verso il parcheggio. Carichiamo i bagagli e infine si parte.

Decido di andare in auto con Roby e lei preoccupata di dover affrontare l’autostrada chiede di utilizzare la mia e possibilmente di guidare io, come sempre.

<<Roby, devi superare questa assurda paura di guidare in autostrada. Per questa volta ti assecondo ma al ritorno lo farai tu!>> le dico con tono di rimprovero.

<<Sai che non sono portata… non sono tutti come te signorina-faccio-tutto-io! Mi scarrozzerai tu anche al ritorno!>> ribatte defilandosi dalla responsabilità verso se stessa di superare la propria paura.

<<Okay.>> rispondo sbuffando.

Accendiamo la radio, alziamo il volume al massimo e mettiamo da parte il battibecco. Sono incessantemente felice della sua compagnia, riesce sempre a farmi ridere, con lei dimentico i malumori e il tempo vola.





Finalmente dopo tre ore di viaggio e svariati rallentamenti dovuti dal traffico arriviamo ad Alassio. Durante il percorso ci siamo dispersi. Per fortuna ho dato loro l’indirizzo prima di partire e i navigatori satellitari fanno sempre “o quasi” bene il loro lavoro.

Ci ritroviamo davanti all’ingresso della villa di Franca. Suono più volte il campanello, fino a quando finalmente il cancello si apre e troviamo ad accoglierci Mario, il maggiordomo.

<<Signorina Isabel che piacere rivederla! Prego ragazzi entrate, la signora vi sta aspettando.>>

<<Sei una serpe, l’avevi già avvisata del nostro arrivo! Mi hai fatto credere per tutto il viaggio che dovessimo piombarle in casa senza alcun preavviso come dei maleducati...>> mi dice Roberta alquanto innervosita.

<<Già!>> Rispondo facendomi un po’ beffa di lei, consapevole della sua timidezza. In qualche modo dovevo vendicarmi per aver fatto solo sclerare me in autostrada dietro a code e pazzi incuranti del codice stradale.

Sono sempre stata giocosa e vivace quindi è abbastanza abituata a subire un ingenuo scherzo a suo discapito. Se ne farà una ragione e imparerà ad essere meno ingenua. Per fortuna mi amano nonostante la mia lingua un po’ velenosa e il mio sarcasmo e comunque possediamo tutti un gran senso dell'umorismo, è difficile che ci si offenda facilmente.

Franca ci aspetta davanti all’ingresso con un magnifico sorriso: <<Entrate ragazzi, siete tutti benvenuti! Gli amici di Isabel sono anche amici miei.>> Dice facendoci accomodare.

Tutti rimangono a bocca aperta entrando in questa fantastica casa, Franca ha buon gusto ed è appassionata d’arte, la sua abitazione sembra un museo: ha viaggiato molto prima della morte di suo marito e da ogni viaggio hanno portato a casa qualche “ricordo”. È una persona di classe e penso che sia una delle donne più affascinanti e intelligenti che abbia mai conosciuto e nonostante tutto, sa mettere tutti a proprio agio senza atteggiarsi come tante altolocate con la puzza sotto il naso. Solo il pensiero dell’esistenza di certi elementi, mi viene la nausea.

<<Isabel, che piacere averti qui. Quando la mamma mi ha detto che vi sareste fermati per due giorni mi ha riempito il cuore di gioia. Lucia adesso vi mostrerà le vostre stanze.>>

<<Grazie mille Franca, sei sempre molto generosa. Mi sei mancata tanto è molto che non vieni a farci visita! Come stanno le tue figlie? Sono sempre in Inghilterra?>>

<<Stanno molto bene, mi dicono sempre di salutarti! Fatti abbracciare Isabel.>> Mi getta le braccia al collo e mi accarezza come solo una mamma sa fare. Amo questa donna, per me è come una seconda madre. Chissà se anch’io e Roby continueremo ad essere così tanto amiche come loro due? Spero proprio di si!

La serata è trascorsa gioiosamente anche se siamo tutti molto stanchi per il viaggio. Dopo aver cenato i ragazzi si sono finalmente rilassati e hanno superato l’impaccio. Avevo dimenticato quanto fosse brava ai fornelli Lucia. Ci ha preparato una spaghettata allo scoglio “divinamente buona” e il branzino al cartoccio con contorno di insalata, il tutto accompagnato da dell’ottimo vino bianco.

<<Isabel hai proprio ragione: la signora Franca è davvero una donna molto simpatica e giovanile. Chiacchierare con lei è divertente.>> Mi dice entusiasta Rebecca.

Concentrati e affascinati dai racconti interessanti di Franca non ci siamo resi conto del tempo che scorre, si è fatto molto tardi e il sonno inizia a farsi sentire.

Vittorio è il primo a cedere a Morfeo. <<Buona notte a tutti.>> dice mentre cerca di trattenere uno sbadiglio.

Poco alla volta tutti gli altri prendono esempio e si recano nelle proprie stanze. Io e Roby rimaniamo ancora un po’ a chiacchierare con Franca, non mi stancherei mai di ascoltarla parlare. Chissà quanto si saranno divertite lei e mia madre quando erano giovani, non faccio fatica ad immaginarle infrangere cuori e a fare girare le scatole alla mia nonna materna. Rigida com’è non oso pensare quante volte avrà ripreso la figlia per la sua “esuberanza”. Per fortuna con me non è così, forse invecchiando, si diventa più tolleranti e pazienti.

<<Isabel hai qualcosa che ti preoccupa vero? Lo sai che a me non sfugge niente per me sei come una figlia e non me la dai a bere…>> Mi squadra con sguardo preoccupato attendendo la mia risposta.

Resto con lo sguardo fisso sul pavimento per non incontrare i suoi occhi indagatori. Ma lei non demordendo mi incalza: <<Vedo che sei provata, nonostante tu voglia mascherare tutto dietro il tuo sorriso. Sono gli occhi lo specchio dell’anima e loro mi dicono che c’è qualcosa che non va!>>

<<No, sono solo un po’ stanca ultimamente, per questo ho deciso di prendere una pausa dagli allenamenti, altrimenti arriverei al giorno della gara esaurita e priva di forze.>> Le rispondo la prima cosa che mi viene in mente, prima che indaghi troppo a fondo. Non so nemmeno io cosa dire, il motivo per cui mi stia sentendo così malinconica è un mistero anche per me.

<<E’ vero, alle volte ci va un po’ di distacco dalla quotidianità. Continuo però a dubitare che tu non sia la solita ragazza spensierata di sempre. Di qualsiasi cosa si tratti, sappi che potrai contare sui di me. Hai fatto bene a venire qui così cambi un po’ aria. Adesso pensa solo a riposarti e fila a nanna!>> esclama Franca avvicinandosi e dandomi un bacio sulla fronte.

<<E’ davvero un piacere conoscerti Roberta. Sono contenta che la nostra Isabel abbia un amica come te. Lei avrebbe tanto desiderato una sorella e con te l’ha ottenuta. Tienimela d’occhio questa monella.>>

Franca dà anche un bacio sulla fronte di Roby e ci dirigiamo nelle nostre camere da letto.

Affondo la testa sul mio soffice cuscino e prima di addormentarmi mando un sms a Max:





Buona notte, mi manchi! Baci





Lui mi risponde immediatamente:





Mi manchi anche tu, mi raccomando fai la brava e non avvicinarti troppo ad altri ragazzi quando sarai in spiaggia. Notte! 





Sorrido e finalmente mi addormento.





Il week-end prosegue alla grande: sole, mare, giochi in spiaggia, cibo spazzatura, serata in discoteca e tanta, tanta spensieratezza di cui avevo davvero bisogno!!! E’ stato tutto troppo breve e Torino con la sua monotonia ci attende.

<<Grazie per l’ospitalità Franca, siamo stati tutti benissimo. Questi ragazzi già ti amano! Mi mancherai, ti prego vieni a farci visita presto.>> Abbraccio la meravigliosa donna che ci ha permesso di trascorrere un fine settimana fantastico e ci mettiamo in viaggio per il rientro e naturalmente devo guidare io, ma la verità è che non mi dispiace poi così tanto. Quando la strada è scorrevole e ho la musica a farmi compagnia mi sento padrona del mondo. Nel frattempo Roby si è addormentata,non intendo svegliarla, così potrò rimmergermi nei miei pensieri senza destare domande indiscrete.

Rientrati a casa ci dirigiamo tutti nelle nostre stanze, dobbiamo riposare e prepararci psicologicamente all’inizio di una nuova settimana di duro lavoro.




II


La sveglia suona e sobbalzo dal letto scrutando con occhi assonnati l’ora. Mannaggia, è già tempo di alzarmi! È solo mercoledì e mi sento stanca come se fosse già venerdì, con addosso il peso di una settimana. Sbuffo, mi stiracchio sul letto e cerco di raccogliere le forze per affrontare un'altra faticosa giornata. L’estate è finita da poco e la città ha ripreso il suo ritmo, gente che rincorre i mezzi pubblici, automobilisti che si insultano a suon di clacson e studenti di ogni età con lo zaino sulle spalle e con l’indolenza che gli si legge in faccia, esattamente come me oggi. Prima o poi voglio prendermi una giornata libera e poltrire nel letto tutto il giorno facendomi solo cullare dall’ozio.

Questo semaforo non ne vuole proprio sapere di diventare verde. Mentre, attendo di attraversare vengo rapita da una visione paradisiaca. C’è un ragazzo che mi sta di fronte dall’altra parte della strada che attende di attraversare, è bello da togliere il fiato, sembra uscito da un tabellone pubblicitario. Capelli castani con riflessi del colore del grano, occhi azzurri come il cielo in una giornata estiva ed è alto e possente come un Dio greco: impossibile non notarlo. Spero non si sia accorto del mio sguardo fisso più del necessario su di sé. Attraversiamo la strada in sensi opposti e per un attimo incrocio i suoi occhi. Mi sento come una quindicenne e, intimidita da quello sguardo magnetico, arrossisco. Procedo nella mia direzione e cerco di far sparire l’imbarazzo, ma mentre entro in aula, mi ritrovo ancora a provare a cacciare quella splendida visione dalla testa ed a togliermi il sorriso ebete dalla faccia. Inizio ad avere anche sensi di colpa nei confronti di Max. Cosa potrebbe pensare della sua ragazza imbambolata alla vista di un altro uomo?!?

