Il Ventottesimo Libro
Guido Pagliarino






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Guido Pagliarino

Il Ventottesimo Libro

Una storia prima del Nuovo Testamento

Romanzo

Pubblicato e distribuito da Tektime

Seconda edizione in formato cartaceo ed elettronico

Copyright Â© Guido Pagliarino



Tutti i diritti, letterari, cinematografici, televisivi, radio, internet e connessi a qualsiasi altro mezzo di diffusione e i diritti di traduzione sono dellâautore, in tutto il mondo.



La prima edizione dellâopera, conforme a questa seconda, si Ã¨ classificata Finalista al âPremio Mario Pannunzio 2017â



La copertina Ã¨ stata realizzata elettronicamente dallâautore


Indice



PREFAZIONE (#ulink_dcae5743-f772-5b49-a383-0424fd0652c9)

RICHIAMO EPIGRAFICO (#ulink_da9532c2-57e8-5712-a80c-028bd6c5da2b)

VANGELO IN ARAMAICO SECONDO LEVI MATTEO  (#ulink_45318be0-3eeb-51dd-b78e-a49e230c2fc5)

Parte prima (#ulink_3b42721c-1c20-56b9-96cc-df613931e91b)

Parte seconda (#ulink_a7dc14b0-3c32-51d1-8d1f-2afb1d9f4acd) (#ulink_a7dc14b0-3c32-51d1-8d1f-2afb1d9f4acd)

Parte terza (#litres_trial_promo)

Parte quarta (#litres_trial_promo)

Parte quinta (#litres_trial_promo)

Parte sesta (#litres_trial_promo)

POSTFAZION (#litres_trial_promo)E di Guido Pagliarino (#litres_trial_promo)


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PREFAZIONE (#ulink_a2eb7ff5-ab1a-5e03-8c78-700ddf380b1b)





Sono passati quasi cinque anni dal nostro ritrovamento e finalmente, non senza emozione, presento oggi questa mia volgarizzazione dallâaramaico allâitaliano dâun documento storico primario che si credeva perduto:

Durante la nostra ultima spedizione in India, mentre si studiava un sito archeologico, io e miei collaboratori ci siamo imbattuti in un cunicolo che custodiva i papiri del primo vangelo di cui si avesse notizia, andato presto smarrito dopo la sua stesura; si tratta del vangelo in aramaico di Matteo, scritto durante il I secolo dellâera cristiana, secondo quanto porta a credere il suo supporto papiraceo sottoposto a prova dâanzianitÃ  col metodo di radiodatazione al carbonio 14, e piÃ¹ precisamente, stando allâanalisi testuale, steso nel corso degli anni 28-50 dello stesso secolo. Lâopera si presenta ben conservata, benchÃ© scritta sopra una base facilmente deteriorabile come il foglio di papiro, grazie a particolarissime condizioni dâassenza d'aria nel loco in cui giaceva. Giudico, secondo verosimiglianza, che sia completa, a differenza della maggior parte delle circa 5200 copie di libri neotestamentari finora a nostra disposizione, peraltro del II e III secolo al piÃ¹ presto; infatti la piÃ¹ antica in nostro possesso era, sin ad ora, il "Papiro Rylands" dell'anno 120 circa. Prima di pubblicare ho voluto avere ragionevole certezza che proprio di quel documento,  citato anticamente da Papia di Gerapoli, Ireneo di Lione ed Eusebio di Cesarea, si trattasse. Sono giunto infine alla conclusione che si tratti davvero di quel vangelo, anzi come si puÃ² dedurre dallâanalisi testuale, del protovangelo in ordine di stesura. I miei collaboratori si sono chiesti non senza entusiasmo: la Chiesa lo inserirÃ  un giorno nel Nuovo Testamento, portando cosÃ¬ a ventotto i libri neotestamentari e, in essi, aumentando a cinque il numero dei vangeli canonici? Personalmente non lo credo: sebbene la sua autenticitÃ  sia, a mio parere, provata, resta il fatto che, come si puÃ² raccogliere da qualsiasi esperto di Storia della Chiesa, il canone neotestamentario non derivÃ² da proclamazioni di vescovi o di sommi pontefici ma dallâuso, fin dai primi secoli, da parte di tutte le chiese, dei ventisette libri, mentre apocrifi furono e sono universalmente considerati i testi letti solo da alcune di quelle chiese, vale a dire mancanti della cosiddetta âapprovazione ecclesiasticaâ consistente nella convinzione dellâintero popolo cristiano che quei libri accolgono la Parola di Dio. Comunque la scoperta Ã¨ sicuramente straordinaria, tanto per la Storia del Cristianesimo quanto per i credenti della stessa religione. Anticipo che una gran parte dellâopera fu scritta prima della crocifissione di Cristo. Si puÃ² parlare dâun diario tenuto dallâapostolo Levi Matteo. Risulta chiaro dalle parole di questo redattore che, per molto tempo, egli non aveva affatto pensato che GesÃº fosse Dio. L'aveva ritenuto un messia politico, di cui aspirava a divenire ministro. Solo nelle ultime parti del libro, stese anni dopo e in cui Ã¨ testimoniata la risurrezione di Cristo, appare l'illuminazione, e solo allora Matteo definisce il Risorto tanto Dio quanto uomo dal corpo glorioso e spirituale.

Ho premesso allo scritto un richiamo epigrafico agli antichi testi che forniscono generica notizia di questo perduto e adesso ritrovato evangelo.

Ho diviso il documento in parti considerando, secondo lâanalisi testuale, il probabile ordine di stesura.

Ho inserito alcune note storico-sociali in calce, ritenendole utili al lettore non specialista.



P.G.


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RICHIAMO EPIGRAFICO (#ulink_a2eb7ff5-ab1a-5e03-8c78-700ddf380b1b)










âMatteo raccolse nella lingua dei giudei i detti del Signore e ciascuno li tradusse come era capaceâ.

(Lettera di Papia vescovo di Gerapoli, discepolo di un Giovanni â Giovanni lâevangelista? â e morto presumibilmente fra il 120 e il 130 d.C.)



âMatteo scrisse un vangelo presso gli ebrei nella sua lingua maternaâ.

(Ireneo di Lione, morto verso il 200 d.C., discepolo di Policarpo di Smirne a sua volta discepolo di Giovanni apostolo: "Adversus haereses")



âSi dice che Panteno andÃ² nelle Indie e pure che trovÃ² châera stato preceduto dal vangelo di Matteo presso alcuni indigeni del paese i quali conoscevano Cristo. A costoro Bartolomeo, uno degli apostoli, aveva predicato e lasciato in caratteri ebraici l'opera di Matteoâ.

(Eusebio di Cesarea, morto presumibilmente nel 339 o 340 d.C. "Historia Ecclesiae, V, 9,1; 10,1")









VANGELO IN ARAMAICO SECONDO LEVI MATTEO (#ulink_a2eb7ff5-ab1a-5e03-8c78-700ddf380b1b)


Parte prima (#ulink_a2eb7ff5-ab1a-5e03-8c78-700ddf380b1b)



Mi son prefisso dâannotare i detti e i fatti di RabbÃ¬ GesÃº


 . Ne ho informato il Maestro, che non s'Ã¨ mostrato contrario: "So che conosci Torah, Nebi'im e Ketubim


 , che hai notizie di storia e scrivi per diletto poesie e novelle", m'ha detto in un sorriso dopo aver approvato col capo.



Da pochissimo tempo sono stato chiamato. Ero, fino a pochi giorni or sono, un pubblicano, incassavo tasse per conto dellâoccupante Roma e parte ne trattenevo per la mia borsa, non solo la percentuale stabilita, ma un poco di piÃ¹, falsificando la contabilitÃ : Ã¨ prassi. La pecunia dunque non mi mancava e non m'importava proprio nulla del disprezzo dei miei compatrioti; oltretutto, quelle stesse persone non disdegnavano di venire segretamente da me per farsi imprestare denari, quando ne avevano bisogno per la semina o un matrimonio; e io ricambiavo il loro disprezzo caricando glâinteressi.

Sono Levi Matteo Bar


  Alfeo, peccatore.

Quella mattina, mentre ero al mio banco in piazza a Cafarnao


 , intento come al solito a controllare e a registrare i movimenti delle merci e a incassarne le tasse, ecco una gran folla venire dal Giordano. Alla sua testa stava GesÃº di Nazareth. Sapevo di lui fin da bambino, essendo anchâio nazareno. Mâera sempre apparso una persona comunissima, cosÃ¬ lâavevo dimenticato finchÃ©, mesi fa, era giunto qui. Non l'avevo avvicinato. Sentendone dire da gente sulla piazza, lâavevo giudicato un pigro che non aveva voluto continuare lâattivitÃ  di costruttore del padre e sâera dedicato, come tanti altri falsi profeti, a elemosinare, ricambiando con massime di minuta saggezza e trucchi da magonzolo. Ã pur vero che la gente pensava operasse veri miracoli, ma si sa bene che glâignoranti son creduloni. Appunto, i tanti che in quel momento lâaccompagnavano stavano dicendo, a gran voce, che aveva appena guarito un paralitico; ma non cosÃ¬ uno di loro, un dotto scriba, che taceva e scuoteva la testa con espressione nientâaffatto amichevole.

Gli scribi son gente da cui Ã¨ meglio guardarsi, assai influenti, che se prendono a malvolere qualcuno possono fargli assai male. Vivono accanto ai sacerdoti quali ascoltati interpreti della Legge. Di norma appartengono alla setta dei farisei, cui sono accomunati dallo zelo meticoloso per le forme. Tanti secoli fa, al tempo dellâesilio babilonese, gli scribi avevano custodito il patrimonio letterario religioso israelita, tramandandolo ai discepoli di generazione in generazione, finchÃ© nel loro Ã mbito, or son cinque o sei secoli, era stata messa per iscritto la Legge. Erano dunque diventati i depositari ufficiali delle antiche tradizioni dei padri entrando, parte di loro, nellâassemblea giuridica e religiosa dâIsraele, il sinedrio. Almeno in teoria, possono essere di qualunque stato sociale, salendo grazie allo studio, com'Ã¨ in genere per i farisei, classe dei teologi divisa in sette scuole di cui due principali, quella di Hillel, che prÃ¨dica la misericordia, e quella di Shammai, che disprezza chi non Ã¨ fariseo. Un altro gruppo di potenti, anzi il piÃ¹ potente, Ã¨ quello dei sadducei. Si proclamano i discendenti dellâantico gran sacerdote Saduc. Sono gli aristocratici d'Israele e, per diritto di nascita, appartengono alla casta sacerdotale; ma sono interessati piÃ¹ alla politica che alla religione; infatti, a differenza dei farisei, non credono alla vita dopo la morte. Come ho saputo da condiscepoli, in poco tempo il Maestro sâÃ¨ messo contro tutti e tre i gruppi.

Ecco che, fermatosi proprio accanto a me, quello scriba ha esclamato a gran voce, rivolto a GesÃº e ai suoi: "Bestemmia! Quel peccatore ha detto al paralitico: Ti sono rimessi i tuoi peccati. Bestemmia! Egli, semplice uomo, sâatteggia come lâAltissimo". Io, del tutto in sintonia, ho sorriso compiaciuto. Il Maestro ha lasciato allora il suo gruppo e sâÃ¨ avvicinato a noi. Pensavo volesse litigare con lo scriba, invece lâha ignorato e, ormai prossimo, ha guardato me negli occhi. "Come?" ho pensato preoccupandomi, "non se la prende con lui che l'ha attaccato pubblicamente, ma con me per un semplice sorrisino?!". Egli perÃ² non mi ha affatto rimproverato; mi ha ordinato, con voce dolce: "Matteo, seguimi". Ebbene, non riesco ancora a capacitarmene, io, uomo dâaffari abituato a comandare, non ho potuto che obbedire: il mio cuore ha ragionato solo piÃ¹ di lui e i miei reni sono stati presi da enorme entusiasmo


 . PoichÃ© era quasi l'ora del pranzo, emozionato e felice ho incaricato il mio aiutante di gestire il banco delle tasse e ho invitato GesÃº e i suoi a casa mia, lÃ¬ vicino.

Quand'eravamo giÃ  a tavola sotto il porticato della mia dimora, sono giunti alcuni ospiti, mercanti della piazza che approvvigionano la locale centuria romana, considerati dunque, come noi esattori, traditori e peccatori imperdonabili. Da tempo ero solito ospitarli, dietro mercede: la mia casa Ã¨ prospiciente la piazza e dal porticato potevano gettare un occhio sui loro banchi durante la pausa per il pasto. Avevo da sempre l'abitudine a pranzi grassi, come tutti i benestanti e diversamente dalle persone non abbienti che solo per cena assumono un pasto un poâ piÃ¹ sostanzioso. Le gran mangiate sono una delle cose della vita piÃ¹ piacevoli e, in veritÃ , adesso mi mancano. Anche quel giorno erano in tavola, fra l'altro, carni pregiate di bove e d'agnello e vino eccellente a otri; non come per le mense comuni che non vedono quasi mai la costosa carne ma solo pane, pesce, erbe, zuppe, latte e formaggio, e dove il vino Ã¨ bevuto con parsimonia. GesÃº e i discepoli giungevano da un lungo disagiato viaggio, erano stanchi e avevano fame; dunque, non appena si sono accomodati sulle stuoie, hanno reso onore alla tavola. Tuttavia, dopo non molto, siamo stati interrotti dallo scriba di prima châÃ¨ passato con alcuni dei suoi davanti alla casa, secondo il Maestro con intenzione: "GiÃ , eccolo di nuovo", ci ha detto abbozzando un sorriso, non appena l'ha visto arrivare. Lo scriba, un volta accanto, ha esclamato, ma senza guardarci e tirando diritto: "Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e degli altri peccatori?!" ma GesÃº dietro a lui, lasciato il sorriso: "Non i sani hanno bisogno del medico ma gli ammalati! Non i giusti ma i peccatori hanno bisogno di misericordia! Imparate cosa significa il detto dei Libri: Misericordia io voglio e non sacrifici


 ; e io non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori. Medicina Ã¨ lo Spirito dellâAltissimo che induce al perdono e indirizza al bene, pota i tralci maligni della pianta, raddrizza l'albero storto, incide e libera dagli umori cattivi". Quei brutti musi si sono apertamente scandalizzati, mentre si allontanavano Ã¨ venuto da loro: "Si dice messaggero dellâAltissimo! Bestemmia!"; e proseguendo, si mormoravano cose negli orecchi e, ogni tanto, qualcuno di essi si voltava indietro per un momento, guardandoci con espressione corrucciata: non ho potuto afferrare i cattivi propositi che, sicuramente, stavano pronunciando.

