Prima Che Commetta Peccato 
Blake Pierce


Un Mistero di Mackenzie White #7
Da Blake Pierce, autore di successo del libro IL KILLER DELLA ROSA (un best-seller con più di 900 recensioni da cinque stelle), è in arrivo il volume #7 della serie di gialli mozzafiato di Mackenzie White. In PRIMA CHE COMMETTA PECCATO (Un Mistero di Mackenzie White – Libro 7), dei preti vengono trovati morti, crocifissi sulle porte di varie chiese sparse per Washington D. C. Potrebbe trattarsi di una forma di vendetta? Il colpevole potrebbe essere uno dei fedeli? Oppure si tratta invece di un serial killer che prende di mira i preti per qualche diabolico motivo?L’FBI si rivolge all’agente speciale Mackenzie White, visto che i riferimenti alla religione ricordano quelli del suo primo caso, il Killer dello Spaventapasseri. Immersa nel mondo della chiesa, Mackenzie si sforza di saperne di più su rituali e antiche scritture, per riuscire ad entrare nella mente del killer. Nel frattempo però è anche occupata a dare la caccia all’assassino del padre, determinata a trovarlo una volta per tutte. Questo nuovo killer è più bieco di tutti gli altri e metterà a dura prova la sua stabilità mentale. Thriller-noir psicologico dalla suspense mozzafiato, PRIMA CHE COMMETTA PECCATO è il libro #7 in una nuova, avvincente serie – con un nuovo, irresistibile personaggio – che vi terrà incollati alle pagine fino a tarda notte. Di Blake Pierce è anche disponibile il best-seller IL KILLER DELLA ROSA (Un Mistero di Riley Paige – Libro #1), con più di 900 recensioni da cinque stelle, da scaricare gratuitamente!







P R I M A C H E C O M M E T T A P E C C A T O



(UN MISTERO DI MACKENZIE WHITE — LIBRO 7)



B L A K E P I E R C E



TRADUZIONE DI

VALENTINA SALA


Blake Pierce



Blake Pierce è l’autore della serie di successo dei misteri di RILEY PAGE, che si compone (al momento) di undici libri. Blake Pierce è anche autore della serie dei misteri di MACKENZIE WHITE, composta (al momento) da otto libri; della serie dei misteri di AVERY BLACK, composta da cinque libri; della nuova serie dei misteri di KERI LOCKE, che (al momento) si compone di cinque libri.

Avido lettore e appassionato da sempre di gialli e thriller, Blake riceve con piacere i vostri commenti, perciò non esitate a visitare la sua pagina www.blakepierceauthor.com (http://www.blakepierceauthor.com) per saperne di più e restare in contatto con l’autore.



Copyright © 2016 di Blake Pierce. Tutti i diritti riservati. Ad eccezione di quanto consentito dalla Legge sul Copyright degli Stati Uniti del 1976, nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, distribuita o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo, né archiviata in un database o un sistema di recupero senza aver prima ottenuto il consenso dell’autore. La licenza di questo e-book è concessa solo ad uso personale. Questo e-book non può essere rivenduto o ceduto a terzi. Se si desidera condividere il libro con altre persone, si prega di acquistare una copia per ciascun destinatario. Se state leggendo questo libro senza averlo acquistato, oppure senza che qualcuno lo abbia acquistato per voi, siete pregati di restituire questa copia e acquistarne una. Vi ringraziamo per il rispetto nei confronti del lavoro dell’autore. Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, aziende, società, luoghi, eventi e fatti sono frutto dell’immaginazione dell’autore, oppure sono utilizzati in modo fittizio. Qualsiasi somiglianza a persone reali, in vita o decedute, è puramente casuale. Copyright immagine di copertina CRStudio, concessa su licenza di Shutterstock.com.


LIBRI DI BLAKE PIERCE



I MISTERI DI RILEY PAIGE

IL KILLER DELLA ROSA (Libro #1)

IL SUSSURRATORE DELLE CATENE (Libro #2)

OSCURITA’ PERVERSA (Libro #3)

IL KILLER DELL’OROLOGIO (Libro #4)

KILLER PER CASO (Libro #5)

CORSA CONTRO LA FOLLIA (Libro #6)

MORTE AL COLLEGE (Libro #7)

UN CASO IRRISOLTO (Libro #8)

UN KILLER TRA I SOLDATI (Libro #9)



I MISTERI DI MACKENZIE WHITE

PRIMA CHE UCCIDA (Libro #1)

UNA NUOVA CHANCE (Libro #2)

PRIMA CHE BRAMI (Libro #3)

PRIMA CHE PRENDA (Libro #4)

PRIMA CHE ABBIA BISOGNO (Libro #5)

PRIMA CHE SENTA (Libro #6)

PRIMA CHE COMMETTA PECCATO (Book #7)

BEFORE HE HUNTS (Book #8)



I MISTERI DI AVERY BLACK

UNA RAGIONE PER UCCIDERE (Libro #1)