La mattina si trascina pesantemente tra lezioni lunghe ed altre noiose, il tempo pare non passare e il mio orologio è li a ricordarmelo ogni volta che lo guardo. Per fortuna è arrivata l’ora della pausa pranzo.

<<Pianeta terra chiama Isabel… allora rendi partecipe anche me del tuo smarrimento di oggi o vuoi tenerti tutto per te?>> Chiede Roberta incuriosita dal mio atteggiamento da adolescente con la testa tra le nuvole.

<<Niente di che Roby, stamattina mentre stavo venendo qui mi sono imbattuta in una visione non indifferente, mi sento come Cenerentola dopo aver visto per la prima volta il suo principe.>>

<<Dove l’hai visto?>> mi chiede incuriosita.

<<Era fermo al semaforo, adesso che mi ci fai pensare aveva in mano una cartina stradale, chissà dov’era diretto, magari non sarà nemmeno italiano, dall’aspetto potrebbe essere del nord Europa...>>

<<Perché non li faccio mai io questi incontri?>> sbuffa Roby. <<E al tuo Max non ci pensi a come ci rimarrebbe male se sapesse che sei rimasta inebetita pensando ad uno sconosciuto… Comunque, se ti capitasse di rivederlo, pensa a me che sono ancora single!!!>> Entrambe ci mettiamo a ridere.





La prima parte della mia giornata è terminata, ora mi tocca correre presto a casa per aiutare mia madre per poi dedicarmi alla danza. Domenica avrò un saggio e non sono ammesse brutte figure! “Forza e coraggio Isabel datti una mossa!” Dico a me stessa ad alta voce.

<<Isabel.>> Sbraita mia madre

<<Dimmi.>> Le rispondo presa alla sprovvista dal suo tono agitato e per avermi distolto in maniera irruente dai miei pensieri.

<<Ascolta, ho bisogno che tu mi dia una mano a sistemare la camera degli ospiti. Sta arrivando un nuovo inquilino e si dovrà fermare con noi per un po’. Non ho avuto molto tempo questa mattina per organizzarmi e ho saputo del suo arrivo solo da pochi minuti, non pensavo arrivasse già oggi.>>

<<È uno studente?>> domando curiosa.

<<No, adesso non fare domande e aiutami prima che arrivi!>>

A volte penso che i miei genitori abbiano il loro bel da fare con questa immensa casa di tre piani. Il piano terra è composto da ingresso principale, una sala da pranzo molto ampia, un salone con il camino dove solitamente ci ritroviamo per guardare la tv o per conversare e ricevere gli ospiti, una grande cucina in stile americano e poi c’è la mia preferita: la palestra dove i miei genitori hanno fatto inserire un enorme specchio su tutta la parete e un impianto stereo. Al primo piano ci sono le sei camere che affittiamo col proprio bagno e per finire l’ufficio di mio padre. Invece al secondo piano c’è la mia camera con il bagno esterno, la camera con servizi dei miei genitori e infine quella per gli ospiti. All’ultimo piano c’è un enorme terrazzo dove in estate andiamo a prendere il sole ed a volte a mangiare con gli amici. Per fortuna abbiamo una collaboratrice domestica che ci aiuta. Mia madre è una donna instancabile, si occupa di tutto lei, anche di preparare i pasti per i ragazzi. Forse anche lei avrebbe la necessità di andare in vacanza e riposarsi un po’.

Abbiamo cambiato le lenzuola e rinfrescato la stanza. Adesso non resta che attendere l’ospite.

<<Hai ancora bisogno di me?>> chiedo a mia madre con la speranza di potermi defilare.

<<No tesoro, torna pure ai tuoi allenamenti. Grazie per avermi dato una mano.>> dice in tono tranquillo. Finalmente si è rilassata.

<<Di niente.>> Mi dileguo dandole un bacio sulla guancia.

Prima di scendere vado in camera per indossare una tutina nera. Passo velocemente in cucina per prendere dell’acqua e poi di corsa in palestra. “Da questo momento in poi niente distrazioni Isabel!” Accendo lo stereo e parto con il riscaldamento.

Heaven out of hell di Elisa riempie la stanza e finalmente io e il brano siamo una sola cosa. Non c’è niente di più emozionante che lasciarsi trasportare dalla musica. Mi fa sentire libera, felice e in grado di volare. Non smetterò mai di danzare è la cosa che più mi rende felice.





Mentre volteggio mi sento osservare, mi fermo e vedo riflesso allo specchio una sagoma, dietro di me appoggiata alla porta. Non posso credere ai miei occhi! Sono un cumulo di emozioni contrastanti. Quello sguardo mi intimidisce “com’è possibile?” Solitamente nessuno mi fa questo effetto. Sono come paralizzata, incapace di pronunciare una sola parola per lo stupore, per ironia della sorte quello splendido Dio greco che ho incrociato stamattina al semaforo è qui, nella mia palestra che mi guarda con uno splendido sorriso! Mi sto per sciogliere come neve al sole. Ha i capelli spettinati che gli danno un aria sexy da morire, indossa una maglia di cotone grigia a maniche lunghe, un jeans nero e tiene in mano una giacca di pelle nera. Potrebbe tranquillamente fare il modello, ha un fisico scolpito e asciutto, praticamente gli sto facendo la radiografia! Non so da quanto tempo sia lì a fissarmi, continuo a scrutare quella meraviglia davanti a me per non so quanto tempo, sembra siano passati attimi infiniti e mi sento al quanto imbarazzata. Per fortuna arrivano i miei genitori a salvarmi.

<<Isabel, ti presento Mattia, lui è il nuovo inquilino di cui ti ho parlato>> dice mia madre notando il disagio in cui mi trovo.

<<Piacere!>> dico quasi balbettando. Per fortuna posso fare finta che si tratti di affanno dovuto dall’attività fisica da cui sono stata interrotta.

<<Piacere mio Isabel… Da quello che ho visto devi essere una ballerina e, oserei dire, anche piuttosto brava!>> dice Mattia per smorzare la formalità delle presentazioni, ma senza mai togliere i suoi occhi dai miei.

<<Grazie. Danzo da quando ero molto piccola… non fossi brava mi preoccuperei un pochino.>> Rispondo con tono ironico e forse lievemente acido: per quanto mi renda felice del fatto che, inconsapevolmente, con quella frase mi avesse aiutata a superare l’iniziale gelo o paralisi in cui ero caduta. Non voglio che si accorga dell’effetto che ha su di me.

Ringrazio mentalmente i miei genitori che lo invitano a visitare il resto della casa approfittandone per riprendere le redini del mio autocontrollo e metabolizzare l'accaduto. Spengo lo stereo, mi asciugo il sudore dalla fronte e mi dirigo verso l’ingresso principale per poter raggiungere le scale e andare a fare una doccia. Non so se vorrei rinfrescarmi per la sudata in palestra oppure se mi serve una doccia fredda per riprendermi dalla vampata di calore che si è impossessata di me alla visione di quell’uomo stupendo.

Anche Mattia è nell’ingresso per recuperare i suoi bagagli.

<<Posso darti una mano?>> gli chiedo mettendo da parte la timidezza.

<<No, grazie>> risponde sorridendomi.

Quasi mi ri-sciolgo guardando il suo viso. Gli sorrido anch’io e salgo le scale facendo gli scalini due a due per evitare altri contatti con i suoi occhi. Cosa diavolo mi sta succedendo? Mi sento un’idiota. Nemmeno in età adolescenziale mi è capitata una cosa del genere.

Incontro mia madre vicino alla mia camera e le chiedo: <<come mai avete deciso di occupare anche la stanza degli ospiti? È la prima volta che succede. Solitamente quando siamo al completo questa camera non l’avete mai affittata...>>

<<Mattia, è il nipote di una mia cara vecchia amica quindi per noi una persona molto speciale, si trova qui a Torino per lavoro e, non avendo altre stanze disponibili, con papà abbiamo deciso di ospitarlo in questa.>>

Mentre parliamo lui ci raggiunge e mia madre lo aiuta a sistemarsi nella sua stanza.

<<Isabel, recupera degli asciugamani per Mattia per favore.>>

<<Si, vado subito.>> Prendo quello che mi è stato chiesto e mentre loro sono ancora in camera sento mia madre che sta parlando con Mattia.

<<Mi spiace che questa stanza non abbia il bagno come le altre. Purtroppo lo spazio non ha permesso di costruirne uno e così per evitare di rendere la stanza troppo piccola abbiamo deciso di non metterlo. Solitamente questa è la stanza che usiamo per gli amici che si fermano non più di qualche giorno. Potrai usare quello che c’è di fianco alla stanza di Isabel e dovrete condividerlo.>>

Non posso credere alle mie orecchie le sta permettendo di usare il mio bagno, invadendo così la mia privacy e la mia intimità. Santo cielo solo il pensiero di dover condividere qualcosa con lui mi fa venire l’ansia. Inizio ad odiare mia madre in questo momento, non riesco neppure a trattenere una smorfia di disappunto nei suoi confronti, fortunatamente notata solo da lei. Poi armandomi di un timido sorriso mi rivolgo a Mattia: <<Prometto di non metterci troppo. La mattina cercherò di alzarmi prima per non farti perdere tempo. Ora se potete scusarmi, andrei a farmi una doccia.>>

Entro in camera e mi corico qualche minuto sul letto, respirando a fondo per riuscire a concentrarmi sulle tante novità di questa giornata.

Una bella rinfrescata era davvero ciò che ci voleva, mi sono rilassata e adesso sono pronta per affrontare la serata e ho la consapevolezza di dover nuovamente incrociare la profondità e l’azzurro degli occhi di Mattia. Vado nel salone per ritrovarmi con gli altri che fortunatamente sono già lì a presentarsi con il nuovo arrivato.

Osservo le facce delle mie amiche e mi rendo conto che Dio-greco-Mattia non fa solo uno strano effetto a me. La sua bellezza è ammaliatrice. L’unica differenza è che loro riescono a comunicare con lui senza incespicare ed essere ridicole come ho fatto io!

<<Ben trovata Isabel, tua mamma è stata così gentile da farmi fare il giro della casa e mi ha presentato i ragazzi. Ho visto il terrazzo e volevo complimentarmi con te. Mi ha detto che sei tu a prendertene cura e, in particolar modo, delle rose.>>

Annuisco e lo ringrazio. Il cuore mi batte all’impazzata, perché continua a fissarmi… è davvero imbarazzante. Non posso fare a meno di arrossire.