Era previsto dallâAltissimo che quel pranzo non fosse tranquillo. Dopo non molto, sono giunti davanti al mio porticato alcuni discepoli particolarmente fanatici del profeta Giovanni detto il battezzatore, stretti osservanti della Legge , i quali, come corre voce, fanno ormai gruppo a sÃ©. Li ho riconosciuti subito, infatti le loro figure sono ben note in paese, sempre in giro a scocciare tutti per un nonnulla. Qualcuno doveva averli informati del mio invito. Anch'essi se la sono presa col nostro pasto: "Come!" hanno rimproverato GesÃº per bocca d'uno di essi, tutti indirizzandoci sguardi durissimi: "In questi giorni sacri noi digiuniamo santamente e i tuoi discepoli non digiunano?!". Fosse stato per me, avrei semplicemente lanciato a quel cretino e ai suoi compari: "Fatevi gli affaracci vostri, brutti imbecilli!" invece il Maestro, sorridendo tranquillo, ha replicato mite: "Non Ã¨ possibile che glâinvitati a nozze siano in lutto mentre lo sposo Ã¨ con loro. Digiuneranno quando lo sposo sarÃ  loro tolto. Chi mai mette un pezzo di stoffa grezza su di un vecchio vestito?! I vostri usi sono come un vecchio abito ormai logoro. Il rattoppo con stoffa nuova squarcerebbe il vestito procurando uno strappo peggiore. Neppure si mette il vino nuovo negli otri vecchi e ormai consunti, se no questi si rompono per la residua fermentazione, vanno perduti e il vino si versa. Invece, si mette il vino nuovo in forti otri nuovi e cosÃ¬ anche i vecchi si conservano". "Nella Legge non c'Ã¨ nulla di simile!" ha replicato duro un altro di quei noiosi. Se ne sono andati con espressioni indignatissime.

Noi abbiamo in seguito discusso sulle parole di GesÃº, concludendo ch'egli portava sÃ¬ un messaggio nuovo, ma che pure il vecchio meritava d'essere conservato. Invece, ancora ci chiediamo cosa significasse che lo sposo non sarÃ  piÃ¹ con glâinvitati. GesÃº si riferiva a sÃ©? FarÃ  un viaggio da solo? Si sposerÃ  e ci abbandonerÃ ? PerchÃ©, almeno con noi, non si spiega chiaramente?!

Proprio farraginose quelle mie prime ore da discepolo! Mentre s'era solo alla metÃ  del pasto, Ã¨ giunto affannato il capo della sinagoga di Cafarnao, GiÃ iro, sâÃ¨ inginocchiato dietro al Maestro e gli ha detto ansimando a testa bassa e mani giunte: "Mia figlia Ã¨ moribonda, ma se tu vieni e imponi la tua mano su di lei, vivrÃ ". Suppongo avesse avuto notizia della guarigione del paralitico. Tuttavia, proprio in quel momento Ã¨ sopraggiunto qualcuno di corsa gridando, in veritÃ  senzâalcuna delicatezza: "Ã morta!". GiÃ iro Ã¨ balzato in piedi lanciando un urlo; tuttavia, memore della propria alta carica, sâÃ¨ subito ricomposto eâ¦ ha detto a GesÃº una cosa che m'Ã¨ apparsa del tutto assurda: "Se tu vuoi, ella rivivrÃ !". Ridare la vita Ã¨ enormemente di piÃ¹ che sanare un male: ho pensato che il Maestro si trovasse davvero in grave imbarazzo. Invece, tranquillamente sâÃ¨ alzato dal desco ed Ã¨ andato via con GiÃ iro; noi dietro, curiosissimi. Non bastava. Sulla via, una donna che soffriva notoriamente d'emorragia ininterrotta all'utero da dodici anni, ed era dunque esclusa dalla comunitÃ  di preghiera perchÃ© impura come tutte le femmine durante i mestrui, gli s'Ã¨ avvicinata alle spalle, passando fra i molti che avevano preso a seguirlo, e gli ha toccato il mantello. Senza voltarsi il RabbÃ¬ ha chiesto, ma con un viso che non esprimeva vera interrogazione: "Chi m'ha toccato?". Doveva aver giÃ  intravisto quella disgraziata. S'Ã¨ girato e le ha detto, semplicemente: "Coraggio, figlia mia, la tua fede tâha sanata"; e lei Ã¨ guarita davvero: "SÃ¬, ha smesso!" ha urlato piena di gioia. "Vai subito a lavarti", le ha raccomandato il Maestro, "poi presentati a un sacerdote coniugato e non vedovo e fatti visitare da sua moglie, per avere da lui la dichiarazione ufficiale di puritÃ  ed essere riammessa alla preghiera nel tempio". Siamo giunti dopo una buona mezz'ora alla casa del capo della sinagoga, piuttosto distante. Con mia delusione, GesÃº ha preso con sÃ© solo Simone, Giacomo e Giovanni e, entrando, ha chiesto a noi altri d'aspettarlo sul retro, davanti all'uscio secondario; perciÃ² quanto segue mâÃ¨ stato raccontato da quei condiscepoli dopo ch'erano usciti. Vedendo in casa flautisti appena convocati per accompagnare le preghiere funebri e udendoli lanciare le alte grida di dolore che sono nell'uso, il Maestro ha ordinato loro: "Ritiratevi perchÃ© la fanciulla Ã¨ viva e soltanto sta dormendo". Quelli, persone abituate ai lutti e per nulla coinvolte se non per mercede, lo hanno deriso: "Ã arrivato il gran medico!"; "â¦ma guarda tu che arcitonto!"; "Capisce le cose al volo, eh? l'intelligentone!". Ã intervenuto GiÃ iro che ha mandato via con malagrazia quei villanzoni e pure i propri famigliari e servi che s'erano accalcati attorno a GesÃº e creavano confusione; poi l'ha di nuovo scongiurato di risuscitare la figlia, una ragazza che, mi Ã¨ stato detto, dimostrava una dozzina d'anni. Senzâindugio il Maestro ha preso la mano della morta, le ha ordinato di alzarsi e... lei si Ã¨ alzata! Ha comandato di darle da mangiare e, subito dopo, senza fermarsi almeno ad ascoltare i ringraziamenti e le lodi di GiÃ iro, Ã¨ uscito per la porta secondaria, che dÃ  sull'orto dove noi altri lo si aspettava. Io, saputo che la ragazza era di nuovo viva, son rimasto esterrefatto. Se nâÃ¨ sparsa immediata fama attorno alla casa, anche se il nostro RabbÃ¬, come ormai ho capito, non vuole gli entusiasmi d'una folla avida solo di sensazionale; benchÃ© il Maestro fosse uscito discretamente dal retro, Ã¨ stato intravisto dall'accompagnatore di due ciechi che immediatamente ci ha seguito coi suoi assistiti, i quali hanno preso a urlare con voci assordanti: "Figlio di Davide, abbi pietÃ  di noi!" cosÃ¬ che hanno attirato tutta lâaltra gente. Quando abbiamo fatto per risederci alla mia mensa, sempre seguiti da quel codazzo molesto, i ciechi hanno finalmente osato accostarsi. Il Maestro ha chiesto loro: "Credete che io possa guarirvi?". Gli hanno risposto di getto: "SÃ¬, Signore"; e GesÃº: "Sia fatto secondo la vostra fede", ed essi hanno veduto. Poi ha chiesto alla folla d'allontanarsi e ai due di non diffondere oltre il fatto, ma non erano ancora lontani che giÃ  gridavano a squarciagola la notizia a tutti quelli che incontravano. CosÃ¬ sono arrivate nuove persone che, senza lasciarci continuare il pranzo appena ripreso, hanno presentato a GesÃº un indemoniato muto; e il Maestro, nuovamente impietosito, scacciando il demÃ²ne di quel male ha dato la parola al poveretto; perÃ² alcuni farisei shammaiani, che s'erano avvicinati per spiare, hanno sparso voce, davanti alla casa, che fosse stato il Diavolo ad aiutarlo: altri gran guastafeste gli shammaiani, fanatici del rigore! Fatto sta che, arrabbiatissimo per lâattacco al Maestro e, forse, pure perchÃ© aveva fame e voleva finire il pranzo tranquillo, il discepolo Simone Bar Giona, uomo robusto che porta sempre con sÃ© un lungo bastone per tenere a bada la folla, ha chiesto veementemente a GesÃº se dovesse andare "a legnarli tutti quanti sul loro dannato groppone". Il Maestro lo ha calmato: "Otterresti di farti imprigionare e fustigare per aggressione, non di porre freno alle calunnie; anzi, direbbero châÃ¨ stato il Diavolo a picchiarli perchÃ© erano nella veritÃ : no, Simone, non Ã¨ con la violenza che si convertono i peccatori". Finalmente sâÃ¨ terminato il pasto in pace; immediatamente il RabbÃ¬ ha annunciato ai suoi discepoli che con loro avrebbe lasciato la cittÃ  il dÃ¬ seguente e io ho scelto, lÃ¬ per lÃ¬, di seguirlo, lasciando ai miei parenti l'amministrazione della dimora e la tutela di mia moglie. Ho preso parte della pecunia che avevo in casa, per metterla a disposizione della comunitÃ . Mia moglie mi ha quasi urlato: "Quel mago ti ha ipnotizzato per averti come servo e farsi regalare i nostri soldi! Tutti quei falsi ciechi e paralitici sono suoi complici; e la ragazzina morta, poiâ¦ah, che babbeo sei! GiÃ iro e la sua famiglia erano d'accordo, non l'hai capita?! Se no, perchÃ© quel furbastro non avrebbe voluto che tu entrassi in casa, eh?". Credo che, prima di conoscere il Maestro, lâavrei presa a botte, ma lâincontro con GesÃº mâha addolcito e cosÃ¬, semplicemente, non ho risposto a Sara e sono uscito: senza neppure sbattere la porta. Ormai da gran tempo non andavo piÃ¹ d'accordo con mia moglie, tanto che stavo quasi pensando al ripudio; oltretutto, Sara Ã¨ terra sterile, non m'ha dato neppure un figlio; ma ora che sono via io, non sarÃ  piÃ¹ necessario mandar via lei. Ho raggiunto il Maestro e i suoi nella casa dei fratelli pescatori Simone e Andrea, dove tutti hanno base. La mattina dopo, siamo partiti.



Ho avuto qualche notizia su parenti di GesÃº. Il mio condiscepolo Giacomo Bar Cleofa mi ha detto dâessere egli stesso congiunto del Maestro: fu seminato in Maria moglie di Cleofa il quale era parente del defunto Giuseppe di Nazareth padre del Maestro. Ha aggiunto che Cleofa e Maria ebbero anche un altro figlio, Giuseppe il giovane, che a differenza di Giacomo ha preferito non seguire il RabbÃ¬ e a Nazareth gestisce la bottega che fu di GesÃº e, prima di lui, di suo padre Giuseppe il vecchio. Altri parenti di GesÃº sono Simone e Giuda, figli di Taddeo ed Emeria la quale Ã¨ congiunta di Anna, la mamma di Maria di Nazareth, e perciÃ² Ã¨ parente del Maestro. Anche Giuda Bar Taddeo Ã¨ discepolo di GesÃº mentre ho saputo che Simone, come il giovane Giuseppe Bar Cleofa, non ne subisce affatto il fascino ed entrambi lo considerano uno stravagante e sparlano di lui.



Abbiamo girato per cittÃ  e villaggi. Ieri il RabbÃ¬ ha guarito una certa Maria che aveva i sette diavoli della lussuria nel ventre, per cui doveva congiungersi ogni giorno con molti uomini e senza mai averne soddisfazione. Era stata ripudiata dal marito che, sapendola assatanata, per compassione non ne aveva chiesto la condanna a morte per adulterio e l'aveva scacciata segretamente. Viveva da girovaga, coi doni che le facevano i maschi con cui peccava, e il suo nome era famigerato. Ieri sera s'Ã¨ presentata inaspettatamente a GesÃº, mentre si cenava. Il Maestro era, con alcuni di noi, sotto il portico della casa d'un certo Simone, un fariseo shammaiano che lâaveva invitato, dâaccordo con altri della propria setta, per capire meglio cosa pensasse di loro e che, subito, l'ha compreso molto bene: GesÃº, rispondendo a una precisa domanda del padrone di casa, senza esitare gli ha detto: "Vi credete santi perchÃ© praticate le forme di culto, e per voi tutti quelli che non sono farisei sono peccatori, gente della terra li chiamate, perchÃ© dite che solo voi risorgerete e tutti gli altri resteranno sepolti nella morte eterna;


  ma io vi dico che il peccatore che si pente Ã¨ enormemente maggiore di voi che non vi pentite e che lâinfero della morte vi aspetta eternamente, se non cambiate mentalitÃ ".

Il nostro RabbÃ¬ ha idee chiarissime. Non l'ho sentito una sola volta predicare o rimproverare premettendo dei forse e dei mi pare, frequenti nel parlare comune. Non ha vezzo alcuno, non teme il giudizio e le reazioni di coloro che bolla, il suo pensiero Ã¨ fermo e il suo insegnamento Ã¨ cosÃ¬ alto che Ã¨ impossibile, per un uomo in buona fede, stupirsi delle sue certezze e della forza della sua parola.