UNA RAGIONE PER CORRERE (Libro #2)

UNA RAGIONE PER NASCONDERSI (Libro #3)

UNA RAGIONE PER TEMERE (Libro #4)

UNA RAGIONE PER SALVARE (Libro #5)



I MISTERI DI KERI LOCKE

TRACCE DI MORTE (Libro #1)

TRACCE DI OMICIDIO (Libro #2)


INDICE



PROLOGO (#u20b1c6bf-f4f1-5142-9a59-ac9e19e6d156)

CAPITOLO UNO (#u69df7a82-d8ba-5660-9398-709efc3edae5)

CAPITOLO DUE (#uf6dba2b5-3500-5883-bdd7-7fef606dabc1)

CAPITOLO TRE (#u6341a377-8bf8-5411-8aad-619fc31bc7e2)

CAPITOLO QUATTRO (#ubd71550d-206e-5818-93a4-d24e1d1ea7ed)

CAPITOLO CINQUE (#ue6b4a760-4147-507a-95d0-50d000bf21df)

CAPITOLO SEI (#ud74e0e62-c5bb-5f1a-8dda-91e3e153f61e)

CAPITOLO SETTE (#u73b5993c-1ef6-5838-b188-4f8001fdacc8)

CAPITOLO OTTO (#u2bc666b8-0b3a-5d6b-8c2c-f568a577580f)

CAPITOLO NOVE (#u8ce33a88-295d-5da5-8c8d-d6a253911678)

CAPITOLO DIECI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO UNDICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO DODICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TREDICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO QUATTORDICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO QUINDICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO SEDICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO DICIASSETTE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO DICIOTTO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO DICIANNOVE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTUNO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTIDUE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTITRÈ (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTIQUATTRO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTICINQUE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTISEI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTISETTE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTOTTO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTINOVE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTA (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTUNO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTADUE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTATRÈ (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTAQUATTRO (#litres_trial_promo)




PROLOGO


Il sole aveva fatto capolino all’orizzonte, ma non aveva ancora scacciato completamente il freddo della notte. Era il momento della giornata preferito da Christy. Vedere il sole che si levava sulla città serviva a ricordarle che tutte le notti avevano una fine, e lei aveva davvero bisogno di quella conferma, poiché si sentiva sempre più lontana da Dio. Vedere il sole innalzarsi sugli edifici di Washington e respingere la notte le fece venire in mente il testo di un canto di chiesa: Il dolore può durare per una notte, ma al mattino giunge il sole...

Continuò a ripetersi quella strofa mentre camminava lungo la strada che conduceva alla chiesa. Erano settimane che tentava di convincersi ad andare. La sua fede era stata messa alla prova quando aveva ceduto al peccato e alla tentazione. L’idea di confessarsi le era venuta subito in mente, ma non era mai facile confessare i propri peccati. Eppure lei sapeva di doverlo fare. Quanto più a lungo un peccato si frapponeva fra lei e Dio, tanto più sarebbe stato complesso ripristinare l’equilibrio originario. Prima fosse riuscita a confessare quel peccato, maggiori sarebbero state le sue possibilità di rimettersi sulla retta via e ritrovare la fede perduta – quella fede che aveva plasmato la sua vita fin dall’età di dieci anni.

Appena vide il profilo della chiesa davanti a sé, avvertì una stretta al petto. Ce la farò? Davvero riuscirò a confessarlo?

La familiare sagoma della Chiesa Cattolica Blessed Heart sembrava dirle che sì, poteva.

Christy prese a tremare. Non era certa se il suo potesse definirsi un tradimento. Aveva baciato quell’uomo una volta soltanto, però aveva continuato a vederlo, a lasciarsi adulare dalle sue parole di ammirazione – parole che suo marito aveva ormai da anni smesso di rivolgerle.

Le sembrava quasi di sentire il peccato scivolare via dal suo corpo mentre il sole si innalzava sempre più alto in cielo, tingendo di sfumature dorate e aranciate le mura della Blessed Heart. Se avesse avuto bisogno di ulteriori segnali che avrebbe fatto bene a confessare i propri peccati ad un prete quella mattina, quello le sembrò uno.

Giunse alla base dei gradini della Blessed Heart con le spalle pesanti. Ma sapeva che tra poco quel peso sarebbe svanito. Sarebbe potuta tornare a casa, con il cuore finalmente libero dal peccato e la mente...

Arrivata al portone della chiesa, Christy si mise ad urlare.

Indietreggiò senza smettere di gridare, rischiando di cadere dalle scale. Si portò una mano alla bocca, ma non riuscì a soffocare le grida.

Padre Costas era appeso al portone. Aveva addosso solo la biancheria intima e un lungo taglio orizzontale gli solcava la fronte. La testa pendeva mollemente rivolta verso i piedi nudi, che si trovavano a una cinquantina di centimetri da terra. Sottili rivoli di sangue gli colavano dalle dita, raccogliendosi in una tetra pozza rossa.