Lo squillo del telefono mi porta alla realtà.

<<Isabel è per te!>> strilla mio padre dal corridoio.

<<Pronto, ciao Max…>> rispondo con nonchalance.

<<Ehi! È da un po’ che ti chiamo sul cellulare…>> mi rimprovera

<<Scusami, devo averlo lasciato sbadatamente in palestra.>>

<<Volevo ricordarti che stasera verrò a prenderti così andiamo a fare un giro da qualche parte.>>

<<Me lo ricordavo!>> mento.

<<Allora ci vediamo più tardi e, mi raccomando, non tardare come al solito!>>

Mentre parlo al telefono noto la presenza di Mattia che non esita ad ascoltare e vedo i suoi occhi diventare tristi all’improvviso. Distolgo lo sguardo da lui e mi concentro sulla conversazione. <<Ti aspetto questa sera per le ventuno; a dopo!>>

Ultimamente io e Max non ci frequentiamo spesso. Prima ci vedevamo ogni sera e ci sentivano telefonicamente almeno una decina di volte al giorno. Poco alla volta abbiamo capito che forse sarebbe stato meglio vedersi meno, l’attesa ha il suo fascino.

Conclusa la telefonata torno nel salone: <<Scusate ragazzi, sapete com’è Max, se non mi sente mille volte al giorno dà fuori di testa!>>

<<Tranquilla Isabel!>> esclama Rebecca

<<Stavamo chiedendo a Mattia se potesse fargli piacere uscire con noi, così gli mostriamo questa magica città e magari potremmo anche fare un giro per locali>> dice Alex

<<Certo, mi farebbe molto piacere.>> risponde Mattia entusiasta dell’offerta.

<<Cosa ne dici, sopporterai la nostra compagnia?!?>> gli domando rivolgendogli un timido sguardo.

Annuisce senza parlare, continuando a fissarmi. Devo superare questa sensazione di imbarazzo. Adesso lo riempio di domande, magari prendendo un po’ di confidenza mi farò passare questa paura di incrociare i suoi occhi. Forza e coraggio.

Resetto e con disinvoltura gli chiedo: <<Da dove vieni?>>

<<Da Roma!>> mi risponde guardandomi come se davanti a lui ci fosse un’altra persona.

In effetti ho cacciato via l’adolescente impacciata che si era impadronita della mia mente. Non so come ci stia riuscendo ma sto tornando in me. Era ora!!!

<<Wow, amo Roma è bellissima, però non riuscirei a viverci è troppo caotica e presa d’assalto dai turisti. Magari un giorno potrai tu farci da cicerone nella tua città. Non sono ancora riuscita a visitarla tutta.>>

<<Molto volentieri, quando vorrai Isabel sarò a tua disposizione.>> Dice senza nascondere un sorrisetto malizioso.

<<Me lo ricorderò quando vorrò evadere da Torino e dai miei mille impegni.>>

“E magari quando la smetterai di intimidirti guardandolo.”

Interviene il mio subconscio.

Tra una chiacchierata e l’altra il tempo è volato. Mia madre ci invita a prendere posto a tavola. In qualche modo mi ha nuovamente salvata.

Durante la cena Mattia è molto partecipe e per nulla in difficoltà cosa che mi porta in maniera inaspettatamente naturale a sperare in una sua repentina integrazione nel gruppo e, nuovamente, ad augurarmi di vincere altrettanto rapidamente l'imbarazzo che mi crea la sua presenza. Mi perdo ad osservarlo, ha qualcosa di misterioso. Quando è distratto mi rendo conto che i suoi occhi cambiano luce, cosa avrà che lo preoccupa? Bello e tenebroso… Devo smetterla di guardarlo così, prima o poi qualcuno se ne accorgerà e non va bene. Dò un occhiata all’orologio appeso alla parete e mi rendo conto che è davvero tardissimo, sono già le venti e tra un’ora Max sarà qui. Saluto e mi alzo per andare nella mia stanza. Quando sono vicino alla scala, mi rendo conto che Mattia mi ha seguita.

<<Ce la farai a sopportarci?!?>> lo sfido ironicamente mentre saliamo assieme.

<<Direi di si!>> esclama sorridendomi.

<<Immagino tu sia stanco… Ti conviene andare a riposare. Più tardi, quando rientrerò, farò in modo di non fare rumore per evitare di disturbarti.>>

<<Non sono affatto stanco. Penso di sistemare alcune cose in camera e poi mi dedicherò alla lettura di un libro. Mi spiace avere invaso il tuo spazio… sai, per il bagno...>>

<<Non preoccuparti potrò sopportarlo>> gli dico facendogli un sorriso.





Mattia è nella sua stanza e si butta sul letto pensando divertito all’esuberanza e all’impaccio di Isabel. Anche lui è frastornato dalle tante emozioni per la giornata appena trascorsa. Si sente attratto da quella ragazza. Ripensa al momento in cui l’ha vista volteggiare, sarebbe rimasto ore ad osservarla mentre danzava. Quando ha incontrato i suoi penetranti occhi nocciola non riusciva più a distogliere lo sguardo dal suo. E’ consapevole di averla messa in imbarazzo. Si sente attratto non solo dal suo aspetto ma dalla fragilità che vuole nascondere tramite ironia e sicurezza. Quando lei li ha raggiunti nel salone con indosso quel vestitino color crema che le lasciava scoperte le lunghe gambe toniche l’ha trovata irresistibile. Isabel: un viso particolarmente bello, incorniciato da lunghi capelli castani dai riflessi ramati, occhi grandi di un castano ambrato, bocca carnosa ben disegnata che fa da contrasto all’espressione fresca e innocente. Ha un corpo tonico, il fondoschiena rotondo e modellato, un seno generoso, vita stretta e con tutte le curve al posto giusto… Evidentemente lo sport ha aiutato a far sì che il suo fisico si modellasse nei punti giusti. Di certo non passa inosservatae tutto di lei gli rimanda perfezione e sensualità... Sommerso dal pensiero di Isabel dimentica per un po’ i suoi problemi e la vera motivazione che l’ha indotto a trasferirsi a Torino per un po’di tempo.





Al solo pensiero che ci sia solo un muro a dividermi da Mattia mi fa venire la pelle d’oca. Basta pensare a lui! Devo riprendermi e muovermi. Decido di indossare un abitino nero che metta in evidenza le forme senza essere volgare, decolleté nere, un filo di trucco sugli occhi e un po’ di lip gloss, qualche goccia di J’adore, l’ultima spazzolata ai capelli che lascerò sciolti e, finalmente, sono pronta.

Il cellulare incomincia a squillare e, come da copione, è Max per avvisarmi del suo ritardo. Non ce la può proprio fare ad essere puntuale!





<<Questa volta cosa ti è successo?>> gli domando sbuffando.

<<Isabel scusami, ma ho avuto un imprevisto, quindi stasera purtroppo non possiamo vederci.>>

La reazione è immediata e piccata <<E me lo dici soltanto adesso, quindici minuti prima dell’ora “x”? Bravo, siamo alle solite!>>

<<Hai ragione ad arrabbiarti, ma mia madre si è sentita poco bene ed ha bisogno di me, mi dispiace. Giuro che domani mattina passo a prenderti prestissimo e ti porterò prima a fare colazione al bar e poi ti accompagnerò a scuola.>>

<<Va bene, anche per stavolta sei perdonato, ma per vendicarmi domani non darò peso alla mia linea e, visto che pagherai tu, mangerò tutto quello che mi capiterà sotto il naso. Non darmi buca di nuovo! Adesso vai da tua mamma e salutamela!>> dico smorzando il mio risentimento.

Capisco che questa volta è per una giusta causa, ma è seriamente difficile sopportare di ricevere costantemente dei bidoni.

Esco dalla stanza sbattendo involontariamente la porta. Non dovrei ma sono comunque molto arrabbiata è la terza volta che mi tira pacco negli ultimi dieci giorni. Sono talmente furiosa da non rendermi conto che la mia “delicatezza” nello sbattere la porta ha fatto uscire Mattia dalla sua stanza. I suoi occhi sono addosso a me che mi scrutano dalla testa ai piedi. Perché mi fissa così?

Rompendo il silenzio gli dico: <<scusami per il fracasso. Ma la mia dolce metà ha un innata e incredibile predisposizione a farmi infuriare…>> Continua a squadrarmi in maniera imbarazzante, praticamente mi sta mangiando con gli occhi!

Sono sicura d’essere diventata paonazza. Finalmente decide di dire qualcosa.

<<No, non preoccuparti per me. Dimmi tu piuttosto cos’è successo?>>

<<Max mi ha dato buca, di nuovo! E dire che mi sono fatta carina per lui.>>

<<Non avrà la minima idea di cosa si stia perdendo; sei bellissima!>>





E dopo questa affermazione arrossisco ancora di più.

<<Sai cosa ti dico, che niente va sprecato! Se a te può andar bene, uscirò io con te stasera.>> Mi propone Mattia.

<<Certo, ti porterò un po’ in giro per le vie di Torino!>> Rispondo entusiasta, preoccupata per le strane sensazioni che provo e per dover rimanere sola con lui.

<<Ti andrebbe se andassimo a fare una passeggiata in centro e poi in un pub a bere qualcosa?>>

<<Mi piace! Dammi solo il tempo di cambiarmi e sono subito da te.>> Mi risponde divertito per aver notato il mio sguardo sui suoi pantaloni della tuta, facendomi l’occhiolino. Arrossisco, rendendomi conto che anch’io lo stavo mangiando con gli occhi. Dio santo quest’uomo sarebbe super sexy anche con indosso un sacco della spazzatura.

Nell’attesa sono scesa in cucina per bere un bicchiere d’acqua fredda per riprendermi e fare calmare i bollenti spiriti anche se forse sarebbe meglio mandare giù qualcosa di alcolico il quale potrebbe rendermi più spigliata.

Mi dirigo verso il corridoio e nel frattempo noto Mattia che sta scendendo le scale per raggiungermi. Ha indossato un jeans, una maglietta di cotone nera con scollo a v e una giacca di pelle. È bello da fare male!

Mi prende la mano e mi chiede se sono pronta a portarlo in giro. Annuisco e respirando a fondo inizio a parlare a raffica: <<ti porto in auto fino in Piazza Vittorio Veneto, è tra le più grandi piazze d’Europa e da lì in poi andiamo a piedi per le vie principali del centro: Via Po, Piazza Castello, Via Roma e poi torneremo indietro da Via Lagrange per poi ritrovarci nuovamente in Via Po econcludiamo andando a berci qualcosa ai Murazzi.>>

<<Perfetto, mi fido di te!>> esclama divertito dalla mia improvvisa parlantina.