Proprio allora la peccatrice, che doveva averlo visto entrare, sâÃ¨ intrufolata e sâÃ¨ buttata in ginocchio davanti al Maestro, bagnandogli i piedi con le lacrime. Li ha asciugati coi propri capelli e ha iniziato a cospargerli di un olio profumato che aveva portato con sÃ©. Simone il fariseo ha avuto unâespressione di disgusto: per lui, quella donna era tra le peggiori della terra. Ha parlato negli orecchi a due scribi della sua setta, che erano stesi sulle stuoie ai suoi lati. Costoro hanno guardato GesÃº e hanno tentennato la testa. Comâegli ci ha poi spiegato, dovevano aver pensato che non sapesse distinguere una peccatrice da una donna onesta e, dunque, passasse ingiustamente per un maestro. Il nostro RabbÃ¬ l'ha interpellato con severitÃ : "Simone, osserva bene questa donna. Io sono entrato ospite da te e, per disprezzo nei miei riguardi, non mâhai dato la rituale acqua per i piedi e il panno per rasciugarli; lei me li ha lavati con le lacrime e me li ha asciugati coi capelli, cioÃ¨ con tutta sÃ© stessa. Men che mai tu hai ordinato ai servi di cospargermi il capo con olio profumato, lei mâha asperso sui piedi il profumo che ha comprato apposta per me con tutte le sue sostanze. PoichÃ© ha molto amato, le sono perdonati tutti i suoi peccati ed Ã¨ liberata dai demÃ²ni del furore dei sensi. Ã invece a chi ama poco che poco si perdona". Qui, aprendosi al sorriso sâÃ¨ rivolto alla donna: "Maria, ti sono perdonati i tuoi peccati. Per la tua fede, sei salva. Va' in pace". Quei bacchettoni dei commensali, ovviamente, si sono scandalizzati: "Chi crede mai d'essere quello lÃ , per perdonare i peccati?" ha fatto un primo, steso in prossimitÃ  del padrone di casa; "Si pensa forse lâAltissimo in persona, âsto peccatore?!" ha calcato un secondo, piÃ¹ vicino al nostro RabbÃ¬; "Bestemmia! Bestemmia!" Ã¨ venuto da molti altri. Lâospite ha congedato assai rudemente GesÃº, noi e la donna: spintonati dai servi, ci siamo trovati in istrada. Quella Maria, non appena fuori, assolutamente calma come se non avesse appena subito oltraggi e violenza, ha baciato le mani al Maestro e gli ha chiesto se poteva seguirlo. Le ha risposto GesÃº, a sua volta serenissimo ben diversamente da noi: "Ã ancora troppo presto per le donne, ma tra un anno potrai raggiungermi a Cafarnao, se lo vorrai ancora".



Quasi tutto il popolo crede da secoli alla venuta del Messia dellâAltissimo. Ormai soltanto i sadducei e i farisei vicini al tempio e al sinedrio, coi loro seguaci, accolgono la tradizione sacerdotale per la quale il cielo


  sostiene Israele solo se obbedisca alla lettera alle norme mosaiche, che i sacerdoti hanno il dovere di far rispettare con assoluto rigore, fino allâimplacabilitÃ , tradizione secondo la quale i sacerdoti stessi sono i capi dâIsraele. Tutti gli altri seguono la piÃ¹ pietosa tradizione messianica per la quale lâAltissimo ha fatto a suo tempo un patto col re Davide, promettendogli protezione per la sua discendenza fino a suscitare lâultimo, piÃ¹ grande e piÃ¹ magnanimo dei re, il Messia. Diverse persone pensano che proprio il nostro RabbÃ¬ sia l'Unto promesso dalle Scritture, il re che guiderÃ  Israele a dominare il mondo e fonderÃ  l'universale regno di pace senza fine, e anch'io la penso cosÃ¬. Ecco perchÃ© i due ciechi lo avevano chiamato figlio di Davide e Signore. CâÃ¨ tuttavia parecchio da fare prima del trionfo; ieri ci ha detto: "C'Ã¨ molta messe ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il padrone della messe perchÃ© mandi operai". Evidentemente ha voluto farci notare che non abbiamo ancora un esercito per conquistare il potere. CosÃ¬ abbiamo pregato. GesÃº ci farÃ  suoi ministri? Che salto sarebbe, da disprezzato pubblicano a ministro del re! Immagino la faccia basita che farebbe quella cretina violenta di mia moglie nel saperlo! Da altri, sâintende, chÃ© certamente non me la terrei accanto, quella scema arrogante. Quando ho parlato cogli altri discepoli della conquista del regno e della nostra nomina a ministri, sono apparsi sui loro volti sorrisi di gran soddisfazione; non su tutti perÃ², non su quello del condiscepolo Giovanni; il giovanetto, anzi, ci ha guardati con un certo compatimento, poi ha detto: "Il Maestro conquista nella pace". Strano ragazzo, devo dire; e poi a quell'etÃ , non dovrebbe permettersi di guardarci cosÃ¬!


Parte seconda (#ulink_a2eb7ff5-ab1a-5e03-8c78-700ddf380b1b)









Il RabbÃ¬ Ã¨ a Gerusalemme con alcuni di noi per pregare nel tempio. Ne approfitto per riportare, come mâero ripromesso, precedenti fatti e detti pubblici di GesÃº Bar Giuseppe, secondo quanto mi hanno raccontato miei condiscepoli.



Come sapevo qual suo concittadino


 , fino ai ventitrÃ© anni Ã¨ stato d'aiuto al padre Giuseppe di Betlemme, costruttore


 . A causa del pochissimo lavoro nella piccola Nazareth, la gran parte dell'attivitÃ  dei due s'Ã¨ svolta a Sepphoris, a un'ora e mezzo di cammino, cittÃ  giÃ  distrutta dai romani durante la conquista della nostra terra e che, un quarto di secolo fa, il tetrarca di Galilea Erode Antipa aveva deciso di far ricostruire, secondo le norme architettoniche greco-romane, fornendo gran lavoro agli artigiani. Ã oggi una grande cittÃ , che continua ad ampliarsi, con un teatro da seimila posti, riferimento culturale per tutta la Galilea, botteghe, negozi, edifici pubblici, banchi di prestito, bagni purificatori per noi ebrei, terme per i gentili. PoichÃ© a Sepphoris si parla, normalmente, il greco, GesÃº ha avuto modo d'impararlo bene


 .

Mi hanno detto che il Maestro ha iniziato la sua vita pubblica trentatreenne, una trentina dâanni dopo la morte del re Erode


 , nel quindicesimo anno dellâimpero di Tiberio Cesare


  e nel terzo dalla nomina di Ponzio Pilato a governatore di Giudea


 . Aveva abbandonato il suo lavoro dieci anni prima, dopo la morte del proprio padre. Nel pregare lâAltissimo, come faceva continuamente, aveva sentito in cuore la voce divina comandargli di lasciare Nazareth e andare a Gerusalemme per aumentare la propria cultura. Aveva dunque affidato Maria la madre e la gestione della bottega a Giuda Bar Taddeo e a Giuseppe e Giacomo Bar Cleofa, giÃ  garzoni di suo padre. Per un decennio, aveva studiato nella cittÃ  santa presso la famosa scuola farisaica fondata dal misericordioso rabbÃ¬ Hillel che, comâÃ¨ ben noto, prÃ¨dica non solo di non fare il male a nessuno, ma di fargli tutto il bene possibile, a parte i nemici ovviamente e, fra questi, i samaritani e gli occupanti romani


 .

Circa sei mesi fa, seguendo un'altra ispirazione, GesÃº sâÃ¨ unito al gruppo del profeta Giovanni detto il battezzatore il quale, lasciato un suo eremitaggio nel deserto, aveva preso a predicare al popolo e gli ha impartito il battesimo di penitenza. Giovanni battezza secondo gli usi degli esseni di Qumran sul Mar Morto tra i quali era stato da giovanissimo, sebbene non appartenga piÃ¹ a quella congregazione a causa di varie divergenze, anzitutto sul tempo dellâavvento del Messia e sulla sua figura: per gli esseni sono addirittura tre gli Unti che verranno, uno sacerdote, uno re e uno profeta, e non, come sempre s'Ã¨ creduto, un Messia solo. C'erano stati inoltre duri contrasti su come considerare il prossimo onesto: per quelli di Qumran, lâessenziale Ã¨ essere nella setta e quando se ne sia al di fuori, anche se galantuomini, si Ã¨ figli del male. Fanatici! In generale, essi hanno usi estremamente rigorosi, fino alla spietatezza, e pure eccentrici; ad esempio, a chi si fa adepto il matrimonio viene proibito, diversamente dall'uso d'Israele per il quale ogni uomo si sposa, di solito entro i vent'anni; e se Ã¨ vero che i giÃ  coniugati possono esser ammessi a Qumran, essi vengono tuttavia considerati meno nobili degli altri. Presso gli esseni poi, chi ha difetti fisici Ã¨ considerato un peccatore o un figlio di peccatori, egli Ã¨ visto, per questo solo fatto, come un maligno: in ciÃ² gli esseni seguono, estremizzandola, la tradizione religiosa conservata dai farisei scribi: Ã¨ un atteggiamento opposto a quelli del nostro RabbÃ¬ e di Giovanni i quali, uscendo in questo caso dagli usi, non vedono nei difetti fisici e nelle malattie marchi di peccato. In breve, la dottrina e la liturgia essene portano all'estremo le norme di puritÃ  fisica praticate dai farisei che, a loro volta seguono le orme di quei giudei i quali, secoli or sono, in opposizione alla dominazione del re straniero Antioco Epifane e dei suoi successori, si appartarono dal resto del popolo; ma per quelli di Qumran, i farisei sono comunque condannati dal cielo perchÃ©, essi dicono, non sono abbastanza rigorosi e, inoltre, perchÃ© vogliono guidare il popolo con insegnamenti, invece di starsene orgogliosamente separati come gli stessi esseni; e dire che GesÃº sgrida invece certi farisei proprio per la ragione contraria, ritenendoli troppo formalisti e con poco amore per il prossimo! SÃ¬, c'Ã¨ un'enorme differenza tra l'amoroso GesÃº e quegli odiatori esseni. Quanto a Giovanni, mi pare ch'egli sia in una posizione di mezzo, essendo giusto e desideroso di giustizia come il nostro Maestro ma un po' meno misericordioso verso i peccatori che, comunque, ritiene perdonabili qualora si pentano. Come GesÃº aveva riferito ai miei condiscepoli, quelli di Qumran, diversamente da tutti noi ebrei che solo a Pasqua teniamo la cena in ricordo della liberazione del nostro popolo dalla schiavitÃ¹ d'Egitto, praticano ogni giorno la cena solenne con benedizione del pane e del vino. Peraltro presso gli esseni di Qumran, seguendo in questo caso gli usi antichi per i quali, in ogni gruppo religioso, il rabbÃ¬ raccoglie attorno a sÃ© dodici consiglieri-collaboratori, gli assistenti del gran maestro sono appunto dodici: dodici come le tribÃ¹ d'Israele, se non si conta quella di Levi che, a differenza delle altre, non aveva ricevuto, a suo tempo, territorio in amministrazione ma, in paga, aveva avuto dignitÃ  sacerdotale. Gli esseni, poi, credono nella predestinazione, a differenza di GesÃº e di Giovanni i quali richiamano all'impegno e sgridano chi non ami il prossimo. Ã assurdo credere dâessere predestinati! Che merito avrebbero coloro che amano, che colpa avrebbero coloro che odiano? Per gli esseni, figuriamoci un po', Ã¨ un merito nonchÃ© un indizio della loro predestinazione divina alla salvezza lâamarsi soltanto tra essi stessi, rigorosamente, e lâodiare, altrettanto con rigore, chiunque non sia dei loro; essi pronunciano, tra altre maledizioni ai non esseni considerati tutti figli di Satana, addirittura la seguente: Quando alzi le tua grida, Dio non ti usi misericordia, nÃ© ti perdoni cancellando le tue iniquitÃ . Impiegano nei discorsi e negli scritti le espressioni figli della luce e figli delle tenebre, e se Ã¨ vero che si tratta di espressioni simboliche presenti in tutte le culture, come imparai su testi che raccolsi in passato nella mia biblioteca domestica, ben diverso Ã¨, in merito, il sentire della setta rispetto al nostro: per gli esseni tutti, a parte essi stessi, sono figli delle tenebre, quindi anche i seguaci di Giovanni e noi discepoli di GesÃº, noi che, diversamente, consideriamo figlio delle tenebre non chiunque appartenga a un altro gruppo ma solo chi, realmente, faccia il male; ma tant'Ã¨, per quei fanatici conta solo l'appartenenza, non le intenzioni buone o cattive del cuore. Giovanni, diversamente dai suoi antichi compagni di Qumran, non aspetta affatto un finale Giorno dell'Odio in cui tutti i non esseni saranno massacrati dallâAltissimo, nÃ© lancia maledizioni contro i peccatori, solo inveisce, in veritÃ  aspramente, contro di loro, a qualunque categoria essi appartengano, invitandoli a pentirsi e a darne il segno nel battesimo. Quella setta infine, diversamente da noi e dai seguaci del battezzatore, pratica divinazione, astrologia e magia: GesÃº aveva saputo da Giovanni e riferito ai miei condiscepoli che gli esseni conservano fra i testi della loro enorme biblioteca, in Qumran, le famigerate opere di carattere magico-divinatorio Peana per il re Jonathan, Brontologion, Formula contro gli spiriti maligni da un amuleto, Testo fisiognomico, Lâera della luce sta venendo e, addirittura, il libro Egli amÃ² le sue emissioni corporali!


  Peraltro, degli esseni Giovanni ha mantenuto lo stesso rigore di vita conducendo un'esistenza di rinunce, anzi il battezzatore Ã¨ persino piÃ¹ severo di loro, tanto che la sua dieta radicalizza il divieto di MosÃ¨ di mangiare sangue fino al punto ch'egli rifiuta carni d'animali, anche se sgozzati e liberati cosÃ¬ dalla linfa di vita donata dallâAltissimo: egli mangia cavallette, cibo purissimo secondo il Levitico perchÃ© del tutto privo di sangue. C'Ã¨ chi afferma che tali bestioline siano anche gradevoli al gusto, specialmente se abbrustolite; sarÃ , io non ho mai provato ad assaggiarle e cercherÃ² di farne sempre a meno perchÃ©, in veritÃ , mi schifano assai.