Crocifisso, realizzò con orrore Christy. Padre Costas è stato crocifisso.




CAPITOLO UNO


Dopo il suo ultimo caso, Mackenzie White aveva fatto qualcosa che non aveva mai fatto prima nella sua vita lavorativa: aveva chiesto le ferie.

Aveva fatto richiesta per due settimane di ferie per svariate ragioni e le bastò il primo giorno per capire che aveva preso la decisione giusta. Quando era entrata nell’FBI, non aveva impiegato molto a farsi un nome. Senza averne l’intenzione, si era ritrovata per le mani un caso importante dietro l’altro, quasi l’avessero cercata. Non solo, li aveva anche risolti brillantemente, facendo un’ottima figura con tutte le persone che contavano a Quantico e a Washington. Dopo aver risolto numerosi casi e aver rischiato la propria vita praticamente ogni mese, non riteneva che fosse troppo chiedere due settimane di ferie pagate.

I suoi superiori erano d’accordo con lei, anzi, l’avevano addirittura incoraggiata. Era certa che si sarebbero fatti una risata se avessero saputo come stava trascorrendo le sue ferie: per lo più in palestra, per migliorare la propria forma fisica e affinare il suo istinto e le sue abilità. Aveva una solida base in tutti i campi più importanti: era abile nel combattimento a mani nude; era spaventosamente brava con la pistola; era di gran lunga più forte delle altre donne che avevano frequentato l’Accademia con lei.

Ma Mackenzie White voleva sempre migliorarsi.

Ecco perché, l’ottavo giorno di ferie, stava sudando e mettendo a dura prova i muscoli in una palestra privata. Si allontanò con una spinta da di uno dei tanti ring, rivolgendo al suo compagno d’allenamento un cenno di ringraziamento, quindi si preparò al secondo round, pienamente convinta che avrebbe perso. Ma non era un problema.

Del resto, praticava il Muay Thai, la boxe thailandese, da poco più di un mese. Era diventata abbastanza brava da sentirsela di introdurre un altro stile di combattimento, meno conosciuto. Con l’aiuto di un istruttore privato e di una buona dose di determinazione, Mackenzie aveva iniziato ad allenarsi anche a Yaw-Yan, uno stile filippino di kickboxing. Mescolare le due tecniche non era esattamente ortodosso, ma insieme all’istruttore era riuscita a escogitare una strategia per usarle insieme. Il corpo di Mackenzie era stato messo talmente sotto sforzo che adesso spalle e polpacci le sembravano di cemento.

Mackenzie fece un passo verso il suo avversario e, dopo essersi toccati i guantoni in un gesto sportivo, ripresero l’allenamento. Subito Mackenzie schivò un jab e rispose con un colpo identico.

In un certo senso, era come imparare un nuovo stile di ballo. Mackenzie da bambina aveva seguito un corso di danza e non aveva mai dimenticato l’importanza della concentrazione e del gioco di gambe. Erano abilità che si era portata dietro nel suo primo lavoro come poliziotta, poi come detective in Nebraska. L’avevano anche aiutata immensamente come agente dell’FBI, salvandole la vita in più di un’occasione.

E non l’avevano abbandonata nemmeno ora, mentre si allenava. Provò le nuove mosse imparate, sferrando una serie di calci discendenti e gomitate, seguiti da colpi di kickboxing più tradizionali. L’espressione stupita sul volto del suo avversario la incoraggiava. Certo, era solo un allenamento, ma sentiva il bisogno di eccellere ugualmente.

Inoltre, la aiutava a tenere libera la mente. Associava sempre ad ogni pugno, calcio o gomitata qualcosa del suo passato. Sferrò un sinistro contro gli anni sprecati nella Polizia del Nebraska. Un manrovescio scacciò la paura che il caso del Killer dello Spaventapasseri le aveva instillato. Un potente diretto colpì al cuore l’infinito flusso di misteri che provenivano dal vecchio caso di suo padre.

Ad essere sincera, era proprio quel caso che l’aveva spinta a imparare quelle nuove tecniche di combattimento, a migliorarsi. Aveva ricevuto un messaggio da qualcuno coinvolto... qualcuno nell’ombra che, a quanto pareva, la conosceva.

Mentre continuava ad allenarsi, nella sua mente vedeva ancora quel messaggio.

Smettila di indagare...

Naturalmente, Mackenzie aveva intenzione di fare giusto l’opposto. Per questo adesso era sul ring, concentrata e con i muscoli tesi come corde di violino.

Dopo un colpo al plesso solare e una gomitata alle costole dell’avversario, l’incontro fu dichiarato concluso. L’arbitro applaudiva sorridendo e annuendo con la testa.

“Bene, Mac” disse “Adesso, perché non fai una pausa? Ti alleni già da un’ora e mezza.”

Mackenzie annuì, rilassando la postura e stringendo la mano all’avversario, un ragazzo di venticinque anni dalla corporatura di un atleta di MMA. Lui le sorrise attraverso il paradenti e scese dal ring.