Raggiungiamo la mia auto, una Mito nera dell’Alfa Romeo.

Messa da parte la timidezza e sciolto il ghiaccio, incomincio a sentirmi a mio agio. Così per accelerare i tempi e conoscerlo meglio lo tempesto di domande riguardanti la sua città nativa e la sua vita privata. Quando mi ci metto sono davvero invadente.

<<Scusami se ti tormento, ma mi domando cosa diavolo ci fai qui a Torino, abitando in una città stupenda come Roma.>>

<<Lavoro>> risponde.

Nonostante le mie decolleté siano molto alte, sono riuscita a camminare tanto e seguire l’itinerario prefissato.

Raggiungendo i Murazzi gli faccio notare la chiesa della Gran Madre e il Monte dei Cappuccini.

<<Lo sapevi che Torino è una città magica? La prossima volta ti porto in Piazza Statuto. Anticamente era una porta della città considerata infausta e fuori da questa vi erano le crocifissioni. Per i suoi precedenti storici si pensa che la piazza nasconda qualcosa di malefico, addirittura si suppone che sotto l’aiuola centrale ci sia la porta per l’inferno. Torino è il vertice del triangolo della magia nera con Londra e San Francisco e anche della magia bianca con Praga e Lione. Il punto preciso del vertice della magia nera è un piccolo obelisco costruito nel 1808 su un punto geodetico secondo calcoli trigonometrici ed è situato in un aiuola del piccolo giardinetto.>>

<<Davvero?>>

Annuisco. Poi gli indico le tre statue della Gran Madre e gli spiego cosa rappresentano.

<<La statua al centro rappresenta Vittorio Emanuele I, quella di destra l’allegoria della religione con la tiara ai piedi, mentre, quella a sinistra l’allegoria della fede, una donna che regge un calice. Si ritiene che la statua volga lo sguardo verso il luogo in cui si nasconde il Santo Graal. Invece una delle leggende esoteriche vuole che non lo sguardo ma che l’indice della mano indicasse il luogo in cui è sepolto il Graal, per questo ignoti l’hanno distrutto.>>

<<Interessante.>>

<<Magari appena entrambi avremo un po’ di tempo libero, ti porto a fare un tour, facendoti visitare la Torino misteriosa, sotterranea e esoterica.>>

<<Mi piacerebbe molto.>>

<<Non credo in queste cose… anche se in fondo l’esoterismo mi affascina e spaventa al tempo stesso.>>

<<Anch’io non credo in queste cose. Anche se in questo momento un po’ di magia la percepisco e più che alla porta dell’inferno, mi sento in quella del Paradiso.>> Mi dice guardandomi negli occhi.

<<Sapevo che ti sarebbe piaciuto qui…>> gli dico fingendo di non capire. Perché penso che non si stesse riferendo alla città… sono la solita presuntuosa.

Mentre siamo al pub e continuiamo a bere, Mattia mi elenca i posti che vorrebbe visitare. Successivamente mi racconta qualcosa della sua famiglia, di avere delle sorelle e di esser molto affezionato a loro.

<<Mi sono trasferito qui per questioni di lavoro. Sono un consulente finanziario, mia zia mi ha detto di conoscere delle persone che necessitano di me ed io ho bisogno di avere più clienti e accumulare esperienze, così ho deciso di trasferirmi! Conoscendo i tuoi, mi ha aiutato a trovare una sistemazione, ha chiesto loro la possibilità di ospitarmi nella vostra pensione. Purtroppo a casa sua non c'è molto spazio per ospitarmi.>>

<<Io non ho mai conosciuto tua zia, mia madre mi ha detto che è una sua amica di vecchia data che ancora non ho avuto il piacere di conoscere. Stando a quello che dice, non abita in città. Sarei curiosa di incontrarla, potrebbe rivelarmi qualcosa che mia madre combinava da giovane. Non si sa mai, potrebbe tornarmi utile quando mi starà con il fiato sul collo!!!>> Commento con un sorrisetto compiaciuto.

<<Se vuoi un giorno ti ci porterò, vive in Val di Susa da quando si è sposata.>>

<<Grazie, mi piacerebbe molto.>>

Vorrei chiedergli anche se è fidanzato, ma penso che non sia il caso, potrebbe pensare che io possa avere “altri” interessi nei suoi riguardi.

Parliamo ancora molto continuando a mandare giù birra, cosa che mi rende più sicura e meno timida. Ridiamo e ci divertiamo per tutta la serata. Senza rendercene conto il tempo è volato.

<<E’ tardissimo!>> esclamo guardando l’ora. Sono quasi le tre del mattino e tra poche ore devo andare all’università.

<<Hai ragione, il tempo è passato velocemente, non pensavo fosse così tardi!>>

<<Già… E’ ora di andare a dormire>> dico molto dispiaciuta di dover interrompere la piacevole chiacchierata.

<<Grazie mille per la bella serata...>> dico facendo una pausa per prendere coraggio e raccontargli di averlo già visto.

<<Sai, stamattina mentre andavo all’università ti ho incrociato; eri fermo ad un semaforo con la cartina stradale in mano. Non ho potuto fare a meno di notarti e sono rimasta affascinata dal tuo aspetto, pensavo fossi inglese o Irlandese… sei particolarmente interessante!>> esclamo e poi cerco di riparare <<Scusa, mi fa male bere tanto, perdo il controllo e non penso a quello che dico…>> arrossisco e evito di guardarlo in faccia.

Mi sorride e mettendo due dita sotto il mento mi costringe a guardarlo negli occhi: <<Evidentemente è un segno del destino che noi dovessimo incontrarci.>>

<<Forse...>> gli rispondo intimidita da lui, dai suoi occhi e dalla situazione.

<<Non ti sfugge niente! In parte hai indovinato, ho origini Irlandesi da parte di mia madre.>> Mi comunica orgoglioso.

<<Me lo hanno suggerito i tuoi lineamenti, il colore degli occhi e dei capelli. Sei la classica bellezza del nord Europa.>> gli confesso diventando color porpora. Meno male che ho smesso di mandare giù birre. Non oso immaginare cosa non potrei ammettere… ad esempio che se non fossi fidanzata gli sarei saltata addosso. E adesso da dove mi escono questi pensieri peccaminosi?!?

Ci dirigiamo verso l’auto, entriamo e metto le mani sul volante fingendo d’essere attenta a quello che sto facendo. Non voglio che si accorga del mio volto ancora paonazzo per via della mia confessione di qualche minuto prima.

Mattia è immerso nei suoi pensieri ed io non voglio aprire bocca per evitare altri strafalcioni. Il silenzio è quasi confortevole.

Finalmente siamo arrivati a casa, rimanendo sempre in silenzio saliamo le scale e ci troviamo davanti al corridoio dove ci sono le nostre stanze.

Rompendo il silenzio gli sussurro: <<Notte Mattia e grazie ancora per la bella serata.>>

Lui mi guarda e si avvicina per darmi un bacio sulla guancia. <<Notte Isabel.>>

Entriamo nelle nostre rispettive camere e nonostante le grandi emozioni provate durante la giornata appena trascorsa mi addormento non appena appoggio la testa sul cuscino.






III


Suonano alla porta: è Max che ha mantenuto la promessa. È venuto a prendermi per fare colazione insieme e per accompagnarmi all’università. Scendo velocemente le scale pronta per affrontare una nuova giornata e quel inaffidabile del mio fidanzato.

Indossa un jeans, una t-shirt bianca e una giacca blu scuro. Mi sembra di non vederlo da una vita. Moro, occhi verdi attenti e luminosi, carnagione olivastra, alto e fisico asciutto. Avevo quasi dimenticato quanto fosse affascinante. Stiamo insieme da un anno e ci conosciamo dai tempi delle medie. Lui è stato il mio primo partner, sono sempre stata troppo concentrata sulla danza per pensare all’amore, ho avuto qualche infatuazione ma niente di più. Povero Max mi ha sempre amato in silenzio per anni e durante il corteggiamento è stato molto paziente e insistente. Forse avrò ceduto per sfinimento.

Lo raggiungo e gli dico ironicamente: <<Ciao, sei reale oppure un ologramma?>>

<<Sono reale e sono qui tutto per te.>> Risponde, smorzando un sorrisetto colpevole.

Nel frattempo Mattia stava scendendo le scale per raggiungere la sala. Indossa un completo grigio aderente e una camicia bianca, classico look da uomo d’affari, è impossibile descrivere come stia magnificamente bene in quel completo. Cerco di non guardarlo più di tanto concentrandomi solo su Max.

Mi sento davvero in imbarazzo, speriamo non se ne accorga nessuno. Ma poi perché devo sentirmi così? Studio psicologia da qualche anno e ancora non sono in grado di analizzare la mia mente. Le emozioni di questi giorni sono un enigma! Vedo Max che guarda Mattia e poi me. Forse si aspetta delle presentazioni...

<<Ciao Mattia, ti presento Max il mio ragazzo nonché il mio tira-pacchi preferito...>>

<<Piacere!>> esclama Mattia con aria sconsolata allungando la mano per stringergliela.

<<Max, lui è il ragazzo di cui ti ho parlato ieri al telefono.>> Dico cercando di affievolire la tensione. Sembra irrigidito, la conoscenza e l’esistenza di Mattia sembra non essergli altrettanto gradita e appare palese nel modo in cui si affretta a prendere le distanze.

<<Adesso andiamo altrimenti rischierai di arrivare tardi all’università e, oltretutto, a stomaco vuoto!>> mi sorride e fa un cenno con la testa di saluto verso Mattia.

Mentre ci dirigiamo verso il bar gli racconto come ho trascorso la serata precedente. Ero indecisa se farlo o meno, poi decido che sarebbe meglio dirglielo, altrimenti potrebbe pensare che avessi avuto qualcosa da nascondere, nel caso in cui ne venisse a conoscenza per altre vie. E onestamente non ho fatto niente di male!

<<Brava, così dopo nemmeno poche ore che l'hai conosciuto, ci sei uscita insieme, complimenti!>> mi rimprovera.