GesÃº Ã¨ stato battezzato dal parente nel fiume Giordano, in un momento in cui c'era gran folla: me l'hanno riferito Giuda di Qerijoth, Andrea e Giovannino, anchâessi in quei giorni discepoli di Giovanni. Un momento prima, inaspettatamente per tutti, il battezzatore aveva affermato a gran voce, rivolto al nostro RabbÃ¬: "Tu non hai peccato mai! Non hai bisogno dâacqua di penitenza. Io dovrei essere battezzato da te e tu, invece, vieni da me?!". Il battesimo Ã¨ avvenuto esclusivamente perchÃ© GesÃº ha insistito: "Lascia che sia cosÃ¬ per ora, in quanto occorre che adempiamo ogni giustizia". Secondo Andrea, con âgiustiziaâ ha inteso âosservanza del piano dellâAltissimoâ: pensa che quel battesimo sia stato per il Maestro come un'unzione a Messia. Dice infatti dâaver sentito nella mente, e come lui il battezzatore e tutti i presenti, una tonante voce scendere come se stesse planando dal cielo, cosÃ¬ come fa una colomba quando cala per posarsi a terra, ed esprimere un richiamo al profeta Isaia: "Questi Ã¨ il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto"


 . Il parente di GesÃº ha pronunciato quanto stava udendo, cosÃ¬ che la sua parola ha fatto eco a quella che risonava nella mente d'ognuno. "Per questo segno", m'ha detto Andrea, "quando, tempo dopo, GesÃ¹ Ã¨ venuto a chiamarmi come suo discepolo, mi son unito a lui, insieme al mio parente Simone". "Anch'io", s'Ã¨ aggiunto Giovannino. SÃ¬, penso che GesÃº sia l'Unto promesso, il re che libererÃ  Israele e porterÃ  la nostra gente alla conquista della terra. Giuda di Qerijoth ne Ã¨ sicuro: per certe sue parole, io suppongo che questo condiscepolo aspiri a divenire il primo ministro del nuovo regno. Il giovane Giovanni ha una sua opinione sul battesimo di GesÃº, e sono d'accordo con lui: "SÃ¬", mi ha detto, "il battesimo puÃ² essere stato come un'unzione, ma ha avuto pure un altro scopo, manifestare al mondo l'umiltÃ  del nostro Maestro: un Messia colmo di splendida umiltÃ ". Un re umile e mite non sâÃ¨ mai visto in tutta la storia d'Israele. Sarebbe magnifico.



Ho saputo questa mattina da Andrea che il battezzatore Ã¨ figlio di un certo Zaccaria e di una certa Elisabetta figlia della defunta Emeria che era parente stretta della madre di Maria la mamma del nostro Maestro; dunque questi Ã¨ a sua volta parente prossimo di Giovanni Bar Zaccaria. Si racconta che Elisabetta avesse concepito essendo ormai molto vecchia, sui quarantâanni, essendo sposa da oltre venticinque e non avendo avuto alcun figlio prima di Giovanni profeta; e che solo per un miracolo del Signore fosse rimasta incinta. Certuni, ma non noi discepoli, pensano che il Messia non sia GesÃº ma quel suo parente: in neppure un anno di vita pubblica, il battezzatore ha acquistato gran fama presso il popolo. Si dice che sia un uomo imperioso, con tutta la forza di volontÃ  d'un vero re, sebbene vesta poveri pelli di cammello trattenute da una cintura di cuoio da poco prezzo: pare che li indossi per dimostrare di non essere piÃ¹ esseno, dato che per questa setta si tratta di abiti impuri. Giuda, Andrea e Giovannino testimoniano che una volta, prima che GesÃº entrasse nel movimento giovanneo, il suo parente, mentre stava battezzando presso BetÃ nia, aveva visto superbi sadducei e pomposi farisei scribi venire al Giordano ed era divenuto violaceo in volto, quindi aveva inveito a pieno fiato contro di loro, benchÃ© persone potentissime: "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente dellâAltissimo? Fate invece frutti di conversione e non crediate che sia veritÃ  quanto fra voi affermate: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che lâAltissimo puÃ² far sorgere figli d'Abramo da queste pietre. GiÃ  la scure Ã¨ pronta presso la radice degli alberi e ogni albero che non produce frutti sarÃ  tagliato e gettato nel fuoco!". "PerchÃ© battezzi?" gli avevano domandato quelli, senza scomporsi, quando gli erano stati innanzi, e avevano aggiunto a beffa: "Sei il Messia, o Elia tornato in terra, o un altro profeta? Rispondici, chÃ© possiamo riferire a chi ci ha inviato a interrogarti". Giovanni allora, mostrando di non aver colto lâironia e placando il tono: "Sono solo la voce di uno che grida nel deserto: Preparate le vie del Signore, come profetÃ² Isaiaâ¦"; "â¦ma perchÃ© battezzi, se non sei nÃ© il Messia, nÃ© Elia, nÃ© un profeta? Come osi?!" gli era stato rilanciato con tono sprezzante. Il battezzatore era tornato all'istante paonazzo e aveva gridato, spruzzandoli di saliva viscosa: "Io battezzo con acqua per il pentimento di conversione, ma colui che viene dopo di me ed era prima di me Ã¨ giÃ  in mezzo a voi ed Ã¨ piÃ¹ potente di me: io non son degno di calzare i suoi sandali o anche solo di scioglierne i legacci.


  Sono venuto a battezzare con acqua soltanto per far conoscere il suo nome. Egli battezzerÃ  nella Ruah


 , il Vento dellâAltissimo, e nel suo fuoco. Ha in mano il vaglio e con questo monderÃ  la sua aia, raccoglierÃ  il grano nel granaio e brucerÃ  la pula con un fuoco inestinguibile!". Quei loschi se nâerano andati soffiando velate minacce: "Riferiremo, riferiremo: sta' pur certo che riferiremo cosÃ¬ come hai detto". M'Ã¨ parso chiaro che Giovanni intendesse che il vero Messia Ã¨ il nostro Maestro, ma mi sono chiesto qual fosse il significato preciso di fuoco: che chi non sarÃ  col re Unto sarÃ  bruciato sul rogo? e perchÃ© il fuoco anche nel benigno battesimo? Il battezzato si scotterÃ ? Ne ho parlato ai condiscepoli. "No, Matteo", ha commentato il giovane Giovanni, "non si scotterÃ : le stesse Scritture paragonano lâAltissimo al fuoco che illumina e scalda, e quel fuoco battesimale Ã¨ certo un simbolo del suo ardente amore". Ha ragione, il paragone Ã¨ nell'Esodo, nel Deuteronomio e in Ezechiele: questo giovane ha piÃ¹ cultura di quanto pensassi! Comunque, Ã¨ certo che per i nemici non si tratta dâun fuoco benigno; eh, no; no davvero.

Dopo aver ricevuto il battesimo, il nostro Maestro sâÃ¨ ritirato, soffrendo la fame, a meditare e pregare nel deserto. Non sapevano precisarmi per quanti giorni, ma mi hanno riferito châerano assai numerosi, per cui si puÃ² dire, come nellâuso, per quaranta giorni, cosÃ¬ comâÃ¨ convenzione dire per quarant'anni a proposito del molto tempo passato da Israele nel deserto fra la fuga dallâEgitto e la conquista della nostra terra. Di sicuro, mangiare locuste, miele selvatico e radici, e per di piÃ¹ solo dopo il tramonto


 , non sazia lo stomaco. Ho saputo da Giovannino, GesÃº stesso gliene aveva parlato, che durante quel ritiro il Maestro Ã¨ stato molto tentato dal maligno che gli ha promesso cibo in abbondanza e, ben piÃ¹, potere regale e gloria, chiedendogli perÃ² sottomissione. Secondo il mio buon senso, doveva essere un emissario di Cesare, a parte che sicuramente aveva il Diavolo dentro: a quanto penso, Roma teme il Messia e vuol farselo amico promettendogli un regno fantoccio come quello dâErode Antipa. Figuriamoci un po' se il re Unto dallâAltissimo potrebbe render conto all'imperatore bestemmiatore sacrilego, e immaginiamoci se puÃ² averne paura! No, invece abbatterÃ  quell'impero del male, e io con lui; e sarÃ² suo ministro! Per scrupolo voglio anche annotare che, secondo il mio giovane condiscepolo, il demonio avrebbe addirittura condotto, per magia, GesÃº su un monte altissimo, mostrandogli tutti i regni del mondo e promettendoglieli in dono se il Maestro l'avesse adorato. Mi sembra un'esagerazione, continuo a pensare che gli abbia solo promesso il regno pupazzo del tetrarca di Galilea. Riferisco le risposte che GesÃº, sempre secondo il giovane Giovanni, ha dato a quel maligno. Per quanto riguarda la tentazione che faceva leva sulla fame, gli ha risposto sdegnosamente: "Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca dellâAltissimo!". Ã chiaro che solo uno sciocco poteva pensare che una tempra come GesÃº cedesse per fame. Altra risposta al maligno servo dellâimperatore: "Sta scritto: Ai suoi angeli darÃ  ordini al tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perchÃ© non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede": il condiscepolo mâha riferito che il maledetto aveva condotto il Maestro sul pinnacolo del tempio di Gerusalemme, sfidando poi GesÃº a buttarsi giÃ¹ per mostrare a tutti il suo potere di Messia: infatti, avrebbe detto quel maligno con un ghigno, sicuramente gli angeli interverranno a sostenerti. "Voleva far leva sulla superbia del Maestro", ha commentato il giovane Giovanni, "ma gli Ã¨ andata male, perchÃ© GesÃº Ã¨ umile". Alla fine l'emissario di Roma deve avergli proposto di adorare l'imperatore per esserne fatto re, perchÃ© ha ricevuto in risposta: "Adora lâAltissimo e a lui solo rendi culto!". Preciso che, secondo Giovannino, il Diavolo, com'egli lo chiama, avrebbe chiesto a GesÃº dâadorarlo direttamente; ma Ã¨ evidente che si riferiva all'imperatore, in quanto il prostrarsi al messo sarebbe stato un simbolo di sottomissione a Cesare. Comunque, poichÃ© il nostro RabbÃ¬ ha una personalitÃ  fortissima, l'altro s'Ã¨ rassegnato ad andarsene. Secondo il discepolo Filippo, ebreo ellenizzato che conosce la filosofia e uomo assai razionale, il racconto dellâincontro di GesÃº con quel brutto figuro era simbolico, indicava allegoricamente le tentazioni entrate nel suo cuore durante il ritiro nel deserto e non solo, ma pure quelle subite nel corso della vita e che sempre ha saputo superare. "Dopo qualche tempo", ha aggiunto Filippo, "dev'essere passata una carovana e, essendo trascorso il periodo di digiuno che s'era ripromesso, GesÃº ha potuto saziare la sua fame". Veramente Giovannino mi ha raccontato che, secondo il Maestro, si trattava di angeli dellâAltissimo. Per Tommaso, persona dal carattere assai pratico, potrebbero avere ragione tanto lui che Filippo: "Infatti, anche se fossero stati carovanieri ispirati dal cielo perchÃ© passassero di lÃ  a sfamare GesÃº, si sarebbe trattato, di fatto, di messaggeri


  dellâAltissimo". Ho chiesto ai compagni: "Visto che sa fare portenti, perchÃ© mai, quand'Ã¨ scaduto il termine, non s'Ã¨ sfamato con un miracolo, invece d'aspettare i messaggeri del cielo?". Simone Bar Giona m'ha risposto: "In quel tempo non lo conoscevo ancora, posso perÃ² dire che, da quando sono con lui, l'ho visto miracolare sempre e solo gli altri. A volte ha sofferto malanni, come quando ha preso una storta posando male un piede, ma non s'Ã¨ sanato, ha atteso che la guarigione venisse da sola, col passare dei giorni".

GesÃº, lasciato il deserto, s'Ã¨ diretto al lago di Cafarnao, da altri detto di Tiberiade dal nome della capitale del tetrarca Antipa Bar Erode, dedicata allâimperatore Tiberio suo protettore, e da altri ancora, con un certo eccesso, chiamato mar di Galilea. Qui, lungo la riva, ha incontrato due parenti prossimi figli degli stessi genitori, i miei condiscepoli Simone e Andrea, semi di Giona


 , che coi garzoni stavano gettando le loro reti nel lago per pescare. Ha loro ordinato: "Venite con me e vi farÃ² pescatori di uomini" e i due, cosÃ¬ com'Ã¨ poi avvenuto per me, l'hanno seguito senz'altro; hanno affidato lâazienda al socio Zebedeo. Poco piÃ¹ in lÃ , ha chiamato altri due pescatori, Giacomo e il giovane Giovanni, figli del medesimo Zebedeo, che hanno piantato padre, garzoni, barche e reti e gli sono andati dietro. Il genitore ha urlato loro, come un indiavolato, di non perdere tempo, chÃ© Giovannino ne aveva giÃ  perduto fin troppo col battezzatore ed era pazzesco che addirittura entrambi i figli lo abbandonassero e, per di piÃ¹, adesso che aveva anche le barche di Simone e Andrea da gestire; ha loro intimato, minacciando di diseredarli, di riprendere subito a lavorare. Inutile, se ne sono andati lasciandolo lÃ  che gridava: "Come farÃ² ad affidarmi ai soli dipendenti? Ci deruberanno! Ci deruberanno!".

Usciti da Cafarnao, sulla via hanno incrociato un filosofo che GesÃº aveva frequentato a Gerusalemme, Filippo di BetsÃ ida. Dopo essersi riconosciuti e salutati, l'uomo gli ha confidato d'essere rimasto deluso dai propri maestri e che se ne stava tornando per sempre a casa propria. Gli ha precisato: "Nei primi tempi sembrava tutto coerente con quanto giÃ  sapevo, ma i vertici tenevano segreta la loro vera dottrina e quando, dopo l'iniziazione, ce l'hanno finalmente rivelata, ho capito che non corrispondeva interamente alla Torah di MosÃ¨


 . Per loro, il mondo era stato creato da un demiurgo, un arconte dellâAltissimo che gli aveva disobbedito, forse Satana anche se non lo chiamavano cosÃ¬, perchÃ© Colui che cammina sulla sfera di cristallo del firmamento


  non aveva nessuna intenzione di creare il mondo materiale; e ci hanno insegnato che il peccato non viene dalla libertÃ  dell'uomo, come si legge invece per Adamo che scelse di peccare, ma Ã¨ nella materia stessa. Eppure sappiamo da MosÃ¨ che lâAltissimo contemplÃ² quanto aveva creato e vide ch'era buono! I nostri maestri ci avevano insegnato che non bisogna procreare, perchÃ© ogni corpo umano Ã¨ male, ma il Santissimo disse ai primi due sposi del mondo: Crescete e moltiplicatevi! Poi ci avevano addirittura introdotti alla magia, che la Legge condanna, insegnandoci a mescolare spiritualmente acqua, aria, terra, fuoco per trarne un'ineffabile quintessenza e quindi salire fino all'estasi per sentirci noi stessi parte dell'eterna luce divina; ma MosÃ¨ dice che lâAltissimo insufflÃ² in noi lo spirito della sua vita solo quando ci creÃ², qui nel mondo, dunque che prima non eravamo, non che giÃ  vivevamo come parti di lui prima d'essere cacciati nei nostri corpi per la nefanda iniziativa del demiurgo. Una cosa sola di quell'insegnamento esoterico m'aveva commosso, l'idea della futura venuta d'un benigno rivelatore divino che ci avrebbe infine interamente illuminati, consentendoci di raggiungere la gioia". GesÃº gli ha detto: "Se vuoi conoscere la vera parola del Creatore, segui me: io sono colui che doveva venire". Filippo, senza commenti, come guidato da forza divina s'Ã¨ aggiunto al gruppo.