Mackenzie ringraziò l’arbitro e si avviò verso gli spogliatoi. Aveva i muscoli così stremati che quasi le tremavano, ma la sensazione non le dispiaceva. Significava che si era spinta al limite, tentando di superarlo.

Dopo essersi fatta la doccia ed aver indossato quella che Ellington chiamava la sua tenuta da palestra (una canotta della Under Armour e un paio di leggings neri), si ricordò che l’aspettava un altro allenamento quel giorno. Sperava che le braccia smettessero di tremarle. Certo, Ellington l’avrebbe aiutata, ma gli scatoloni che doveva spostare quel pomeriggio erano tanti e piuttosto pesanti.

Anche se tecnicamente viveva nell’appartamento di Ellington già da qualche giorno, era quello il giorno in cui avrebbe portato là tutte le sue cose. Ed era un altro dei tanti motivi per cui aveva chiesto le ferie. Mackenzie considerava anche quello una crescita personale. Fidarsi di qualcuno al punto da condividere uno spazio abitativo e, per quanto suonasse sdolcinato, il suo cuore, era qualcosa che non sarebbe riuscita a fare fino a pochi mesi prima.

Appena ebbe finito di cambiarsi, si accorse di non vedere l’ora di cominciare il trasloco. Incurante dei muscoli doloranti, accelerò il passo mentre raggiungeva il parcheggio.



***



Il lato positivo di non essere una persona materialista era che, al momento del trasloco, c’era ben poco da mettere negli scatoloni. Infatti bastò un solo viaggio con il fuoristrada di Ellington e un furgone per traslochi a noleggio. Grazie all’ascensore nell’edificio dove viveva Ellington, ci vollero in tutto meno di due ore, e alla fine Mackenzie non aveva dovuto sollevare poi così tanti scatoloni.

Festeggiarono il trasloco con cibo cinese e una bottiglia di vino. Mackenzie era stanca e indolenzita, ma immensamente felice. Credeva che si sarebbe sentita nervosa e che forse avrebbe persino provato un po’ di rimorso; invece, mentre iniziavano a sballare gli scatoloni, si scoprì eccitata per questo nuovo capitolo della sua vita.

“Facciamo un patto” disse Ellington, il cutter puntato sul nastro adesivo che chiudeva una delle scatole. “Devi dirmelo subito se ci sono film o CD imbarazzanti in queste scatole.”

“Direi che il CD più imbarazzante che ho è la colonna sonora di quell’orrendo remake anni Novanta di Romeo e Giulietta. Che vuoi che ti dica? Mi piaceva un sacco quella canzone dei Radiohead.”

“Va bene, sei perdonata” disse lui tagliando il nastro adesivo.

“E tu?” ribatté Mackenzie. “Non hai CD imbarazzanti in casa?”

“In realtà mi sono disfatto di tutti i miei CD e DVD. Ho tutto in digitale. Volevo fare un po’ di posto, quasi come se avessi il presentimento che uno di questi giorni un’agente sexy dell’FBI sarebbe venuta a vivere qui con me.”

“Che intuito” commentò lei, poi gli si avvicinò e gli prese una mano tra le sue. “Allora... è la tua ultima possibilità. Fai ancora in tempo a cambiare idea prima che svuotiamo gli scatoloni.”

“Cambiare idea? Sei pazza?”

“Dovrai convivere con una ragazza” disse tirandolo a sé. “Una ragazza a cui piace l’ordine, a volte in modo maniacale.”

“Ah, lo so. Non vedo l’ora” fu la risposta di Ellington.

“E tutti i miei vestiti? Sei disposto a condividere il tuo armadio con me?”

“Non ho molti vestiti” disse lui chinandosi su Mackenzie. Adesso i loro nasi si sfioravano e tra loro stava iniziando a divampare un calore a cui ormai avevano fatto l’abitudine. “Puoi prenderti tutto lo spazio che vuoi.”

“Trucchi, assorbenti, dividere il letto, più piatti sporchi... Sicuro di essere pronto a tutto questo?”

“Sì. Però devo chiederti una cosa.”

“E sarebbe?” disse Mackenzie mentre con le mani gli accarezzava le braccia. Sapeva come sarebbe andata a finire, e ogni muscolo indolenzito del suo corpo era pronto.

“Tutti quei vestiti da donna” disse lui. “Non lasciarli sparsi sul pavimento.”

“Mh... non ci penso neanche” rispose.

“Ah, lo so” disse Ellington, poi le prese l’orlo della canottiera e gliela sfilò. Senza perdere tempo, fece lo stesso con il reggiseno sportivo che indossava sotto. “Io invece probabilmente lo farò” aggiunse lasciando cadere gli indumenti a terra.

Poi la baciò e provò a portarla verso la camera da letto, ma i loro corpi erano troppo impazienti, così finirono sul tappeto del soggiorno. Anche se i muscoli doloranti di Mackenzie protestarono per la scomodità, altre parti del suo corpo ebbero la meglio.