<<Adesso fai anche il geloso? Ti ho già spiegato che è il nipote di una cara amica di mia madre e non c'è niente di male nell'avere un nuovo amico! È qui solo da ieri e si sente spaesato. Visto come si era conclusa la serata di ieri, a me andava di svagarmi un po’ e a lui di iniziare a conoscere la nostra città. Dai, adesso accompagnami a scuola, che per la colazione si è fatto troppo tardi, gelosone!>> esclamo senza sfidare troppo i suoi assurdi sospetti e l’improvviso malumore.

Che tipo! In fin dei conti è stato lui a lasciarmi sola la sera precedente.

Per fortuna, durante il tragitto incontriamo Roberta.

<<Ciao Roby>> Dico ringraziando la mia buona stella per avere la possibilità di non discutere più con Max.

<<Ciao Isabel, Max>>

<<Adesso che ho compiuto il mio dovere andrei>> dice Max facendomi quello che si può definire un finto accenno di sorriso. Bacia me e saluta Roby.

<<Ci sentiamo più tardi>> dico ricambiando il bacio.

Quando vedo la figura di Max allontanarsi tiro un sospiro di sollievo. A Roby non sfugge niente e mi guarda con aria indagatrice, così le racconto tutto quello che è successo nelle ultime ore.

<<Isabel, scusa se mi permetto…>>

<<Dimmi, sai che puoi dirmi tutto>> affermo preoccupata per le “perle di saggezza” che stanno per uscire dalla sua bocca.

<<Negli ultimi due mesi sei stata praticamente una paranoica musona e oggi di punto in bianco hai un sorriso da un orecchio all’altro. Quando parli di questo famigerato Mattia non si può non notare il tuo entusiasmo. Mi auguro che tu non sia stata così euforica anche mentre lo raccontavi a Max! Non ho idea cosa possa avere di così speciale questo ragazzo. Ma un incantesimo l’ha fatto: i tuoi occhi hanno ritrovato la luce che si era spenta da un po’ di tempo.>>

<<Non posso semplicemente essere serena perché oggi è una bella giornata di sole e perché, dopo giorni, sono riuscita a passare un po’ di tempo con Max?!?>> le chiedo confusa per quello che mi ha appena fatto notare.

<<Senti qualsiasi cosa sia stato, bentornata Isabel! Chiunque sia riuscito a fare ciò lo ringrazio dal profondo del mio cuore.>> Mi dice prendendomi sotto braccio mentre ci incamminiamo verso l’ingresso dell’aula.

È vero che negli ultimi tempi difficilmente riuscivo a provare nuove emozioni, anzi, più il tempo passava, più il mio broncio stava peggiorando. I miei malumori rimarranno sempre un mistero. Roby mi vede praticamente ogni giorno e mi conosce meglio di chiunque altro. Non pensavo fosse così preoccupata per il mio atteggiamento mutevole. Forse sono solo un po' più stanca del solito. Dovrei darmi una controllata e mettere un freno alla costante voglia di pretendere troppo da me stessa. Sono perennemente in competizione con il mondo intero, dovrei darmi dei limiti. Però se voglio realizzare i miei sogni non posso permettermi di cedere. A volte vorrei essere più spensierata. Ho scelto la Facoltà di Psicologia per studiare i processi mentali e capire il comportamento umano, in futuro voglio lavorare con bambini e adolescenti, soggetti molto sensibili e alcuni di loro potrebbero avere problemi comportamentali e vorrei unire i miei studi con la mia passione. La disciplina che amo è meglio conosciuta come danza contemporanea: arte performativa che esprime il movimento del corpo ed include più stili avendo come base la danza classica. Voglio riuscire a trasmettere le stesse emozioni che provo io e voglio insegnare ad altri ad unire il corpo e mente e lasciarsi trasportare e travolgere da questa combinazione. La danza contemporanea è espressione a tuttotondo, comprende anche la recitazione di testi. Sarebbe fantastico un giorno poter avere una scuola tutta mia! Non sogno di prendere parte a musical a vita o a sgambettare in qualche stupido programma televisivo. No,amo la danza per quello che mi trasmette, per me è poesia, amore incondizionato e mi fa sentire libera. Non ho bisogno di platee, la musica mi entra nelle ossa e, dal quel momento in poi, il mio corpo è in grado di fare qualsiasi cosa io voglia, anche volare.

Mi perdo nei miei pensieri e non mi accorgo del tempo che trascorre, quando ci pensa Roberta a riportarmi bruscamente alla realtà: <<E' fidanzato?>> mi domanda a brucia pelo.

Capendo che si stava riferendo a Mattia rispondo: <<Non lo so...>> faccio una pausa e poi le domando: <<Stasera potresti venire a cena da me? Così te lo farò conoscere e potrai chiederglielo tu personalmente.>>

<<Non male come idea>> risponde immediatamente cogliendo l’attimo.





Nel pomeriggio sono riuscita a studiare un po’ e a trascorrere qualche ora in palestra, questa volta senza imbarazzanti interruzioni. Vado in bagno per rinfrescarmi e a prepararmi per la cena. Da qui a poco arriverà Roberta. Sono ancora in camera quando mi arriva un suo messaggio sul cellulare:





Scendi, sono davanti al portone.





Mi precipito all’ingresso per farla entrare e farla accomodare. Mattia non si è visto per niente prima dell’ora di cena, ma quando fa il suo ingresso nella sala da pranzo per raggiungerci, noto lo sguardo e la bocca aperta di Roby. Forse adesso anche lei potrà capire perché mi ha scombussolata così tanto. Dovrebbe essere illegale essere così dannatamente belli. Con due dita spingo in sù il mento di Roby per farle chiudere la bocca e con aria divertita le dico: <<Chiudi la bocca, sei indecente!>> Non le rimane che tacere, ma si vendica con un piccolo calcio sotto il tavolo.

<<Ciao Mattia, come stai?>> gli chiedo fissandolo negli occhi senza farmi ipnotizzare dal suo magnetismo travolgente.

<<Bene grazie, e tu?>>

<<Anch’io! Ti presento la mia migliore amica Roberta>> gli dico indicandola.

<<Piacere Roberta>>

Nonostante il blocco iniziale, Roby prende subito confidenza con Mattia. Sfoggia la sua grande faccia da fondoschiena e lo tempesta di domande. Com’è possibile che alla mia timida amica non fa l’effetto che ha fatto a me? Io la sera prima ero pietrificata e quasi non riuscivo a parlare. Ci siamo invertite i ruoli: lei è diventata estroversa ed io esageratamente timida. Nella sala si sente il vociare di sottofondo tipico di più conversazioni aperte. Di punto in bianco Vanessa mi chiede urlando da un tavolo non molto vicino al nostro: <<Isabel, ricordami qual è la data della prossima gara!>>

<<Devi partecipare ad una gara?>> mi domanda Mattia facendo trapelare la voglia d’essere invitato anche lui.

<<Si, vuoi venire anche tu con questi matti?!? Almeno potresti tenerli un po’ a bada, così eviteranno di farmi fare figuracce!>>

<<Molto volentieri>> mi risponde fissandomi in modo da mettermi in soggezione. Abbasso lo sguardo per nascondere il rossore e soprattutto per evitare che Roby se ne possa accorgere.

La serata scorre piacevolmente, decidiamo di rimanere in casa e, come al solito, riusciamo a perdere la cognizione del tempo se non fosse per i primi sintomi di stanchezza si fanno notare. Vista l'ora, Roberta decide di tornare a casa.

<<Vado, accompagnami alla porta>> mi dice, trascinandomi con lei. Mi ringrazia per l’invito a cena e soprattutto per averle fatto fare la conoscenza di Mattia.

Mentre ci stiamo recando verso la sua auto mi guarda e mi dice: <<Non ho potuto fare a meno di vedere quanto siate affiatati tu e Mattia; tutto ciò mi preoccupa! Oltre ad essere tua amica, lo sono anche di Max. Mi spiacerebbe davvero tanto vedere distrutto il vostro rapporto. Sai che ti voglio bene Isabel, fai attenzione. Se Max dovesse vedere quello che ho visto io stasera, potrebbero nascere delle discussioni.>>

<<Stai esagerando, mi comporto con lui esattamente come faccio con gli altri…>>

<<Ne sei proprio sicura?!? L’ho notato solo io come ti guarda?>>

<<Perché, come mi guarda?>>

<<Con appetito!>>

<<Robyyyyyyy!!!>> le ringhio.

<<Fidati Isabel, tu piaci a Mattia, è palese, anche mentre si congedava ti guardava profondamente.>>

Scoppio in una risata nervosa e dico: <<Roby, si chiama alcool! Stasera abbiamo un po’ esagerato con il vino a cena. Secondo me non è come dici tu!>>

<<Come vuoi. Spero davvero che sia così, comunque ti posso garantire che lui non ti toglie gli occhi di dosso!>>

Cerco di liquidarla per non continuare questa inutile conversazione.

<<Buonanotte Roby, ci vediamo domani. E stai tranquilla okay?>>

<<Sì… notte Isabel>>

Ci diamo due baci sulla guancia. Aspetto che si allontani con l’auto e poi rientro in casa.

Cerco di non pensare a quello che mi ha detto. Non voglio soffermarmi a quello che la mia amica crede di aver visto e ai suoi “film mentali”. È vero che lui mi intimidisce tanto e che non posso fare a meno di guardarlo, ma è solo perché sono attratta dal suo aspetto. Nemmeno lo conosco, perché Roby deve sempre demoralizzarmi così? Uff…








IV


Gli ultimi quindici giorni sono stati devastanti, ma il tanto sospirato giorno della gara è arrivato. Con Oscar, il mio ballerino e amico, abbiamo aspettato ore affinché arrivasse il nostro turno. Abbiamo aperto con un paso doble e due assoli. Durante l’attesa Oscar ha avuto l’ansia tutto il tempo. Finalmente partono con la classifica e sentiamo i nostri nomi piazzati al primo posto. La fatica e i sacrifici intensi di questi mesi sono serviti!

<<Isabel ce l’abbiamo fatta!>> esclama Oscar entusiasta, poi mi prende in braccio e mi fa girare come una trottola.

Le lacrime iniziano a scendermi inaspettate, sarà per la tensione accumulata in questo ultimo periodo. Oltre che riscoprirmi timida, sono diventata pure frignona.

Ancora incredula per il primo posto: <<Avranno apprezzato il nostro affiatamento, siamo stati sempre coordinati e precisi nei movimenti. E anche questa la portiamo a casa Oscar!>> Gli dico felice.