Proprio Filippo mi ha riferito che, di seguito, sono andati a Nazareth, circa un giorno di cammino, a prendere la madre del RabbÃ¬, Maria, perchÃ© lei e il figlio erano invitati alla festa di nozze d'un cananeo loro parente.

Tre giorni dopo, entrati in Cana, il nuovo discepolo ha visto un amico che, con gli abiti delle feste, stava uscendosene di casa, invitato a sua volta al matrimonio, il rabbino Natanaele Bar Tolomeo, un uomo di grande idealismo. Dopo averlo abbracciato, Filippo gli ha detto con entusiasmo: "Troverai finalmente colui che cerchi: il Messia di cui parlano MosÃ¨ e i profeti Ã¨ GesÃº di Nazareth, figlio di Giuseppe!". "Forse che da quel paese puÃ² venire qualcosa che valga?" ha commentato Natanaele con disinteresse. "Parlagli, e vedrai!" ha insistito Filippo, e prendendolo sottobraccio lâha presentato a GesÃº. Allora il Maestro: "Bar Tolomeo, sei un israelita sincero che cerca sempre di tutto cuore la veritÃ . So che, prima che noi giungessimo, tu stavi riposando sotto un fico". "RabbÃ¬", sâÃ¨ illuminato lâamico di Filippo, "poichÃ© tu vedi anche dove non sei, tu sei davvero il Messia che attendevamo e io vengo con te". "Assisterai a fatti ben maggiori, amico mio".

M'ha raccontato Giovannino che, comâÃ¨ nell'uso, sul far del mezzogiorno lo sposo, alla guida d'un corteo di amici, compreso GesÃº, e accompagnato da suonatori, s'Ã¨ recato dalla sposa. Questa intanto, con l'aiuto delle amiche e delle parenti, tra cui Maria, aveva fatto il bagno, s'era profumata e vestita d'una candida tunica stretta da una cintola alla vita e d'un velo bianco lungo dalla testa ai piedi e coronato di mirto. Dieci sue compagne vergini, vestite di bianco, con lampade accese sono andate incontro allo sposo e l'hanno condotto alla casa del padre della sposa. Qui i due promessi si sono seduti sotto un baldacchino. S'Ã¨ posto il Telo della Preghiera sul loro capo. Il padre ha preso la mano destra della figlia e l'ha posta nella destra del promesso, pronunciando: "Il Signore di Abramo, Isacco e Giacobbe sia con voi e vi unisca in matrimonio. Faccia scendere la sua benedizione su di voi e vi consenta di vedere i figli e i nipoti sino alla quarta generazione". Quindi Ã¨ andato dietro ai novelli coniugi, ha levato al cielo un calice di fragile vetro a benedizione loro e di tutti i parenti e l'ha passato alla coppia perchÃ© ne bevesse il vino. Il marito ha gettato quindi il calice a terra, infrangendolo, e ha giurato fedeltÃ  alla moglie "sino a quando i frammenti non si ricomporranno da soli". Infine GesÃº, Maria, i discepoli e tutti gli altri hanno preso a girare attorno agli sposini gettando loro orzo e grano ad augurio di feconditÃ  e ricchezza. Verso il tramonto il marito, alla guida del corteo nuziale, ha condotto la moglie e gl'invitati alla propria casa, dov'era pronto il solenne pranzo di nozze offerto dal padre dello sposo; mi ha detto Giovannino: "Il banchetto Ã¨ stato magnifico, pieno dâallegria, soprattutto quandâÃ¨ venuto il momento di lanciare frizzi allo sposo. GesÃº Ã¨ stato il piÃ¹ brillante e, a differenza di altri, ha avuto molto garbo. Verso la fine perÃ², la gioia deglâinvitati ha rischiato di spegnersi, perchÃ© Ã¨ terminato il vino. Allora il Maestro ha trasformato in un nettare squisito della semplice acqua, cosÃ¬ che il padrone di casa non rimanesse mortificato e glâinvitati delusi". Mi ha precisato Giacomo: "Ã stata la sua mamma a chiederglielo, lui le ha risposto che non era ancora giunta lâora di manifestarsi, ma alla fine ha accondisceso". Ha puntualizzato Giovannino: "Al suo diniego, Maria ha ordinato ai servi, come se il figlio avesse acconsentito, di fare quanto avrebbe loro comandato lui e GesÃº, udendo queste parole, ha ceduto e obbedito a sua madre, perchÃ© le vuole molto bene. Fatta attingere acqua dal pozzo, sâÃ¨ avvicinato alle giare e ha ordinato di mescerla nelle brocche di servizio; ebbene, via, via che lâacqua era versata, si trasformava istantaneamente in vino. Il maestro di cerimonia l'ha assaggiato, com'Ã¨ suo dovere, ed Ã¨ rimasto estasiato; Ã¨ andato dal padre dello sposo a complimentarsi perchÃ© aveva serbato il meglio al termine, a differenza dellâuso di mescere vino scadente quando glâinvitati sono ormai brilli. Lâaltro, non sapendo, sâÃ¨ mostrato del tutto compiaciuto: Modestamente, ha esclamato tirando indietro la testa e socchiudendo gli occhi, a casa nostra câÃ¨ sempre il meglio! GesÃº, la madre e noi discepoli abbiamo udito, perchÃ© eravamo vicini, e non siamo riusciti a trattenerci dal ridere divertiti; il padrone di casa non ne ha capito la ragione, deve aver pensato a un qualche frizzo tra di noi, perchÃ© sâÃ¨ allontanato raggiante proclamando ad alta voce, con un gran sorriso: Altre bevute squisite per la compagnia a spese mie, alla salute degli sposi!". L'avrÃ  saputo in seguito, suppongo, dato che i suoi servi avevano assistito al miracolo".

"SÃ¬", sâÃ¨ intromesso a questo punto Simone Bar Giona che, seduto non lontano a riparare una rete, aveva ascoltato tutto, "Ã¨ per quella trasformazione dellâacqua in vino che abbiamo definitivamente creduto in GesÃº. Alla fine della cena il Maestro ci ha detto che, con quellâevento apparentemente incredibile, aveva voluto darci un segno dâun futuro evento meraviglioso che avrebbe avuto lui a protagonista e sarebbe accaduto per il bene di tutto il mondo; altro non ha aggiunto e noi non abbiamo osato chiedere precisazioni


 ; comunque, quella trasformazione a noi basta e avanza per credere in lui e seguirlo". Noi condiscepoli chiamiamo Simone Lâentusiasta: cerca sempre di sapere ogni cosa per poter essere utile al Maestro e vuol sempre essere il primo ad aiutarlo, con una foga tale che, a volte, combina pasticci. In questi giorni Ã¨ un poâ triste perchÃ©, stavolta, il RabbÃ¬ non lâha scelto per accompagnarlo.

Tornato coi sei seguaci nella zona del lago, il Maestro ha iniziato a predicare. Ha guarito ammalati liberandoli dai demÃ²ni delle loro malattie e ha reso liberi pazzi furiosi dagli spiriti maligni che li possedevano


 . Altri discepoli si erano intanto aggiunti: Simone di Cana, di famiglia farisaica ma libero girovago idealista, Giuda Taddeo, carpentiere e parente del Maestro, Giuda detto Tommaso


 , geometra e costruttore, Giacomo di Alfeo, carpentiere e anchâegli parente di GesÃº, e Giuda di Qerijoth di Giudea, l'Iscariota, l'unico non galileo, in passato mio impiegato al banco del tributo e che mâaveva lasciato per seguire Giovanni il battezzatore: parla continuamente di politica e corre voce che, da giovanissimo, fosse uno zelota, ma egli nega, forse per prudenza, chÃ© si sa bene cosa fanno i romani a chi, anche solo, sia sospettato d'essere un partigiano! Per la stessa ragione, immagino, GesÃº raccomanda a tutti di tacere i miracoli che compie, e non solo perchÃ© Ã¨ infastidito dalle acclamazioni: se la notizia châÃ¨ il Messia arriva agli occupanti prima châegli abbia raccolto un esercito, lo arrestano e lo crocifiggono. M'ha riferito Giacomo Bar Zebedeo che un sabato, mentre il Maestro stava leggendo e commentando la Torah in sinagoga, "con gran fascino", m'ha precisato, "altro che gli scribi!" un pazzo ha rimproverato GesÃº: "Che c'entri tu con noi, tu che sei di Nazareth? Sei venuto a rovinarci? Io so chi sei tu: l'Unto dellâAltissimo". "Taci!" ha imposto il Maestro contrariato, quindi ha ordinato: "Esci da quell'uomo!" e uno spirito immondo ne Ã¨ sortito. SÃ¬, anche i diavoli hanno paura dell'Unto. Secondo Giovannino âsotuttoâ, lâAltissimo aveva predisposto tale situazione pure come un simbolo sul quale meditare: il giovane condiscepolo afferma che lâindemoniato si potrebbe vedere come chiunque sia legato soltanto alla Legge, del tutto soggetto ai sacerdoti e agli scribi, e non attenda piÃ¹ il Messia liberatore del popolo annunciato dai profeti, cosÃ¬ come ormai non pochi oggigiorno in Israele, persone cui un qualche Diavolo ha tolto le speranze. Mah, non saprei, mi sembra un pensiero degno sÃ¬ dâun ragazzo brillante come Giovannino, ma un po' troppo arzigogolato. Comunque sia, certo Ã¨ che, per il momento, GesÃº fa bene ad avere prudenza e a nascondere châegli Ã¨ lâUnto dei cieli. Tuttavia, tante volte gli Ã¨ impossibile evitare voci. Dopo aver cacciato quel demonio, ritiratosi coi suoi a casa di Simone e di Andrea, come Simone stesso m'ha raccontato, il RabbÃ¬ gli ha guarito la madre della moglie, che quella mattina s'era ammalata, e l'ha guarita cosÃ¬ bene che la donna sâÃ¨ unita alle consorti dei due figli di Giona per servire gli uomini di casa. Il Maestro lâha fatto per bontÃ , ma pure perchÃ© di sabato nessun maschio puÃ² svolgere il benchÃ© minimo lavoro mentre la donna, se Ã¨ vero che di sabato non puÃ² rassettare nÃ© cucinare e dunque prepara i cibi prima del tramonto del giorno precedente, nel giorno di riposo puÃ² perÃ², anzi deve servire a tavola gli uomini di famiglia e quelli ospitati; e i convitati erano veramente tanti. Io, veramente, ricordavo d'aver sentito narrare quell'episodio solo qualche tempo dopo, da gente di piazza, ma Ã¨ possibile che la memoria mâinganni e, d'altronde, Simone era presente. La madre di sua moglie, dopo il pranzo, dev'essere andata a raccontare alle vicine come fosse guarita miracolosamente, perchÃ© quasi mezza contrada, per cosÃ¬ dire, tramontato il sole del sabato e scaduto il precetto del riposo, s'Ã¨ riunita davanti alla porta conducendo infermi e inoltre, ben legati, due indemoniati furiosi. GesÃº li ha guariti tutti, mostrando pure il potere di far tacere i diavoli della pazzia che cercavano di dirgliene dâogni sorta. Con loro c'Ã¨ riuscito, ma con la gente chiacchierona no: da quel momento le notizie sul Maestro non hanno smesso di passare di bocca in bocca.

Giorni dopo, seguito ormai da una folla, Ã¨ salito coi discepoli sulla cima dâuna collinetta che sorge nella nostra campagna, che alcuni chiamano montagna, ma con una certa forzatura visto che Ã¨ alta poco piÃ¹ di trecento cubiti


 , sâÃ¨ messo a sedere fra i suoi e ha meditato, gli occhi chiusi. Dopo un certo tempo, illuminato, s'Ã¨ levato in piedi, lo sguardo all'orizzonte, e ha proclamato ad alta voce, chÃ© tutti udissero:



"Beati i poveri in spirito,

perchÃ© di essi Ã¨ il regno dei cieli.

Beati gli afflitti,

perchÃ© saranno consolati.

Beati i miti,

perchÃ© erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perchÃ© saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perchÃ© troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perchÃ© vedranno lâAltissimo.

Beati gli operatori di pace,

perchÃ© saranno chiamati figli dellâAltissimo.

Beati i perseguitati per causa della giustizia,

perchÃ© di essi Ã¨ il regno dei cieli".



Qui s'Ã¨ rivolto ai discepoli e ha aggiunto qualcosa d'inaspettato: "Beati tutti voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate perchÃ© grande Ã¨ la vostra ricompensa nei cieli. CosÃ¬ infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. Voi siete il sale della terra; ma se il sale non avesse piÃ¹ il sapore, come si potrebbe restituirglielo? Potrebbe solo essere buttato via e calpestato. Voi siete la luce del mondo. Una cittÃ  sopra a un monte non puÃ² restare nascosta. Neppure si accende una lucerna per metterla sotto il moggio


  dellâorzo; si pone invece sul lucerniere perchÃ© illumini tutta la casa. CosÃ¬ risplenda davanti agli uomini la vostra luce, affinchÃ© vedendo le vostre opere buone gli uomini rendano gloria al vostro Padre celeste".