***



Quando il suo cellulare squillò alle 4:47 del mattino, nella mente assonnata di Mackenzie si fece strada un solo pensiero, mentre allungava la mano verso il comodino.

Una telefonata a quest’ora... Mi sa che la vacanza è finita.

“Sì?” rispose saltando i convenevoli, dato che tecnicamente era ancora in ferie.

“White?”

Stranamente, negli ultimi nove giorni McGrath le era quasi mancato. Sentire la sua voce la riportò rapidamente alla realtà.

“Sì, sono io.”

“Scusi l’ora” disse. Prima che potesse aggiungere altro, anche il cellulare di Ellington si mise a squillare dall’altro comodino.

È successo qualcosa di grosso, pensò. Qualcosa di terribile.

“Ascolti, mi rendo conto di averle concesso due settimane di ferie” disse McGrath, “ma abbiamo per le mani un disastro e ho bisogno di lei. Di lei e di Ellington. Venite nel mio ufficio prima che potete.”

Non era una domanda, bensì un ordine. Senza aggiungere altro, McGrath riattaccò. Mackenzie sospirò e si girò verso Ellington, che stava giusto concludendo la sua telefonata.

“A quanto pare la tua vacanza è finita” disse con un sorriso tirato.

“Non fa niente” replicò Mackenzie. “È finita con il botto.”

Poi, come una vecchia coppia sposata, si scambiarono un bacio e scesero dal letto per andare al lavoro.




CAPITOLO DUE


Il J. Edgar Hoover Building era deserto quando Mackenzie ed Ellington entrarono. Entrambi si erano già trovati là agli orari più disparati della notte, perciò non era niente fuori dal normale. Eppure, essere chiamati a quell’ora non era mai un buon segno. Solitamente significava che ad attenderli era qualcosa di veramente orribile.

Quando raggiunsero l’ufficio di McGrath, trovarono la porta aperta. Lui era seduto ad un piccolo tavolo da riunione in fondo alla stanza, intento a studiare diversi fascicoli. Insieme a lui c’era una donna che Mackenzie aveva già visto. Era l’agente Yardley, una tipa silenziosa e diretta che in più di un’occasione aveva affiancato l’agente Harrison. Quando li vide entrare e avvicinarsi al tavolo, fece un cenno e una sorta di sorriso robotico, poi tornò a fissare il portatile, concentrata.

McGrath sollevò la testa e Mackenzie lesse una sorta di sollievo nel suo sguardo. Era un bel modo di essere accolta al lavoro dopo aver dovuto interrompere le ferie.

“White, Ellington” disse McGrath. “Conoscete l’agente Yardley?”

“Sì” disse Mackenzie rivolgendo un cenno del capo alla donna.

“È appena tornata da una scena del crimine collegata ad un’altra di cinque giorni fa. Inizialmente il caso era stato affidato a lei, ma quando abbiamo cominciato a sospettare che potesse trattarsi di un serial killer, le ho chiesto di raccogliere tutta la documentazione per passare il caso a voi. Abbiamo un omicidio... il secondo in cinque giorni. White, ho pensato nello specifico a lei per via di un suo caso passato; mi riferisco al Killer dello Spaventapasseri.”

“Cosa abbiamo su questo caso?” chiese Mackenzie.

Yardley girò il portatile verso di loro. Mackenzie si accomodò alla sedia più vicina e osservò la fotografia sullo schermo con una calma che ormai conosceva bene, l’abilità di studiare gli scatti più crudi come parte del suo lavoro, ma con la compassione rassegnata che praticamente tutti proverebbero per una morte così tragica.

Vide un uomo che aveva superato la mezza età, con capelli e barba quasi completamente bianchi, appeso al portone di una chiesa. Le braccia erano spalancate e la testa china, in una posa che richiamava la crocifissione. Il petto era solcato da tagli e un’ampia ferita si apriva sulla fronte. Era stato lasciato in mutande, che avevano assorbito gran parte del sangue che era colato dagli squarci. Da quello che riusciva a carpire dalle fotografie, sembrava che le mani dell’uomo fossero state davvero inchiodate alla porta. In piedi invece erano semplicemente legati.

“Questa è la seconda vittima” disse Yardley. “Il reverendo Ned Tuttle, cinquantacinque anni. Il cadavere è stato rinvenuto da un’anziana signora che era passata di buon’ora per deporre dei fiori sulla tomba del marito. La Scientifica si trova sulla scena del ritrovamento proprio ora. A quanto sembra, il corpo è stato messo lì meno di quattro ore fa. Abbiamo già inviato degli agenti per informare i famigliari.”

È una donna a cui piace avere il comando e portare a termine le cose, rifletté Mackenzie. Potremmo andare molto d’accordo noi due.

“Cosa sappiamo della prima vittima?” chiese Mackenzie.