In queste circostanze tutta la stanchezza immagazzinata nei giorni passati svanisce. Siamo una coppia competitiva e la presenza dei nostri amici ci ha resi più forti. Il loro affetto ci ha dato una grande carica. Abbiamo avuto una grossa responsabilità e non potevamo deludere la scuola, i nostri coreografi e tutti quelli che credono in noi. Questo sarà l’ultimo anno per entrambi. Oscar mi mancherà tantissimo, lui andrà in America, a Broadway. Danziamo insieme da quando avevamo dieci anni. Non dimenticherò mai il periodo in cui andò in depressione perché non aveva il coraggio di affrontare la sua omosessualità. Ha fatto palpitare molti cuori, è di bell’aspetto e di una dolcezza disarmante, nessuno immaginava potesse non essere etero. In questi anni molte ragazze avrebbero voluto averlo come partner e non solo per la danza. Dopo aver superato la sua paura e aver fatto accettare ciò che è ai suoi familiari e riuscito a trovare anche l’amore. Il suo fidanzato ha i suoi stessi interessi e l’ha aiutato tanto ad uscire dal tunnel. Abbiamo affrontato molte avventure all’interno della scuola e nella vita. Il pensiero che lui vada via mi rende nostalgica, come farò senza il mio Oscar?

Gli butto le braccia al collo e gli dico: <<Mi mancherai da morire, grazie per questi meravigliosi anni insieme, ti voglio bene!>>

Non trattenendo più lo stress accumulato, scoppio nuovamente a piangere appoggiando la testa sul suo petto. Lui mi stringe a sé: <<Ehi Isabel, io e te non ci separeremo mai, potrai venire a farmi visita quando vuoi e io farò lo stesso con te. Non ti libererai così facilmente di me. Sei la mia migliore amica, ballerina e nutro un affetto illimitato per te! Dai adesso basta deprimersi… Dobbiamo festeggiare!!!>> Mi dice regalandomi uno dei suoi splendidi sorrisi rassicuranti.

Andiamo a ritirare il premio e ci esibiamo nuovamente con la nostra coreografia. Ci cambiamo e andiamo a raggiungere gli altri per andare a bere qualcosa insieme.

Quando arriviamo al locale presento Mattia ad Oscar, e anche lui come me e tutte le donne che lo guardano rimane ammaliato da questo uomo affascinante.

<<Isabel, dove lo tenevi nascosto questo tipo?>> Mi sussurra all’orecchio.

<<Non lo nascondevo, lo conosco da pochissimo…>>

<<È etero?>>

<<Direi di sì! Ehi, ma non sei già fidanzato tu?>> gli domando fingendo un tono di rimprovero.

<<Sì, ma essere fidanzati non vuol dire che si debba smettere di rifarsi gli occhi. Non è che perché uno è a dieta non possa leggere il menù!>>

<<Hai ragione, tranquillo, ha fatto lo stesso effetto anche a me… ma non diciamolo a nessuno>> gli confido sorridendo.

<<A quanto pare il tuo Max non è un tipo così sportivo.>>

<<Assolutamente no!>>

Ci guardiamo in faccia e scoppiamo a ridere.

I giorni continuano a scorrere e ho ripreso con la solita routine. Pensandoci è già passato più di un mese dal giorno in cui Mattia è arrivato e tra noi sta nascendo una bella amicizia. Già, un’amicizia che mi sta creando un sacco di problemi con Max. Litighiamo spesso perché a lui non fa piacere che io passi del tempo con il mio nuovo amico, la sua soffocante gelosia cresce di giorno in giorno. Le sue stupide scenate mi stanno stufando e innervosendo. A breve avrò un esame di psicologia e sto studiando tanto. Per me diventa difficile concentrarmi con uno che mi tartassa di messaggi e chiamate per controllarmi in continuazione. Aggiungiamoci anche l’esame della scuola di danza per il diploma accademico. A volte penso d’essere stata avventata ad aver scelto sia la facoltà di psicologia che l’accademia di danza. L’ho fatto perché mi servono entrambe. In ambedue i casi potrò essere d’aiuto al prossimo. Se continuo così tra un po’ lo psicologo servirà a me! Sono giorni che rimango chiusa in camera per studiare. A volte mi domando come faccia mio padre a non dare di matto, lui è un uomo d’affari, segue la borsa e aiuta mia madre con la pensione. Devo aver preso da lui ad impelagarmi con mille impegni. Basta pensare, Isabel! Sarebbe meglio che mi allenassi un po’ per scaricare lo stress. Scendo in palestra e inizio a lavorare sulla nuova coreografia per la quale verrò esaminata, ma ogni tentativo finisce male: questi nuovi passaggi mi stanno facendo impazzire! Sto attraversando un brutto periodo artistico, sono parecchio stanca e la relazione con Max sta prendendo una brutta piega: quella verso il declino! Decido di darci un taglio con gli allenamenti e vado sul terrazzo e provo a rilassarmi un pochino. Mi siedo sul dondolo e gli occhi iniziano a riempirsi di lacrime. Mentre sono impegnata nel piangermi addosso non mi rendo conto della presenza di Mattia e vedendolo sussulto.

Si siede vicino a me e dolcemente mi chiede: <<Perché stai piangendo? Cosa ti succede?>>

Lo guardo stupita dalla sua presenza e dalla sua premura e rispondo con un filo di voce: <<Fra qualche giorno dovrò superare un esame ed ho una paura folle di non farcela.

Questo è l'ultimo anno di accademia. Mi sento stanca, stressata, cerco d’essere forte e indistruttibile e desidero tanto realizzare il mio sogno. Lo so che potrei prendermi una pausa dall’università e concentrarmi su una cosa alla volta, ma non voglio rimanere indietro. In questo periodo sto studiando un casino e ci sono giorni, come oggi, che mi perdo in un bicchiere d’acqua. Ho difficoltà a configurare degli stupidi passaggi. Oggi vedo tutto nero! Non so, magari sono solo agitata per il tempo che sta correndo via troppo velocemente...>> Sicuramente non posso dirgli che ho anche problemi con Max a causa della sua presenza.

Improvvisamente mi rendo conto che mentre ascoltava il mio piagnisteo mi aveva preso la mano e me la stava accarezzando con dolcezza per consolarmi. Il suo tocco… Non faccio in tempo a pensare all’effetto che mi fa la sua mano sulla mia, che, tutto d’un tratto, mi prende il viso tra le mani e guardandomi intensamente negli occhi mi dice: <<Non perderti d'animo concentrati su una cosa alla volta, adesso è importante la coreografia? Allora concentrati solo su quella e pensa a quanto hai lavorato per arrivare fin qui, prendi la passione e l’amore che provi per questo lavoro e agisci. Tu sei tosta e ce la farai, non devi lasciarti prendere dallo sconforto per dei passaggi, capitano a tutti le giornate no.>>

Non so se sentirmi più sconvolta per l’emozione che sto provando sentendo le sue mani sul mio viso oppure per l’impedimento per la coreografia.

<<Mi sento così stupida.>> penso ad alta voce.

<<Perché?!? A tutti capita di demoralizzarsi, l'importante è non abbattersi troppo e ritrovare la forza di combattere!>>

<<Hai ragione, basta fare la depressa, adesso vado giù e proverò e riproverò i passaggi fino a quando non saranno perfetti, a costo d'impiegarci tutta la notte. Grazie Mattia.>> Gli dico arrossendo.

<<Brava, ti voglio vedere sempre così grintosa.>> Conclude dandomi due baci sulle guance e liberando il mio viso dalle sue mani.

Ci voleva lui per ritrovare la grinta e la voglia di lottare ed è grazie a lui che mi ritrovo più carica di prima e motivata di nuovo in palestra. Certo, i problemi con Max rimangono, ma non posso parlarne con Mattia ovviamente, probabilmente non la prenderebbe bene.Però, non riesco a smettere di pensare alla sua mano che accarezzava la mia, in quel momento sentivo le farfalle nello stomaco... Devo smettere di pensarci!

Mentre sono concentrata su quello che sto facendo, sobbalzo per l’improvviso cigolio della porta. Roberta, senza dar peso alla mia perplessità irrompe: <<Come proseguono i tuoi allenamenti?>>

<<Dio santo Roby, mi hai spaventata! Buonasera anche a te… Che ci fai qui, è successo qualcosa?!?>> le domando titubante.

Solitamente avverte prima di venire a farmi visita. Sento farsi strada una sensazione negativa...

<<Isabel, ho bisogno di chiederti un grande favore, vedi, non so come dirtelo. Vorrei tanto che tu mi aiutassi...>> mi dice senza guardarmi in faccia, quasi come se temesse la mia reazione.

<<Dimmi pure, sai che per te farei qualsiasi cosa!>> Esclamo incuriosita

<<Mi aiuteresti a conquistare Mattia?>> Mi chiede velocemente e sempre più intimorita “in stile” adesso-o-mai-più.

Questa richiesta è come un fulmine a ciel sereno che mi attraversa e le dico la prima cosa che mi passa per la testa. <<Non so se posso aiutarti.>>

<<Sei gelosa forse?>> mi chiede Roby ritrovando sicurezza in se stessa e con tono sprezzante.

Certo che questa giornata sta andando di male in peggio!

Il sangue mi è gelato nelle vene, mi sento come un ladro sorpreso con le mani nel sacco. Senza rimuginarci troppo controbatto: <<Assolutamente no, cosa ti sei messa in testa? Mattia è solo un amico. È che entrando in confidenza con lui ho saputo che è molto impegnato con il suo lavoro e quindi non ha tempo per altro.>> Mi rendo conto che sto cercando di giustificarmi arrampicandomi sugli specchi e dicendo la prima cretinata che mi possa salvare.

<<È preso solo dal suo lavoro?!?>> mi chiede sarcasticamente sfoggiando un odioso sorrisetto malizioso.

<<Smettila, con questi giri di parole! Va bene ci proverò, però non prendertela con me se non succederà nulla fra di voi.>>

<<Almeno ci avremo provato!>> esclama guardandomi malissimo.

<<Sì giusto, hai perfettamente ragione, tentar non nuoce.>> le dico fingendo un mezzo sorriso.

<<Scusami se sono passata senza preavviso. Ho provato a chiamarti, ma, come al solito, ti sarai dimenticata di attivare la suoneria del telefono. Visto che ero da queste parti sono passata un attimo. È da giorni che non ci vediamo e comunque sarei venuta anche solo per un salutino.>>

<<Hai fatto bene, sai che mi fa sempre piacere vederti. Vuoi un tè, un caffè o una bibita fresca?>>

<<No grazie, devo scappare! La mia è una visita mordi e fuggi.>>

<<Ok, mi arrendo…>> dico, sollevando le mani in segno di resa.