Nel ritorno, Giuda Iscariota, sconcertato, ha detto a bassa voce ai compagni vicini: "Chi mai potrebbe perseguitare i seguaci del re Unto protetto dallâAltissimo? Suvvia! e poi, ditemelo voi: conquistare un regno con quelle idee?! No, penso che voglia mettere a prova la nostra lealtÃ ". Giovannino s'Ã¨ intromesso: "Secondo me, non c'entrano i regni terreni"; ma Ã¨ stato zittito dallâIscariota con le parole: "â¦e cosa, se no? I diabolici regni marini


 ?". "No, Giuda, egli ha parlato dei cieli", ha insisito il giovinetto; "â¦e via! cosa vuoi capirne tu che sei poco piÃ¹ dâun bambino?". Ã intervenuto Giuda figlio di Taddeo: "Io penso che GesÃº abbia voluto avvertirci che la conquista del regno sarÃ  un'azione lunga, densa di pericoli, e che dovremo fare attenzione a non perdere la vita: in guerra Ã¨ sempre cosÃ¬, c'Ã¨ chi muore e c'Ã¨ chi sopravvive per godersi la vittoria". "SÃ¬", s'Ã¨ aggiunto Filippo, "lo immagino anch'io; perÃ² abbiamo capito che creerÃ  un regno di totale pace, e d'altronde non Ã¨ forse promesso dalle Scritture?". Quando i condiscepoli mâhanno riferito quelle parole del Maestro, ho riflettuto anch'io, e penso d'aver capito almeno questo: GesÃº vuol avere le folle dalla sua prima di prendere il potere. Assicurare la giustizia Ã¨ di certo il modo migliore per ingraziarsele: chi, essendo un poveraccio, non seguirebbe colui che lo comprende e gli promette giustizia?! Penso che, inoltre, abbia voluto far sapere che sarÃ  un re mite. Una cosa Ã¨ comunque certa, che GesÃº Ã¨ il Messia: quello stesso giorno, mentre stavano per arrivare a casa, ha detto ai discepoli: "Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Torah o i profeti; non sono venuto per questo ma per dare compimento, perchÃ© si capisca che la giustizia non viene dall'osservanza di formalitÃ  e nemmeno, soltanto, dal seguire i comandamenti, come fanno certi farisei che s'illudono d'essere santi, ma viene dal perdonare gratuitamente. A che serve pregare lâAltissimo se non si perdona?! A che serve non rubare se si odia qualcuno?! Non bisogna rubare e neppure bisogna odiare. Ordina il Signore nel Levitico: Desidera per il tuo prossimo quello che desideri per te, e lâAltissimo non dice solo per il prossimo amico; e nei Proverbi ci dice: Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere; cosÃ¬ voi dovete fare il bene a tutti, anche agli avversari". Ã chiaro che GesÃº ha inteso proclamarsi ufficialmente il re Unto, il Messia promesso dalle Scritture, chÃ© dopo pochi passi ha aggiunto: "Vi dico in veritÃ : finchÃ© non siano passati il cielo e la terra, non passerÃ  neppure il piÃ¹ piccolo segno dell'alfabeto della Legge, neppure il puntino dello jod, o un trattino, senza che tutto quanto ho detto sia compiuto. Chi trasgredirÃ  uno solo dei miei precetti dâamore, anche minimi, e insegnerÃ  agli altri a fare lo stesso sarÃ  considerato minimo nel regno dei cieli": egli ha detto "miei precetti", miei per evidenziare châegli Ã¨ senzâaltro il Messia del Signore che parla come sua voce. Ha continuato: "Chi invece li osserverÃ  e li insegnerÃ  agli uomini sarÃ  considerato grande nel regno dei cieli. Vi dico che se la vostra giustizia non supererÃ  quella solo formale degli scribi e di quei farisei ipocriti che ruotano attorno al sinedrio, non entrerete nel regno dei cieli". Ho capito che noi discepoli dobbiamo essere concretamente giusti per ingraziarci il popolo, altrimenti non saremo nominati ministri del regno o, peggio ancora, ne saremo esclusi. Chi sa perchÃ© lo chiama "dei cieli"? SarÃ  questo il nome che gli darÃ ? PoichÃ© lâAltissimo non puÃ² essere mai chiamato col suo vero nome, cielo oppure regno dei cieli Ã¨ da sempre una delle espressioni che lo designano. Sarebbe dunque come chiamare il nuovo regno: lâAltissimo. D'altra parte, essendo GesÃº il suo Messia, forse proprio questo vuole lâAltissimo, un regno dove venire lui stesso a passeggiare, come faceva nell'Eden; anzi, che in qualche modo coincida con lui: il pensiero mâÃ¨ venuto proprio spontaneo, anche se non mi Ã¨ chiaro.

Giacomo Bar Zebedeo mâha raccontato che, giorni dopo il discorso sullâaltura, e questo lo sapevo anch'io perchÃ© la notizia era corsa, uno zelota ha tagliato la gola a tradimento a un soldato dâuna decuria di ronda, isolatosi un momento per un suo bisogno corporale; lâuomo non ha fatto in tempo a fiatare prima di morire e accasciarsi sul suo sterco, ma lâassassino Ã¨ stato visto, benchÃ© circospetto, allontanarsi tra i cespugli dal decurione, che sâÃ¨ insospettito e lâha fatto catturare. Poco dopo sâÃ¨ scoperto il cadavere e i superstiti hanno caricato di legnate il partigiano. Il Maestro lâha poi visto percorrere sanguinante in mezzo ai soldati la via centrale della cittÃ , in catene, verso la caserma dove sarebbe stato processato e condannato alla crocifissione; il suo cadavere sarebbe stato lasciato in pasto ai rapaci per tre giorni, prima dâessere calato dalla croce. Intanto, nel vederlo passare GesÃº ha avuto per lui, che pesto comâera si trascinava con enorme fatica e grave dolore, un'espressione di gran compatimento. Quando l'uomo e i militi non sono piÃ¹ stati alla vista, il Maestro ha rivolto lo sguardo ai suoi discepoli e ha detto loro: "Sapete châÃ¨ antico precetto di non assassinare e che chi ha ucciso devâessere processato. Io dico di piÃ¹: chiunque si arrabbia col prossimo sarÃ  sottoposto a giudizio, o chi lo diffama dicendolo falsamente stupido, oppure pazzo, cosÃ¬ danneggiandolo nei quotidiani rapporti umani


 ; e il reo sarÃ  condannato alla Geenna". Penso che con Geenna abbia inteso pena di morte. Sappiamo infatti, dal libro di Geremia, che il luogo era usato anticamente dai pagani per i sacrifici umani a Moloc, il principe delle mosche. Oggi, comâÃ¨ noto, Ã¨ l'immondezzaio di Gerusalemme e vi si bruciano le cose inutili, cosÃ¬ che finiscano per sempre nel nulla. Invero c'Ã¨ chi dice che il fumo non Ã¨ il nulla, ma comunemente la gente intende cosÃ¬. I condannati a morte dal re Unto saranno bruciati in quel luogo pestifero e fatti cadere per sempre nel nulla?


  Certo che essere bruciati solo per un insulto, e per di piÃ¹ tra le immondizie...! Forse questo non piacerÃ  al popolo: vorrei dirlo a GesÃº, ma non oso. Il Maestro, e questa me l'ha riferita Giovannino, ha aggiunto: "â¦dunque, se mentre presenti l'offerta all'altare ti ricordi che uno ha qualcosa contro di te, lascia il dono, riconciliati e poi torna a offrire il dono: Ã¨ inutile pregare se non si cerca prima la pace col prossimo, perchÃ© il cielo non ascolta. Se sei inadempiente, chiunque sia il tuo creditore accordati con lui in qualche modo non appena lo incontri per via, cosÃ¬ châegli non ti denunci e il giudice non ti faccia incarcerare da una guardia, poichÃ© nessuno esce di prigione sino a che non abbia pagato fin all'ultimo spicciolo del suo debito". Forse non a tutti i creditori piacerÃ  dâaccordarsi per una cifra minore di quella loro spettante ma, per me, Ã¨ meglio una parte dei soldi e il debitore libero piuttosto che il debitore in prigione e nessun pagamento: il Maestro ha molto buon senso. Secondo il giovane Giovanni perÃ², GesÃº non s'Ã¨ riferito tanto ai debiti pecuniari quanto, in generale, a qualunque obbligazione, anche morale, ha inteso cioÃ¨ dire del perdono.

Un sabato, mentrâera in sinagoga, GesÃº ha udito Zebedeo padre di Giacomo e Giovanni giurare davanti ai rotoli della Torah a un certo Geremia, carpentiere, che gli avrebbe pagato puntualmente il prezzo se gli avesse costruito una barca nuova. All'uscita il Maestro ha colto l'occasione per ammaestrare i discepoli cosÃ¬: "Avete inteso che fu detto dagli antichi di non spergiurare e di mantenere i giuramenti davanti allâAltissimo; perÃ² io vi dico di non giurare affatto, nÃ© per il cielo nÃ© per la terra nÃ© per Gerusalemme, e neppure sul vostro capo, chÃ© neppure un suo capello vi appartiene. Invece il vostro parlare sia sÃ¬, sÃ¬; no, no. Il resto viene dal maligno". Gli ha domandato Giovannino con dispiacere: "Mio padre Ã¨ stato ispirato da Satana?". "No, solo dâora in poi ha da essere cosÃ¬. Prima non era stato rivelato. La rivelazione dellâAltissimo Ã¨ progressiva e io sono venuto a completarla. Ascolta, Giovanni: piÃ¹ tardi va' col tuo parente a casa del vostro babbo e, quando nessun altro ascolta, perchÃ© non sia umiliato, ditegli da parte mia che lâAltissimo non vuole si giuri". Ahi loro! I due poveracci sono ritornati dal Maestro doloranti per le botte che Zebedeo aveva loro comminato sul groppone gridando: "Tornate qui a lavorare invece d'insegnare a vostro padre, imbecilli pelandroni presuntuosi!". "Quell'uomo ancora non sceglie di salvarsi", ha commentato tristemente GesÃº, "eppure, un genitore dovrebbe volere la libertÃ  dei figli adulti, non il proprio orgoglio e il proprio tornaconto; ma io pregherÃ² lâAltissimo per lui".

Tempo dopo, comâÃ¨ ben noto in tutto il paese, sâÃ¨ acceso un duello tra due vignaioli che lavoravano presso lo stesso padrone. L'uno, un certo Amos, sâera invaghito della sposa dellâaltro, chiamato Saulo, e quel cattivo giorno, dopo che il marito era uscito per la fatica quotidiana, invece d'andare egli pure al lavoro Ã¨ entrato nella loro casa, ha legato e imbavagliato la donna, di nome Giuditta, e se lâÃ¨ caricata sul suo asino per portarsela in un altro paese. Qualcuno perÃ², di lontano, l'ha visto partirsene con la prigioniera ed Ã¨ corso ad avvisare il marito che, ottenuto dal padrone un cavallo, sâÃ¨ lanciato allâinseguimento. Raggiunto il rapitore ha visto che la moglie era liberissima e procedeva con lâuomo di propria volontÃ : evidentemente era stata una messa in scena per salvare, in paese, lâonore della donna se qualcuno li avesse visti partire. Come poi avrebbe raccontato davanti allâassemblea dei concittadini, colmo dâira il tradito ha estratto il coltello. Lâaltro non sâÃ¨ fatto intimidire, tanto piÃ¹ che lei lâha incitato a ucciderle lo sposo: ha cavato la sua sica e ha cercato di colpire il rivale alla gola. Questi Ã¨ riuscito in parte ad abbassarsi, cosÃ¬ che il fendente gli ha accecato un occhio invece dâammazzarlo. Nonostante lâatroce ferita, in risposta lui ha trafitto il rapitore, prendendolo in pieno petto e uccidendolo; poi, sulla base del principio antico dellâocchio per occhio, ha appunto cavato un occhio al cadavere, l'ha buttato in terra e l'ha schiacciato sotto un piede; quindi ha rincorso la moglie che stava scappando, l'ha agguantata, l'ha picchiata, l'ha legata e se lâÃ¨ ripresa. Tornato in paese, Saulo il guercio, come da allora viene chiamato, ha accusato pubblicamente la sposa dâadulterio e, ottenuta lâapprovazione dei compaesani, insieme con alcuni di loro, che tenevano ferma la donna, lâha strozzata


 . In base alla Legge anche tutti i suoi atti contro il defunto Saul erano stati leciti e non ha avuto noie. Conosciuto il fatto perÃ², come Andrea mâha raccontato, GesÃº ha detto ai miei condiscepoli: "Quando quellâuomo ha capito che la donna era consenziente, doveva cercare di convincerla a tornare, invece dâestrarre lâarma; e se sua moglie non ne voleva proprio sapere, doveva lasciar andar via i due peccatori: nel loro stesso peccato avevano giÃ  condanna davanti allâAltissimo. Anche se fu detto occhio per occhio e dente per dente, io vi dico: d'ora in poi non opponetevi al malvagio. La perfezione Ã¨ questa, che se uno vi schiaffeggia sulla guancia destra, voi porgiate la sinistra per un nuovo schiaffo..." "Dobbiamo farci riempire di botte dai nemici, Maestro?!" l'ha interrotto preoccupatissimo l'impetuoso Simone. Pazientemente, GesÃº gli ha risposto: "Capisco che non conosci appieno la nostra simbologia. No, quanto ho detto significa, al di lÃ  del simbolo, che non dovete prendervi vendetta giammai e che dovete essere disposti a ricevere ancora male dallâaggressore, sempre senza farlo pagare. Se dunque vi chiamano ingiustamente in giudizio per togliervi la tunica, voi date subito anche il mantello, o se pretendono il mantello, voi donate pure la tunica; se poi vi si vuole costringere a fare un pezzo di strada, come fanno i soldati romani quandâordinano ai passanti di portare i loro fardelli, fatene il doppio; se ne avete i mezzi e vi chiedono un prestito, datelo, invece d'allontanarvi. Voi dovete imparare ad amare gli avversari e i vostri persecutori e a pregare per loro. CosÃ¬, Giacomo e Giovanni devono pregare per Zebedeo loro padre che, nella sua superbia, li odia". "Maestro, qual Ã¨ il miglior modo di pregare?" gli ha chiesto Giovannino. "Pregando, non usate tante parole, perchÃ© non sono le tante parole che piacciono allâAltissimo. Egli sa di cosa abbisognate prima che apriate bocca. Ecco dunque come dovete pregare il Padre vostro che Ã¨ lâAltissimo:



Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome;

venga il tuo regno;

sia fatta la tua volontÃ ,

come in cielo cosÃ¬ in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

e rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitori

e non ci abbandonare alla tentazione,

ma liberaci dal male.



Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre celeste perdonerÃ  anche voi; se invece non perdonerete, neppure voi sarete perdonati dal Padre. Affidatevi alla paternitÃ  dellâAltissimo: avrete l'aiuto del suo amore e riuscirete a perdonare. Molti uomini non sono buoni padri, ma lâAltissimo Ã¨ sempre il perfetto padre amoroso. Perdonate ogni cosa a ciascuno, anche se non domanda perdono, e perdonate subito, senza lasciar tramontare il sole, e facendo di tutto per cacciare nel profondo il ricordo delle offese, anche se dimenticare appieno non si puÃ², chÃ© la capacitÃ  di scordare per sempre i peccati Ã¨ solo dellâonnipotente. Non perdonate solo a parole ma coi fatti: fate il bene a chi vi fa il male, restituendogli la vostra fiducia anche se non ha mostrato di meritarla. Voi siete giudici di voi stessi, con la misura d'amore con cui misurate gli altri, sarete misurati". "Maestro", gli ha chiesto Simone di Cana, "posso avere un consiglio?". "Puoi". "Ebbene, da ragazzo ero amico di uno che pensavo amico. Mio padre era ricco, aveva terre, mentre il suo era bracciante. CosÃ¬ lo si invitava sovente alla nostra buona tavola, perchÃ© avesse a godere del nostro, e finÃ¬ ch'egli girasse per la casa come se fosse della famiglia, venendo e andando come voleva, trattato dai miei quasi come un figlio e dai servi quasi come un padrone. Fui anche capo del corteo alle sue nozze. Come poi seppi, in tutti quegli anni, per invidia, egli era andato calunniando, di nascosto da noi, i miei genitori e me. Diceva che si era voluto umiliarlo mettendo in mostra con lui il nostro benessere e affermava, con falsa indignazione, ogni altra sorta di male. Nel frattempo era salito socialmente, riuscendo a comprarsi un pezzo di terra, e insieme era montato in superbia. Un giorno, conosciute finalmente le sue calunnie, lo affrontai pubblicamente all'osteria, ed egli ribadÃ¬ pomposo innanzi a tutti le sue diffamazioni, con improntitudine assoluta, e mi lanciÃ² in viso altre accuse e molti insulti; anzi, attribuÃ¬ a me quanto di male aveva fatto lui, dicendosi mia vittima e mostrando grande sdegno. Non ci fu modo di fargli ammettere che mentiva. RecitÃ² cosÃ¬ bene che tutti credettero a lui e presero a tenergli le parti e a insultarmi. Profondamente mortificato e adirato, scappai fuori a piangere e mai piÃ¹ tornai all'osteria: l'avrei ucciso; ma riuscii a trattenermi, perchÃ© il Santo


  ce lo vieta. Tante altre volte ebbi occasione di vederlo, chÃ© il nostro paese Ã¨ piccolo, e in ciascuna ricevetti da lui almeno uno sgarbo. Pensando che cosÃ¬ volesse il cielo, non reagivo e me ne andavo per non fargli del male, ed egli ogni volta calcava le dosi, certo pensandomi un vigliacco. Cercai dunque d'evitarlo: mi muovevo con circospezione, se lo vedevo di lontano cambiavo strada, se lo incontravo all'improvviso, poche parole, una scusa, e tiravo via. Ebbene: per questo mio fuggirlo, gli tolsi la mia fiducia e peccai contro la caritÃ ?". "Pregavi per il suo bene?". "No, Maestro". "In questo certo mancasti. D'ora in poi fallo, chÃ© lâAltissimo lo converta. Sfuggendolo,ci fu in te la prudenza d'evitare che il male aumentasse, non il desiderio di fargli del male. Il peccato Ã¨ nel non volere il bene del nemico, nel non aiutarlo se ti chiede aiuto o se vieni a sapere che ne abbisogna, e nel non pregare per lui. Per quanto riguarda l'essere considerati vili perchÃ© non ci si vendica, questo Ã¨ il giudizio del mondo, châÃ¨ peccatore, ma quello del Padre Ã¨ il solo che conta. Prega per quell'uomo e sta' in pace". S'Ã¨ rivolto a Giacomo e Giovannino: "Quanto a voi, andate da vostro padre e, non appena lo vedete, dategli la vostra benedizione e augurategli la pace". Sono andati. Al ritorno, hanno riferito con gioia a GesÃº che Zebedeo invitava a pranzo lui e i suoi: grazie alle preghiere del nostro RabbÃ¬, s'era convertito al rispetto della libertÃ  dei figli.

Per la Festa della Capanne


  GesÃº sâÃ¨ recato coi suoi a Gerusalemme, ospite dâun amico, Giuseppe, che Ã¨ un membro del sinedrio, originario dâArimatea. a suo tempo suo compagno di studi presso la scuola di Hillel. Ã lâunico potente che segua il Maestro, ma segretamente, per non avere noie. GesÃº Ã¨ andato al tempio coi discepoli e ha insegnato in pubblico. I presenti si sono di molto stupiti. Prima, vedendo il suo povero abbigliamento, lâavevano creduto un ignorante; e pensare che anche il grande rabbÃ¬ Hillel vestiva poveramente e si manteneva come taglialegna; ma, si sa, la gente piÃ¹ semplice guarda solo alle apparenze. Uno di coloro ha affermato: "Come mai uno cosÃ¬ conosce tanto bene le Scritture?" e un altro: "Non sarÃ  forse quello lÃ  che gira di paese in paese e che i farisei avversano?"; un terzo: "Quello che si proclama falsamente Messia? Eppure sta parlando nel tempio e nessun sacerdote gli dice di smettere. Che lâabbiano riconosciuto come il vero Unto?!" e un quarto: "No, conosco un servo di chi lo ospita e so che quellâuomo Ã¨ della Galilea; ma nessun profeta puÃ² venire da lÃ . Quando il Messia si manifesterÃ , nessuno saprÃ  da quale luogo provenga"; un quinto: "Sbagli, la profezia dice precisamente che verrÃ  da Betlemme e sarÃ  stirpe di Davide, dunque, non si tratta certo di quel nazareno". Allora GesÃº: "SÃ¬, sapete che sono galileo, ma non sapete che non da me sono venuto: chi mâha inviato lâha fatto in veritÃ  ed egli Ã¨ lâinconoscibile.


  Solo io lo conosco, perchÃ© mâha mandato". S'Ã¨ levato un putiferio. Hanno gridato in coro dâarrestarlo per bestemmia e il Maestro Ã¨ uscito in fretta dall'area del tempio, prima che giungessero le guardie del sinedrio. "Non Ã¨ ancora lâora châio sia arrestato", ha detto ai suoi, "devo diffondere ancora la parola dellâAltissimo e non posso lasciarmi fermare; ma vedo châÃ¨ troppo presto perchÃ© qui a Gerusalemme capiscano; dunque, usciamo in fretta dalla cittÃ ". Sulla via per la Galilea, piÃ¹ volte, ha pregato ad alta voce il Padre celeste perchÃ© lo illuminasse ancora di piÃ¹.

Giorni dopo il suo ritorno a Cafarnao, mentre stava avviandosi coi discepoli alla collinetta detta monte per raccogliersi in preghiera essendo accompagnato da una folla, il Maestro ha visto passare un ricco superbo assieme al seguito, e sul viso gli Ã¨ comparso un sorriso triste. Ha detto ai discepoli: "Quell'uomo, che ha grandi ricchezze, vuole ancora aumentarle e in questo momento sta pensando: UserÃ² i miei averi per seminare e mietere e piantare alberi e molto di piÃ¹ riempirÃ² i miei granai di raccolto cosÃ¬ che non mancherÃ² di nulla. CosÃ¬ ragiona nel suo cuore; ma questa stessa notte, morirÃ . Chi ha orecchi per intendere, intenda". "Abbiamo capito, Maestro", ha detto Giovannino per tutti. Allora GesÃº ha esortato: "SÃ¬, non accumulate tesori sulla terra dove tignola e ruggine li consumano e ladri vengono per rubarli, ma accumulateli nel vostro cuore davanti allâAltissimo che li conserva incorruttibili in eterno e senza che possano essere rubati. Come l'occhio Ã¨ la lucerna del corpo e se Ã¨ accecato la luce non entra, cosÃ¬ la luce che Ã¨ in te non sia ottenebrata dal male che acceca. Ã impossibile nello stesso tempo per un solo uomo cavalcare due cavalli o tendere due archi. Non si possono servire due padroni, non il bene e il male, non la ricchezza spirituale dellâAltissimo e la ricchezza materiale: se uno serve due padroni tra loro avversi, ne ama uno e odia e disprezza l'altro. Servite lâAltissimo e non mammona". Io mi chiedo: i potenti del regno dell'Unto saranno poveri? Ho lasciato la mia professione e i miei beni sperando d'averne non solo il potere ma anche maggiore ricchezza, e dovremo invece donare tutto agli altri? Se fosse cosÃ¬, unica consolazione resterebbe che, se non altro, saremmo potenti. Mi hanno riferito che il Maestro, immediatamente dopo, ha aggiunto: "Non preoccupatevi per il cibo e per le bevande e neppure per i vestiti, perchÃ© la vostra vita vale piÃ¹ degli alimenti e delle vesti e il Padre la conserva finchÃ© non sia giunto il momento di perderla. Gli uccelli non seminano e non raccolgono nÃ© accumulano nei granai, ma il Santo li nutre. Voi contate certo piÃ¹ di loro; e la lunghezza della vostra vita dipende solo dallâAltissimo. Neppure per il vestito affannatevi, guardate come la veste dei gigli, che il Padre ha loro donato, Ã¨ piÃ¹ sontuosa di quella di Salomone. Eppure, qualunque erba diviene infine secca e viene bruciata; dunque il cielo non farÃ  forse molto di piÃ¹ per voi, che siete ben maggiori?! Lasciate che i pagani si preoccupino del mangiare, bere e vestire. Cercate lâAltissimo e la sua giustizia, e il resto vi sarÃ  dato in piÃ¹. Non affannatevi per il domani: basta a ciascun giorno la sua pena": magra soddisfazione davvero sarebbe il solo fatto di non morir di fame e non girare ignudi! Spero proprio che avremo anche ricchezza! Poco dopo GesÃº Ã¨ giunto in cima allâaltura e, dopo aver pregato a lungo il Padre perchÃ© gli desse luce, ha annunciato alla folla quantâaltro gli era nato nel cuore, che riporto come mi Ã¨ stato riferito:

"La coscienza di ognuno non appartiene a nessun altro e solo il Santo puÃ² giudicare. Non giudicate o sarete giudicati, e avrete lo stesso giudizio con cui avete giudicato, con la stessa misura con cui avete misurato. PerchÃ© mai tu osservi la pagliuzza nell'occhio del prossimo e non t'accorgi della trave ch'Ã¨ nel tuo? Come potrai dirgli: Lascia che ti tolga la pagliuzza se prima non hai tolto dal tuo occhio la trave? Non essere ipocrita. Togli la trave dal tuo occhio per vedere bene, e cosÃ¬ potrai togliere la pagliuzza dall'occhio del prossimo: tante volte la tua colpa Ã¨ piÃ¹ grave della sua!".

"Non bisogna scherzare con ciÃ² châÃ¨ sacro e chi lo farÃ  avrÃ  a soffrire a causa della sua stessa azione; nÃ© bisogna rispondere a chi vi domanda per celia di parlargli del bene: non date ai cani cose sante e non gettate perle ai porci perchÃ© non le calpestino e poi non si voltino per sbranarvi!".

"Sappiatelo: pregare lâAltissimo Ã¨ rivolgersi all'assoluto amore e nessuno che lo chiami sarÃ  rifiutato, fosse pure il peggiore dei peccatori. Chiedete e vi sarÃ  dato, cercate e troverete, bussate e vi sarÃ  aperto. Siate certi che se chiederete al Padre châÃ¨ nei cieli riceverete, cosÃ¬ come io ricevo. Se cercherete, troverete e se busserete alla porta del regno dellâAltissimo, vi si aprirÃ . Chi infatti al figlio che chiede pane dÃ  una pietra, o una serpe se gli domanda pesce?! Se dunque gli esseri umani, che sono cattivi, sanno dare cose buone ai figli, quanto piÃ¹ il Padre darÃ  cose buone a coloro che gliele chiedono!".

"Non limitatevi a non fare il male: non basta! Tutto quanto di bene volete che gli altri facciano a voi, fatelo a loro: Ã¨ questa infatti l'essenza dei testi della Legge e di quelli dei profeti, quanto cioÃ¨ dei Libri dovete prendere in considerazione nei vostri rapporti cogli altri essere umani".

"Entrate per la porta stretta. La porta e la via che conducono alla perdizione sono larghe, spaziose. Molti entrano purtroppo dalla porta larga. Nel regno dei cieli si entra solo dalla porta difficile, ma sono in pochi a trovarla e varcarla: il Padre non vuole che si sia schiavi dei propri pensieri, paure, abitudini, impulsi, ma che si scelga il rigore, secondo la via da lui indicata".

"Ci sono impostori che sfruttano i sentimenti religiosi a vantaggio proprio. Solo il comportamento dâuna persona Ã¨ testimone del suo vero sentire, non le sue parole se non corrispondono al suo agire. Guardatevi dai falsi profeti che vi si presentano travestiti da pecore miti ma sono lupi rapaci. Non si raccoglie uva dalle spine e fichi dai cespugli di rovi; ogni albero buono dÃ  buoni frutti e ogni cattivo ne dÃ  di cattivi, e il contrario non Ã¨ possibile. L'albero che produce cattivi frutti viene tagliato e bruciato. Ã dai frutti che potrete riconoscere i veri e i falsi profeti. Non chiunque dice: Signore Signore entra nel regno dei cieli ma solo chi fa la volontÃ  del Padre ch'Ã¨ nei cieli. Saranno in molti a dirmi, chiedendo d'entrare nel regno: Noi abbiamo profetato e cacciato demÃ²ni e compiuto molti miracoli nel tuo nome; io perÃ² dirÃ² loro: Non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, operatori di male".

"Io testimonio con la mia vita le mie parole. Dunque ascoltatele. Chi le ascolta e le mette in pratica si puÃ² dire simile a un uomo saggio che ha costruito sulla roccia la propria casa. Cade la pioggia, straripano i fiumi, soffiano i venti e si abbattono su quella casa, ma essa non cade perchÃ© Ã¨ fondata su roccia. Chi invece, sentendo le mie parole, non le mette in pratica Ã¨ simile a chi costruisce la sua casa sulla sabbia, cosÃ¬ che quando cade la pioggia e i fiumi straripano e il vento si abbatte sulla dimora, questa cade con grande rovina".

La folla Ã¨ rimasta ammirata. Tutti lo hanno elogiato, esclamando: "Insegna con autoritÃ , non come gli scribi!".