McGrath le passò una cartellina. Mentre Mackenzie scorreva il contenuto, McGrath riassunse i fatti. “Padre Costas, della Chiesa Cattolica Blessed Heart. È stato trovato nelle stesse condizioni dell’altra vittima, inchiodato al portone della sua chiesa cinque giorni fa. Sinceramente, mi stupisce che non ne abbia sentito parlare ai notiziari.”

“Mi ero ripromessa di non seguire i notiziari in vacanza” disse Mackenzie scoccando a McGrath un’occhiata ironica, che però l’uomo sembrò non cogliere.

“Mi sembra di averne sentito parlare mentre ero in pausa” disse Ellington. “La donna che ha trovato il corpo è rimasta in stato di shock per un po’, giusto?”

“Esatto” confermò McGrath.

“E basandoci sui risultati della Scientifica” aggiunse Yardley, “padre Costas non può essere rimasto crocifisso per più di due ore.”

Mackenzie scorse la documentazione. Le immagini ritraevano padre Costas nella stessa identica posa del reverendo Tuttle. Tutto sembrava uguale, compresa l’ampia ferita sulla fronte.

Mackenzie richiuse la cartellina e la restituì a McGrath.

“Dove si trova quella chiesa?” chiese indicando lo schermo del computer.

“Appena fuori città. È una chiesa presbiteriana piuttosto grande.”

“Mi mandi l’indirizzo per messaggio” disse Mackenzie rialzandosi. “Vado a dare un’occhiata di persona.”

Forse, negli ultimi otto giorni, il lavoro le era mancato più di quanto avrebbe immaginato.



***



Era ancora buio quando Mackenzie ed Ellington arrivarono alla chiesa. La squadra della Scientifica aveva quasi finito. Il corpo del reverendo Tuttle era stato rimosso dalla porta, ma a Mackenzie non importava: aveva già visto abbastanza nelle fotografie.

Due omicidi con crocifissione, entrambi sul portone di una chiesa. Le vittime erano presumibilmente i leader spirituali di quelle chiese. Mi sembra evidente che qualcuno provi un forte risentimento nei confronti della chiesa. Chiunque sia, non fa distinzioni di culto.

Quando la Scientifica ebbe concluso il proprio lavoro, Mackenzie ed Ellington si avvicinarono alla facciata dell’edificio. Sulla sinistra, vicino ad una piccola insegna con il nome della chiesa, c’era una manciata di persone. Alcune pregavano abbracciandosi. Altre piangevano apertamente.

Sono membri della chiesa, intuì Mackenzie con profonda tristezza.

Quando furono più vicini all’edificio, la scena peggiorò. C’erano tracce di sangue e due larghi fori dove erano stati piantati i chiodi. Mackenzie ispezionò la zona in cerca di altri richiami religiosi, ma non ne trovò. C’erano solo sangue e tracce di terra e sudore.

Che mossa audace, pensò. Deve avere per forza un qualche significato simbolico. Perché una chiesa? Perché la porta di una chiesa? Una volta sola potrebbe passare per coincidenza; ma due vittime inchiodate alla porta... è un’azione deliberata.

Trovava quasi offensivo che qualcuno potesse compiere un’azione del genere davanti ad una chiesa. Ma forse era stato scelto quel luogo di proposito. Non c’era modo di saperlo con assoluta certezza. Nonostante Mackenzie non avesse grande fiducia nella religione o in Dio, rispettava le persone che vivevano secondo la propria fede. A volte desiderava poter essere anche lei così. Forse per questo trovava quell’atto così deplorevole; dileggiare la morte di Cristo proprio all’ingresso di un luogo dove le persone si radunavano nel suo nome in cerca di conforto era odioso.

“Anche se questo fosse stato il primo omicidio” commentò Ellington, “una scena del genere mi avrebbe subito fatto credere che non sarebbe finita qui. Tutto questo è... rivoltante.”

“Hai ragione” rispose Mackenzie. “Anche se non saprei dire di preciso perché.”

“Perché le chiese sono luoghi sicuri. Uno non si aspetta certo di trovare sangue e chiodi all’entrata. Sembra roba uscita dal Vecchio Testamento.”

Mackenzie non era minimamente ferrata in materia, però rammentava alcune storie della Bibbia dalla sua infanzia. In particolare, qualcosa riguardo un Angelo della Morte che arrivava in città a prendere il primo nato in tutte le famiglie che non avevano un determinato marchio sulla porta.

Un brivido la percorse. Mackenzie lo scacciò e si voltò verso la Scientifica. Con un cenno della mano richiamò l’attenzione di un membro della squadra, che si avvicinò, evidentemente turbato da quello che lui e i suoi colleghi avevano visto. “Agente White” la salutò, “il caso è suo adesso?”

“Così sembra. Mi chiedevo se avete ancora i chiodi che sono stati usati per appendere la vittima al portone.”

“Sicuro” disse quello, poi chiamò con un cenno un collega e tornò a guardare l’ingresso della chiesa. “Il responsabile dev’essere super forzuto... oppure ha avuto tutto il tempo di agire indisturbato.”