<<Ti lascio tranquilla alle tue spaccate e giravolte. Non ti strapazzare troppo Isabel, hai il viso teso e stanco, sembri anche un tantino dimagrita, Riguardati!>> Mi dice abbracciandomi con affetto. Tempo di salutarla ed è andata via lasciandomi scombussolata e pensierosa.





Facendo ritorno a casa Roberta incontra Max e decide di parlargli a proposito della conversazione avuta poc’anzi con l’amica, dei suoi strani atteggiamenti e sui suoi presunti dubbi. Entrambi ipotizzano che ci sia la probabilità che Isabel si stia innamorando del bel Mattia.





È notte, ma non riesco a dormire, Max continua ad essere arrabbiato con me, Roby mi sta addosso e mi chiede favori impossibili, sono stanca, ho un sacco di cose importanti su cui devo concentrarmi e loro non mi danno tregua. Non si rendono conto che sono in una fase delicata? Sto per avere un crollo di nervi! Poi c’è Mattia, già, Mattia… In questo momento vorrei partire per un'altra galassia!

Non so cosa fare, a forza di pensare ho la testa che mi sta per esplodere.

Potessi andrei sulla cima di una montagna e urlerei con tutte le mie forze. Ha ragione Mattia, devo concentrarmi su una sola cosa alla volta. Adesso è importante l’accademia. Basta pensare alle stronzate di Max e Roby! Mi accoccolo sotto la coperta e finalmente le mie palpebre incominciano ad appesantirsi. Voglio solo dormire e non pensare più a niente e a nessuno!








V


Camminando spensierata verso casa, delle urla attirano la mia attenzione. Riconosco la voce di Mattia, guardo verso la direzione da cui provengono le grida e assisto ad una scena sgradevole. Davanti al portone c’è lui che litiga con due uomini dall'aria poco raccomandabile. Senza che nessuno se ne accorga mi fermo per capire cosa possano volere da lui; ma quando Mattia si accorge della mia presenza mi chiede utilizzando un fare aggressivo, di lasciarli soli. Questo suo atteggiamento mi ha preso alla sprovvista, prima d'ora non l’avevo mai sentito utilizzare un tale tono di voce e soprattutto con me. Non dico nulla e lo guardo in malo modo, anche se in realtà avrei avuto voglia di insultarlo pesantemente. Come si permette di rivolgersi a me in questo modo? Cosa gli ho fatto per essere trattata così? Sono furibonda ma allo stesso tempo preoccupata. Quei tizi fanno accapponare la pelle. Mi auguro che lui non lavori con certa gente o peggio ancora che li frequenti. Sicuramente non sarà così, non ce lo vedo ad andare in giro con quel tipo di persone. Chi sono? Cosa vorranno da lui?

La mia curiosità scalpita, ho una voglia matta di andare da lui e bombardarlo di domande, non lo faccio per non sembrare una ficcanaso e soprattutto non lo faccio per orgoglio. Poteva usare altri modi! Rimango tutto il pomeriggio in camera per studiare e per evitare di incontrarlo. Ma la mia preoccupazione ha la meglio sui miei propositi, in fin dei conti lui c’è sempre stato per me quando ne avevo bisogno. Mi armo di forza e coraggio e mi reco verso la sua camera. Adesso o mai più!

Nonostante mi tremino le gambe decido di bussare alla porta della stanza di Mattia.

<<Avanti>> dice con tono calmo.

<<Scusami se piombo qui da te, non voglio sembrarti invadente o inopportuna, ma volevo parlarti riguardo a quello che è successo oggi qui fuori.>> Mattia mi ascolta ma non mi rivolge lo sguardo.

<<Ti ricordi quando un po' di tempo fa io ero depressa e tu mi sei stato vicino? Bene, sono in debito con te; quindi se hai voglia di sfogarti o di distrarti, io ci sono.>>

<<Veramente, stavo per venire a cercarti per scusarmi con te. Mi sono reso conto di essere stato uno stronzo, ti ho trattata male gratuitamente. Scusami, ma ero molto nervoso a causa di quei due uomini che erano con me.>>

<<Hai voglia di parlarne un po’?>> gli chiedo speranzosa di poter far tornare il sorriso sul suo bellissimo viso, ma anche, per avere delle risposte.

<<Mi spiace Isabel, ma adesso non ho voglia di parlarne. Giuro che appena sarò più tranquillo lo farò. Tu sarai la prima a cui racconterò tutto.>>

Rimango spiazzata e delusa dal fatto che lui non voglia aprirsi con me. Annuisco per fargli capire che comprendo.

Finalmente alza i suoi stupendi occhi verso di me, prende la mia mano e mi tira verso di lui: <<Dai, siediti e dimmi come si evolvono i tuoi progetti per il futuro.>> Dice facendomi sedere di fianco a lui sul suo letto.

Dio santo stargli così vicino è una tortura. Allontano immediatamente i pensieri maliziosi dalla mente e respirando a fondo ricollego il cervello. Sono venuta qui perché ero io a volere delle risposte e invece lui cambia palesemente discorso per evitare che io possa fargli altre domande a cui lui non vuole rispondere. Penserà sicuramente che sono un’impicciona! Accetto la sua discrezione nel mantenere i suoi pensieri tutti per sé e gli rispondo: <<Tutto bene grazie!>>

<<E la tua amica Roberta come sta? E' da un po’ che non la vedo.>>

Perché me lo chiede? Mi rendo conto di essermi irrigidita e facendo finta di niente rispondo senza soffermarmi troppo: <<Sta bene, grazie. Sai, veramente dovrei chiederti qualcosa da parte sua. Sono giorni che me l’ha chiesto ma non ho mai avuto modo di farlo, vorrebbe sapere se volessi trascorrere un po' di tempo con lei. Potreste uscire insieme una sera; lei ci terrebbe davvero tanto.>>

Non so perché ma ho una fottuta paura della sua risposta. Il sangue mi sta ribollendo e vorrei non averglielo mai chiesto. Sono un emerita cretina! Preferirei sfracellarmi al suolo piuttosto che vedere Mattia con un’altra donna, figuriamoci con la mia migliore amica!

<<Roberta è molto carina, ma il mio cuore e i miei pensieri appartengono ad un'altra donna.>> Risponde Mattia abbassando lo sguardo verso il pavimento.

Improvvisamente ho un attacco di tachicardia. Non riesco nemmeno a guardarlo, voglio solo uscire da questa cazzo di stanza.

Roberta ha perfettamente ragione; mi sono innamorata di Mattia dal primo momento in cui l’ho visto. Dal preciso istante in cui lui è entrato nella mia vita sono rimasta incantata da lui e poi a mano a mano ho iniziato a provare qualcosa di più profondo. Il solo pensiero che lui possa essere legato ad un’altra donna mi fa male. Vorrei non essere mai entrata nella sua stanza. Cerco di tenere duro per non fare trapelare nulla. Senza guardarlo in faccia per evitare che si accorga del mio stato d’animo riesco a sillabare: <<Capisco, scusa per l’invadenza!>>

Per evitare di mostrargli la mia tristezza, trovo una scusa banale per poter uscire da questa infelice situazione: <<Perdonami ancora per avere invaso il tuo spazio, devo andare a dare una mano a mia madre per la cena.>>

<<Tranquilla, grazie Isabel per l’interessamento e ricordati che puoi venire qui a parlare con me ogni volta che vorrai!>>

<<Grazie.>> Sussurro.

Esco dalla porta, respiro a fondo e mi precipito in camera mia per soffrire in silenzio e lontana da sguardi indiscreti.

Non so da quante ore sono chiusa qui dentro a piangere, mi sento svuotata, non sono nemmeno scesa per cenare. Adesso che ho la consapevolezza di amare Mattia non so cosa fare, come farò a togliermelo dalla testa, non posso credere che lui ami un’altra. Chi sarà mai? Isabel quanto sei idiota, come potevi pensare anche solo per un istante che un ragazzo così potesse non avere qualcuno? Mi rendo conto che in realtà di lui non so niente. Com’è potuto succedere? Perché mi sono innamorata di lui? È così irraggiungibile, indecifrabile e con un umore altalenante. Da che pulpito, anche il mio umore ultimamente fa i capricci! Inizio a capire quale sia il motivo del mio malessere. In questi ultimi mesi non ho più punti fermi. Amo Max? Non lo so… Gli sono affezionata ma con lui non ho mai provato quello che sento quando guardo o penso a Mattia. Max è sempre stato mio amico, può essere davvero che io abbia accettato di stare con lui solo per sfinimento? All’inizio ero felice, almeno credo. Ci sentivamo spesso ma è anche vero che la maggior parte delle volte è sempre stato lui a fare i salti mortali per me. Mi piace fisicamente, ha un sorriso fantastico e in passato mi ha fatto sentire al sicuro tra le sue braccia. Mi sento una merda nei suoi confronti. Devo togliermi Mattia dalla testa! Torna sul pianeta terra Isabel, hai un uomo che ti ama e che per te farebbe qualsiasi cosa! Povero Max sto ferendo i suoi sentimenti. Da domani devo evitare Mattia e devo solo pensare a superare gli ultimi esami e realizzare il mio sogno.








VI


I miei genitori mi hanno organizzato una festa a sorpresa per aiutarmi a ritrovare un po' di serenità e per gratificarmi per gli sforzi degli ultimi mesi. Hanno Invitato tutti i miei amici, compreso Mattia.

Sono davvero sorpresa e felice. Per fortuna nell'ultimo periodo con Max va molto meglio, siamo tornati affiatati da fare invidia a chiunque, la classica coppia perfetta. Sto riuscendo a darmi una calmata e a mascherare i miei sentimenti per Mattia. Ho capito che non ci apparteniamo e che tra noi non accadrà mai niente. Non è giusto pensare o desiderare l’uomo di un'altra e soprattutto non è giusto ferire l’uomo che mi ama. Più mi guardo intorno e più mi rendo conto di quanto sia fortunata.

Sembrano divertirsi tutti e la festicciola organizzata dai miei sta svolgendo per il meglio, il cibo è fantastico, mia mamma ha fatto preparare i miei piatti preferiti e mi stanno sommergendo di affetto e regali.