Non c'Ã¨ dubbio che sia cosÃ¬, anche se a volte dice cose troppo alte, onde noi non le si comprende appieno. Certo Ã¨ châegli mostra la sua autoritÃ  morale con continui segni. Lo fa con assoluta semplicitÃ , senza evocare niente che sappia di magico: sembra che sia per lui la cosa piÃ¹ naturale del mondo fare meraviglie, non qualcosa di straordinario e macchinoso. Ã chiaro che non vuole far mostra di personale potenza e che sa che Ã¨ lâAltissimo che agisce in lui perchÃ© si comprenda che il tempo Ã¨ venuto e châÃ¨ lui il Messia; non vuole strabiliare la gente, a differenza di quanto fanno i maghi. Elenco i miracoli che, secondo quanto mi hanno narrato condiscepoli, egli ha compiuto quel giorno per dare piÃ¹ forza alle sue parole e, come al solito, senza esibizionismi. Disceso dal monte, gli s'Ã¨ avvicinato un lebbroso, bandito dalla comunitÃ  come prescrive la Legge. I suoi si sono bloccati per paura del contagio, GesÃº invece Ã¨ andato incontro al poveretto. Non appena sono stati l'uno davanti all'altro, il lebbroso s'Ã¨ prostrato al Maestro dicendogli: "Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi" e GesÃº sâÃ¨ commosso. Con gesto inusitato lâha toccato, e gli ha detto: "Lo voglio. Sei sanato". La lebbra Ã¨ scomparsa. Il Maestro ha raccomandato al guarito di non raccontarlo a nessuno, ma semplicemente di mostrarsi al sacerdote per ottenere la dichiarazione ufficiale di sanitÃ , per essere riammesso fra la gente. Gli ha chiesto di presentare a MosÃ¨ l'offerta prescritta per i guariti, cosÃ¬ che i sacerdoti avessero testimonianza che grazie al bene era avvenuta la guarigione, non per opera del maligno. Ecco lâinaspettato commento del giovane Giovanni, subito dopo avermi raccontato l'episodio: "Quell'uomo, inginocchiandosi, ha voluto mostrare al Maestro d'adorarlo: in lui ha sicuramente riconosciuto il cielo stesso!". Stava per aggiungere altro ma io, esterrefatto, l'ho zittito prima che qualcuno potesse udirlo e accusarlo di bestemmia. Non abbiamo, dopo secoli e secoli, ritenuto divini neppure Abramo, MosÃ¨ ed Elia, i piÃ¹ grandi di noi! I piÃ¹ grandi ma pur sempre semplici uomini! GesÃº, Ã¨ vero, perdona i peccati, e questo Ã¨ prerogativa dellâAltissimo, ma certo lo fa in nome e col benestare del cielo, essendo suo Messia, non credendosi lui stesso lâAltissimo. Possibile che Giovannino sia cosÃ¬ impulsivo da pensare che GesÃº sia Colui che cammina sulla sfera di cristallo del firmamento? Egli Ã¨ l'Unto, ma puÃ² forse essere considerato maggiore di MosÃ¨? e se pure lo fosse, quale abisso, comunque, rispetto all'Incommensurabile! Giovannino Ã¨ ancora un ragazzo, lo capisco, ma dovrebbe studiare a fondo la Torah e avere un po' piÃ¹ di prudenza. M'ero proprio sbagliato nel pensare che avesse una buona cultura religiosa.

Entrando in Cafarnao, GesÃº s'Ã¨ visto venire incontro il centurione che comanda la caserma locale, un uomo che io conosco bene perchÃ© a lui consegnavo le imposte riscosse. Ormai quasi anziano, di origine plebea, ha fatto tutta la carriera nella nostra terra, iniziando dai ranghi. Ã vedovo e ha perso in battaglia lâunico figlio. Ã noto come uomo comprensivo, sebbene non si sottragga al dovere di castigare i suoi uomini che sbagliano e di combattere gli zeloti che attentano alla sicurezza della sua centuria. Non sâÃ¨ convertito alla nostra religione ma Ã¨ affascinato dallâidea dâun unico Creatore e Signore. Un paio di volte ne aveva discorso con me in piazza sapendo che conosco la Torah. La fama del Maestro doveva essergli giunta. Lo ha dunque implorato: "Signore, un servo che mâÃ¨ caro giace in casa paralizzato, soffrendo terribilmente! Lâavevo accolto tanti anni fa, piccino, in casa mia, essendo divenuto orfano di entrambi i genitori. Aveva fatto amicizia col mio unico bambino, giocavano assieme. Mio figlio mi Ã¨ morto cinque anni fa combattendo al comando dâuna decuria e quel servitore suo amico Ã¨ divenuto per me interamente come un altro figlio. Sciaguratamente, da giorni non puÃ² piÃ¹ camminare, Ã¨ debolissimo e temo sia rivolto egli pure alla morte. Mia moglie non câÃ¨ piÃ¹, non lasciare châio resti del tutto solo". Il Maestro s'Ã¨ detto subito disposto a recarsi a casa sua, ma il centurione ha risposto di no, perchÃ© non si sentiva degno di lasciar entrare GesÃº sotto il proprio tetto; perÃ² sarebbe di certo bastata una sua parola, ha aggiunto, e il suo servo sarebbe guarito, cosÃ¬ come lui centurione, pur essendo solo un ufficiale inferiore, se dava ordini veniva obbedito, e se diceva a uno dei suoi va', questi andava, o se gli ordinava vieni, l'altro veniva, oppure se gli diceva fa', faceva. GesÃº Ã¨ rimasto ammirato e ha esclamato: "Vi dico in veritÃ  che non ho mai trovato in Israele una fede cosÃ¬ grande! Vi dico che molti gentili verranno dall'oriente e dall'occidente convertendosi, e saranno a mensa nel regno dei cieli con Abramo, Isacco e Giacobbe; ma aggiungo addolorato che parte dei figli d'Israele sarÃ  nelle tenebre con sofferenza, in pianto". Quindi, al centurione: "Va', e sia fatto secondo la tua fede". S'Ã¨ poi saputo che, proprio nello stesso tempo, il servo era guarito. Ho chiesto ai condiscepoli: "Cosa voleva dire GesÃº affermando che non tutti i figli d'Israele saranno nella luce? ". Il solito Giovannino âsotuttoâ mâha risposto: "Voleva dire che non tutti gli ebrei accetteranno GesÃº come Messia".

Ecco, io ricordavo che solo a quel punto il Maestro, giunto a casa, avesse guarito la suocera di Simone. Infatti, proprio lo stesso giorno avevo saputo, dalla gente del mercato, del servo appena sanato e della guarigione della donna. PerÃ², e lâavevo giÃ  annotato, Ã¨ assai probabile che Simone si ricordi meglio di me, visto châera presente. Forse m'avevano parlato, insieme, d'un fatto appena accaduto e dâuno precedente.

Due settimane dopo GesÃº ha chiesto ai discepoli di passare con lui all'altra riva del Giordano per andare laddove non era ancora conosciuto, nella regione dei Gadareni; ma solo nel caso che si fossero sentiti pronti a sacrificarsi. Uno scriba châera divenuto suo seguace gli s'Ã¨ avvicinato promettendogli che avrebbe continuato a seguirlo ovunque. Il Maestro ha voluto perÃ² metterlo in guardia da facili illusioni, fargli capire che seguirlo avrebbe voluto dire fornire un impegno totale: "Persino le volpi


 ", gli ha detto, "hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Lo scriba ha desistito: "ContinuerÃ² a servire lâAltissimo in sinagoga". GesÃº ha approvato. Al contrario, un altro discepolo gli ha chiesto di non seguirlo fin a quando fosse stato vivo il proprio padre, dicendogli nel nostro colorito linguaggio: "Permettimi prima di seppellire mio padre". In questo caso, evidentemente conoscendo la sua vigorosa fibra, GesÃº lo ha esortato a lasciare il genitore e a seguirlo, rispondendogli con altrettanto colore: "Seguimi e lascia i morti seppellire i morti".

Partito dunque coi discepoli piÃ¹ robusti e passato il fiume, GesÃº ha percorso la strada che, per un certo tratto, costeggia il lago sull'altra sponda. Faceva assai caldo e si sono fermati presso un pescatore amico di Giacomo e Giovanni, per dissetarsi con la fresca acqua del suo pozzo. Visto che lâuomo aveva una barca con lâalbero per la vela rotto, il Maestro gli ha chiesto se glielâavrebbe imprestata, insieme a una piccola rete, nel caso lui glielâavesse messa a posto. La strada a quel punto finisce e il terreno Ã¨ accidentato, per cui sul lago si procede piÃ¹ speditamente. Sapendolo carpentiere provetto, il padrone ha subito accettato. Simone ha voluto aiutare GesÃº, ma non essendo uno del mestiere, piÃ¹ che altro Ã¨ stato dâostacolo. Finalmente hanno salpato. In un buon punto, Andrea ha lanciato la rete e, dopo non molto, il Maestro ha detto: "CâÃ¨ quanto basta" e lâha recuperata egli stesso. In effetti, ce n'era una quantitÃ  grande, e dopo che hanno buttato in acqua il pesce impuro perchÃ© non squamato, Ã¨ rimasto cibo puro piÃ¹ che bastante per tutti, che avrebbero consumato una volta approdati. Dopo un poco GesÃº s'Ã¨ addormentato; ed ecco che il cielo sâÃ¨ fatto improvvisamente scuro di nuvoli, come tante volte succede sul nostro lago, ed Ã¨ scoppiata una tempesta terribile; ma lui ha continuato a dormire. CosÃ¬ i discepoli, certo ispirati dallâAlto, l'hanno scosso implorandolo: "Salvaci tu, o siamo perduti!". S'Ã¨ guardato per un attimo intorno, poi ha detto: "PerchÃ© avete paura, uomini di poca fede?". S'Ã¨ alzato in piedi e, sgridando i venti e il lago ha ottenuto bonaccia. Tutti si sono meravigliati: "Chi Ã¨ mai costui a cui addirittura i venti e il lago obbediscono?". Ã evidente che, pur avendo spontaneamente chiesto aiuto a GesÃº, di fede non dovevano averne avuta molta. Finalmente sono sbarcati nel paese pagano dei Gadareni. Hanno cotto e mangiato il pesce, poi si sono avviati. Dopo poche centinaia di cubiti, da un sepolcreto dov'erano nascosti sono sbucati inaspettatamente due indemoniati completamente ignudi che, dopo essersi messi a saltellare sul posto, movendo su e giÃ¹ le braccia come ali dâuccellaccio e con gli attributi virili che ballonzolavano in ogni direzione, sono scattati di corsa verso la compagnia urlando con voci stridule: "Merda! Culo! Che cosa abbiamo in comune con te, figlio dellâAltissimo? Sei venuto a tormentarci prima del tempo? Merda! Merda! Culo! Culo!". Immediatamente il Maestro ha fatto per scacciare la legione di diavoli della pazzia chiusa in quei poveretti, ma gli spiriti immondi, per bocca dâuno degli ossessi, l'hanno implorato: "Se vuoi scacciarci, mandaci almeno in quella mandria di porci châÃ¨ lÃ  sullâaltura, dove potremo rimanere comodi". GesÃº ha acconsentito. I demÃ²ni, usciti dai corpi degl'insani son dunque entrati nei maiali, che immediatamente hanno preso a mordersi fra di loro; dopo un poco, hanno iniziato a saltare tutti assieme, in sincrono, su e giÃ¹, a ogni salto divaricando le zampe per quantâÃ¨ possibile a quelle bestiacce, cosÃ¬ come prima quei due uomini avevano fatto con le braccia; intanto grugnivano senza interruzione le parole umane: "Merda! Culo! Merda! Culo!". Ovviamente il guardiano dei porci sâÃ¨ disperato; ma non era finita: improvvisamente tutta la mandria s'Ã¨ precipitata giÃ¹ verso il lago e le bestiacce, nessuna esclusa, son cadute nei flutti e sono morte. M'ha riferito Giuda Iscariota, ridendo forte, che a quel punto il guardiano, strabuzzando gli occhi, s'Ã¨ strappato ciuffi della barba e poi s'Ã¨ preso a schiaffi. Quanto agli ex indemoniati, forse temendo dâessere chiamati a rispondere del danno, se la sono data a gambe. "Devo dire", ha sottolineato il mio condiscepolo, "che GesÃº ha un notevole senso dell'umorismo". Mah! Forse, ma io penso che il Maestro abbia voluto testimoniare una cosa seria ed essenziale: poichÃ© quella di maiale Ã¨ carne immonda, credo che abbia voluto non solo punire i diavoli con lo scherno, ma pure dare una lezione ai pagani di quei luoghi, guardiano ed ex indemoniati compresi, invitandoli alla purezza. Lâho detto agli altri discepoli. "Essenzialmente alla purezza dello spirito", ha voluto puntualizzare Giovannino, e ha aggiunto: "Uno dei guariti, dopo lâimpulsiva fuga deve averci riflettuto, fatto Ã¨ che Ã¨ tornato da noi e ha chiesto di seguirci; ma il Maestro gli ha ordinato di testimoniare lâaccaduto nella propria zona dove, ha detto, sarebbe stato piÃ¹ utile. Del secondo guarito, invece, non abbiamo piÃ¹ saputo niente". Dispiace dire che, quella volta, GesÃº non ha quasi raggiunto lo scopo. Fatto Ã¨ che il porcaro, precedendo lui e i suoi, sâÃ¨ precipitato in paese a raccontare l'accaduto e subito l'intera popolazione Ã¨ venuta incontro al gruppo brandendo randelli. Il Maestro, vedendoli giungere, ha pregato lâAltissimo e ha ottenuto da lui che i Gadareni, non appena hanno incontrato il suo sguardo, si sono calmati, anzi, hanno assunto un atteggiamento intimidito. Hanno solo osato chiedergli dâandarsene da un'altra parte. GesÃº non s'Ã¨ opposto. Tornati alla barca, egli e i discepoli hanno salpato. Una volta restituita lâimbarcazione al proprietario, hanno passato a guado il Giordano e sono tornati a Cafarnao. Dice Giuda lâIscariota: "Meglio cosÃ¬, i nemici si combattono, non si convertono". Secondo il giovane Giovanni, châÃ¨ sempre il solito eccentrico e si rivela sempre piÃ¹ incosciente, GesÃº aveva invece previsto ogni cosa per mostrare ai discepoli, con quell'avventura, ch'egli Ã¨ lâAltissimo, sedando la tempesta, e che rispetta la libertÃ  d'ognuno di sceglierlo o di rifiutarlo: "PerciÃ² non ha tentato di convertire i Gadareni". SarÃ , ma noi altri la vediamo diversamente e Giovannino dovrebbe fare un po' piÃ¹ dâattenzione: chi adora un uomo confondendolo con lâAltissimo viene lapidato.




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