“Ne dubito” commentò Mackenzie. Indicando il parcheggio della chiesa e la strada poco oltre, disse: “Se anche il killer avesse agito alle due o alle tre di notte, è praticamente impossibile che non sia passata neanche un’auto lungo Browning Street.”

“A meno che l’assassino non abbia studiato la zona in anticipo per trovare i tempi morti del traffico dopo mezzanotte” suggerì Ellington.

“Telecamere di sorveglianza nei paraggi?” chiese Mackenzie.

“Nessuna, abbiamo già controllato. L’agente Yardley si è anche messa in contatto con i proprietari degli edifici circostanti, ma solo uno ha installate delle telecamere di sicurezza, che però non inquadrano la chiesa. Insomma, niente da fare.”

Un altro membro della Scientifica si avvicinò con in mano un sacchetto di plastica trasparente contenente due spuntoni di ferro e quello che sembrava del filo di ferro arrotolato.

“Sono chiodi da ferrovia quelli?” si informò Mackenzie.

“Probabilmente” disse il tizio della Scientifica. “Anche se sono una versione ridotta. Forse sono quei chiodi che si usano per pollai e recinti.”

“Quanto ci vorrà per avere i risultati delle analisi?” chiese ancora Mackenzie.

L’uomo si strinse nelle spalle. “Mezza giornata, forse. Se mi dice cosa le interessa in particolare, cercherò di farle avere quei risultati per primi.”

“Cercate di scoprire che attrezzo ha usato il killer per piantare i chiodi. Si dovrebbe capire dalle tracce sulle teste dei chiodi, no?”

“Sì, dovremmo riuscirci. Abbiamo tutto quello che ci serve: il cadavere passerà al medico legale solo dopo che avremo dato il nostro consenso, e abbiamo già raccolto le impronte digitali dal portone e dalle scale. Le faremo sapere se scopriamo qualcosa.”

“Grazie” disse Mackenzie.

“Mi dispiace, ma abbiamo dovuto rimuovere il corpo. Stava per farsi giorno e non volevamo che questa brutta storia finisse sul giornale di oggi. O su quello di domani, per la cronaca.”

“Non c’è problema, davvero.”

Detto ciò, Mackenzie si tornò a voltare verso il portone, congedando implicitamente i membri della Scientifica. Tentò di immaginarsi qualcuno trascinare un cadavere attraverso il prato e poi su per la scalinata nel cuore della notte. Per la posizione in cui si trovavano, i lampioni della strada non arrivavano a illuminare la facciata della chiesa che, data l’assenza di luci di altro tipo nei dintorni, doveva essere stata completamente avvolta dalle tenebre.

Forse è più probabile di quanto pensassi che il killer abbia avuto tutto il tempo di agire con calma, ragionò.

“Che richiesta strana” disse Ellington. “Cosa stai pensando?”

“Ancora non lo so, ma quello che so è che devono esserci volute una gran forza e determinazione per sollevare un uomo da terra e inchiodargli le mani a questa porta. Se è stato usato un martello, potrebbe significare che sono coinvolti due aguzzini: uno che teneva sollevata la vittima con le mani in posizione e un altro che piantava i chiodi.”

“Un quadretto raccapricciante” commentò Ellington.

Mackenzie annuì mentre scattava qualche foto col cellulare. Nel frattempo, le tornò in mente un suo vecchio caso in cui il killer era ricorso al tema della crocifissione: un caso in Nebraska, che l’aveva portata poi alla collaborazione con l’FBI.

Il Killer dello Spaventapasseri, pensò. Oddio, riuscirò mai a lasciarlo sepolto nei ricordi?

Alle sue spalle, il sole iniziò a sorgere, proiettando in cielo i primi raggi di luce. La sua ombra fu proiettata sui gradini della chiesa, e Mackenzie tentò di ignorare il fatto che somigliasse molto ad una croce.

Altri ricordi del caso del Killer dello Spaventapasseri le invasero la mente.

Forse questa sarà la volta buona, pensò speranzosa. Forse, risolvendo questo caso, i ricordi di quelle donne crocifisse nei campi di granoturco smetteranno di perseguitarmi.

Ma quando posò di nuovo gli occhi sulle porte insanguinate della Cornerstone, temette che la sua fosse solo una pia illusione.




CAPITOLO TRE


Nella mezz’ora successiva, Mackenzie imparò parecchie cose sul reverendo Ned Tuttle. Tanto per cominciare, lasciava due figli e una sorella. La moglie l’aveva mollato otto anni prima, trasferendosi ad Austin, in Texas, con l’uomo con cui aveva avuto una relazione nascosta per oltre un anno. I figli vivevano entrambi nella zona di Georgetown, perciò fu lì che Ellington e Mackenzie decisero di recarsi come prima tappa. Erano da poco passate le 6:30 quando Mackenzie accostò lungo il marciapiede davanti all’appartamento di Brian Tuttle. L’agente che aveva informato i figli del reverendo le aveva riferito che li avrebbe trovati lì entrambi, pronti a rispondere alle loro domande.