<<Dai Isabel, apri i pacchettini>> Mi incalza Rossana distraendomi dai miei pensieri.

<<Sì, vieni, così li vedi anche tu!>> Le dico conoscendo la sua curiosità.

I ragazzi mi hanno regalato una tuta e le ragazze due completi intimi: uno è in pizzo nero e l’altro sempre in pizzo ma color cipria e con un perizoma così ridotto che indossandolo non lascerà niente all’immaginazione.

Un bigliettino attira la mia attenzione:







Vederti danzare mi emozionerà sempre, riesci a farmi assaporare la sensazione di libertà, ogni tuo movimento per me è poesia. Mattia









Leggendolo sono entrata per un attimo nel panico. Apro la scatola che accompagnava il bigliettino per vedere cosa contiene e con stupore ci trovo un Ipod.

Guardo Mattia e lui sorridendo mi dice: <<Questo è più comodo del cellulare per ascoltare la musica quando vai a correre.>>

<<Grazie>> gli dico accennando un timido sorriso.

Pazzesco, è un buon osservatore, penso che nessuno abbia mai fatto caso a cosa indosso e a che cosa uso per ascoltare la musica quando vado a correre.

Vengo distratta dal campanello, qualcuno sta suonando alla porta e mi domando chi possa essere. Ecco che la mia curiosità viene premiata: ci sono degli ospiti non graditi, i due brutti ceffi con cui Mattia litigò tempo fa davanti al portone.

Mattia si irrigidisce alla loro presenza, l'invita ad uscire accompagnandoli alla porta e va via con loro, abbandonando la festa senza salutare.

Sono molto preoccupata per lui, ho pensieri sempre più confusi e mi domando cos’abbia da nascondere e cosa possano volere da lui quelle brutte persone.

Non voglio far trapelare la mia preoccupazione e cerco di ridere e di farmi coinvolgere dall’allegria degli altri anche se vorrei solo poter rimanere sola con le mie riflessioni.

La festa sta volgendo al termine e di Mattia neppure l’ombra. Continuo a guardare la porta del salone sperando di vederlo rientrare e assicurarmi che stia bene. Sono preoccupata, vorrei poter chiedere a mia madre, magari lei sa qualcosa inerente al passato di Mattia. Poi ci ripenso: no, non è giusto, voglio che sia lui a raccontarmi tutto.

A mano a mano vanno via tutti, compreso Max, che spero non si sia reso conto della mia “non presenza”. Devo fare qualcosa per restare alzata il più possibile e attendere il ritorno di Mattia, ho bisogno di accertarmi che stia bene.

<<Isabel, dammi una mano a sistemare per favore.>> chiede mia madre distraendomi dalla confusione che ho in testa.

<<Sì mamma>>

<<Contenta per la sorpresa?>>

<<Molto, davvero, tu e papà siete stati fantastici. Grazie!>> dico abbracciandola forte.

<<C’è qualcosa che ti preoccupa tesoro mio?>> Chiede preoccupata.

<<No, solo stanchezza, sai tutte l’emozioni della giornata appena trascorsa.>>

<<Finisco da sola Isabel, vai a dormire.>> Dice facendosi andar bene la fugace risposta.

<<Ma no dai, anche tu sarai stanchissima, ti aiuto davvero molto volentieri!>> Per quanto voglia stare sola per potermi immergere nei miei pensieri, penso che aiutare mia madre mi possa aiutare per distrarmi e a fare passare il tempo. Chissà, magari nel frattempo potrebbe rientrare Mattia e voglio capire di che umore è, potrebbe avere bisogno di sfogarsi. Mattia, dove diavolo sei?

Sparecchiamo i tavoli, passiamo l’aspirapolvere, laviamo i piatti, li asciughiamo e sistemiamo la cucina. È trascorso un’infinità di tempo e ancora niente.

Rimango insieme a mia madre per chiacchierare un po’ e per farle vedere i regali che ho ricevuto e poi ci dirigiamo nelle nostre stanze.

Faccio la doccia e mi preparo per la notte. Sono sdraiata sul letto e non riesco a dormire, continuo a pensare a Mattia, dove possa essere e chi cavolo possano essere quegli esseri disgustosi. Mi domando perché lui non parli mai della sua famiglia, è una persona così chiusa... Ha l’umore sempre più altalenante, da che sorride si incupisce in men che non si dica. Non ci vuole una scienza per capire che quei due sono tipi poco raccomandabili, sono dei primitivi, hanno degli atteggiamenti ignobili e sicuramente ignorano l’esistenza del galateo. Sembrano usciti da qualche film mafioso. Solo al loro pensiero rabbrividisco!

Di dormire non se ne parla, rileggo il biglietto di Mattia e collego l’Ipod che mi ha regalato al portatile per caricare della musica.

Sento dei passi, Mattia! Scendo dal letto e mi precipito alla porta spalancandola.

<<Ciao!>> gli dico scrutandolo per cercare di capire di che umore possa essere e soprattutto per verificare che sia ancora tutto intero.

<<Scusami se rientrando ti ho svegliata.>> Dice con aria preoccupata.

<<Veramente non riuscivo a dormire…>>

<<Perdonami se me ne sono andato via in quel modo.>>

Non gli do il tempo di finire di parlare e gli chiedo: <<Stai bene?>>

<<Si, sono solo un po’ stanco e ho tanta voglia di andare a dormire.>>

Mi accorgo che fa di tutto per evitare di raccontarmi cosa gli è successo. Di colpo cambia umore e noto che mi scruta con gli occhi dalla testa ai piedi e sogghignando mi dice: <<Complimenti, bel pigiamino!>>

Mi guardo e mi rendo conto di avere indosso una misera sottoveste bianca in raso che copre ben poco. Arrossisco e cerco di filarmela il prima possibile.

<<Notte, Mattia>> riesco a dirgli nell’imbarazzo più assoluto.

<<Buona notte Isabel>> mi dice facendomi un occhiolino malizioso.

Praticamente scappo in camera mia vergognandomi a morte, mi ero dimenticata di quello che indossavo. Non uscirò mai più da questa stanza. Mi sto facendo un sacco di complessi. Oddio e se pensasse che l’abbia fatto apposta a mostrarmi così?!?

Cosa devo fare per aiutare Mattia, non capisco perché si ostini a non volersi sfogare con me, forse non mi trova all’altezza. Mi aveva promesso che appena avrebbe avuto voglia di parlarne con qualcuno io sarei stata la prima a cui si sarebbe rivolto, magari devo solo avere un po’ di pazienza. Mattia perché devi essere così taciturno?





“Tenera Isabel” Pensa tra sé Mattia, ancora divertito per l’espressione e l’imbarazzo che ha suscitato in lei e per un attimo non ha più pensato ai suoi problemi.

“Devo trovare una soluzione il prima possibile. Un giorno di questi le racconterò tutto, ho notato come si preoccupa per me, sono le tre del mattino e lei è sicuramente rimasta sveglia per aspettarmi. Oh Isabel… Se solo tutto fosse meno complicato!”








VII


Ho fatto bene ad andare a fare jogging così ho scaricato un po’ di tensione.

Il sole emana un calore insopportabile, siamo in autunno e oggi sembra d’essere in piena estate. Stagioni dove siete finite?!? Non vedo l’ora di arrivare a casa per potermi levare questa tuta impregnata di sudore, rinfrescarmi e indossare qualcosa di più leggero.

Due sagome davanti al cancello di casa attirano la mia attenzione. Che diamine ci fanno loro qui? Ci sono i due ben noti “signori” privi di buone maniere davanti al portone, sicuramente staranno aspettando Mattia.

<<Buongiorno signorina; si ricorda di noi?>> mi chiedono sarcasticamente. Che diavolo vogliono da me questi deficienti?

<<Si purtroppo! Siete quelli che ieri mi hanno rovinato la festa.>> Rispondo in tono seccato.

La loro presenza mi infastidisce e fa sparire il mio buonumore.

<<Perché dice così, che cosa le abbiamo fatto? Ah, forse abbiamo portato via l’invitato più importante!>> esclamano facendosi beffa di me, con un sorrisetto, che vorrei levargli magari armandomi di mazza da baseball e dandogliela sui denti.

Mi irrigidisco e inizia a salirmi il nervoso, alzando il tono della voce rispondo molto sgarbatamente: <<Come vi permettete ad andare a casa delle gente senza essere stati autorizzati o invitati? Dio che facce toste, tra l’altro non mi sembra di avervi mai dato il permesso di rivolgermi la parola. Inoltre siete anche pregati di non sostare davanti a casa mia!!!>> Questi due hanno il potere di tirare fuori la parte peggiore di me… Istigano alla violenza!

<<Mattia è un mio amico e chi fa girare le palle ai miei amici le fa girare anche a me! Non mi ispirate simpatia, non vi conosco e non voglio avere niente a che fare con voi e, possibilmente, state alla larga da questa casa. Gli appuntamenti dateveli altrove, questo non è un ritrovo per gentaglia come voi!>> faccio una pausa per prendere fiato <<Adesso se mi volete scusare, vorrei poter entrare in casa mia!>> esclamo urlando istericamente e al culmine della sopportazione.

Mentre cerco di aprire il portone il tizio più grosso si mette davanti per impedirmi di entrare in casa e con fare minaccioso mi dice: <<Oh! Ci scusi se non siamo alla sua altezza brutta mocciosa! Dica al suo amichetto di pensarci bene a quello che deve fare a meno che non voglia trovarsi delle brutte sorprese in futuro!>>

Nel frattempo si avvicina anche l’altro squallido soggetto che con aria minacciosa mi intima: <<Stia attenta al suo tono ragazza presuntuosa, altrimenti le facciamo passare un brutto quarto d’ora…>>

Nello stesso istante arriva Max il quale ha sentito ogni cosa e interviene immediatamente in mia difesa: <<Che cosa volete da lei? Lasciatela in pace e andate via.>>

<<Il suo amichetto lo sa, chiedetelo a lui! Noi togliamo il disturbo per adesso...>> Mentre continuano con le loro stronzate si allontanano ridacchiando. Mettono i brividi.

Max mi fissa con aria furiosa e mi sbraita contro: <<Cosa diavolo ti passa per la testa? Ti rendi conto che razza di elementi sono quei due personaggi? Mi dici cosa cazzo stai combinando?!? Non sei mai stata favorevole alle liti e poi battibecchi con due delinquenti. E se non ci fossi stato io?!?>>




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