Quando entrò nell’appartamento di Brian, Mackenzie rimase stupita. Si era aspettata di vedere due figli sconvolti dal dolore per la perdita del padre, invece li trovò seduti al tavolo della cucina, intenti a fare colazione. Brian Tuttle, un ragazzo di ventidue anni, mangiava una ciotola di cereali mentre Eddie Tuttle, diciannove anni, intingeva distrattamente una frittella nello sciroppo.

“Non so esattamente cosa pensa di imparare da noi” disse Brian. “Non eravamo in buoni rapporti con papà.”

“Posso chiedervi perché?” chiese Mackenzie.

“Abbiamo smesso di frequentarlo da quando si è dato completamente alla chiesa.”

“Voi non siete credenti?” volle sapere Ellington.

“Non lo so” disse Brian. “Si può dire che sono agnostico.”

“Io sono credente” disse Eddie “ma papà... lui era esagerato. Per darvi un’idea, quando ha scoperto che mamma lo stava tradendo, non ha fatto niente. Dopo soltanto due giorni, ha perdonato sia lei che il tizio con cui lo tradiva. Ha detto che li perdonava perché era quello che facevano i bravi cristiani. Non ne ha voluto sapere di chiedere il divorzio.”

“Già” disse Brian “e quando la mamma ha visto che non gliene fregava niente di lei, che non gli importava che l’avesse tradito, se n’è andata. E lui non ha fatto niente per fermarla.”

“Vostro padre si è mai messo in contatto con voi dopo che vostra madre se n’è andata?”

“Ci può giurare” disse Brian. “Praticamente ogni sabato sera ci pregava di venire in chiesa.”

“A parte quello” aggiunse Eddie “se anche volevamo vederlo, era troppo impegnato durante la settimana. Era sempre in chiesa o a far visita ai malati all’ospedale, oppure era impegnato con iniziative di beneficienza.”

“Quando è stata l’ultima volta che avete parlato a lungo con lui?” volle sapere Mackenzie.

I fratelli si scambiarono un’occhiata, cercando di ricordare. “Non saprei” disse Brian. “Forse un mese fa. Ma non abbiamo parlato di granché. Ci ha chiesto le solite cose: come andava il lavoro, se mi vedevo con qualcuno, roba del genere.”

“Quindi si può dire che nessuno di voi aveva rapporti con vostro padre?”

“Esatto” confermò Eddie.

Il ragazzo abbassò lo sguardo sul tavolo per un istante, mentre il rimorso iniziava a farsi vivo. Mackenzie aveva già visto quel tipo di reazione; ci avrebbe messo la mano sul fuoco che uno dei due sarebbe crollato nel giro di un’ora, dopo essersi reso conto di aver perduto un padre che non aveva mai conosciuto davvero.

“Sapreste indicarmi qualcuno che invece lo conosceva bene?” proseguì Mackenzie. “Aveva qualche amico stretto?”

“Solo un prete, o parroco, o quello che è” disse Eddie. “Quello che gestisce la chiesa.”

“Non era vostro padre il reverendo capo?” chiese Mackenzie.

“No, lui era una specie di collaboratore” disse Brian. “C’era un altro pastore sopra di lui. Jerry Levins, credo che si chiami.”

Mackenzie notò che i ragazzi avevano una gran confusione in testa riguardo i titoli religiosi. Pastore, reverendo, prete... In realtà, nemmeno Mackenzie sapeva bene la differenza, ma supponeva avesse a che fare con le diverse confessioni religiose.

“E vostro padre passava molto tempo con lui?”

“Può dirlo forte” disse Brian con rabbia. “Passava con lui ogni dannato momento, praticamente. Se volete sapere qualcosa su papà, chiedete a lui.”

Mackenzie annuì, perfettamente consapevole che non avrebbe ottenuto nessun’altra informazione utile dai due ragazzi. Nonostante questo, avrebbe voluto rimanere a parlare con loro ancora un po’. C’era chiaramente ancora tensione in loro e Mackenzie credeva che, se fossero riusciti a buttar giù quei muri che si erano costruiti e lasciarsi andare alle emozioni, avrebbero potuto dirle di più.

Alla fine invece li ringraziò e si voltò, lasciando l’appartamento con Ellington. Mentre scendevano le scale uno di fianco all’altra, lui le prese la mano.

“Tutto ok?” le chiese.

“Sì” disse lei confusa. “Perché?”

“Due ragazzi... il padre è appena morto e loro non sanno bene come reagire... Mi ha fatto pensare alla morte di tuo padre.”

Mackenzie gli sorrise, godendosi quella sensazione di conforto. Oddio, sa essere così dolce...

Mentre camminavano insieme, si accorse che aveva ragione lui: il motivo per cui voleva restare a parlare con i fratelli Tuttle era per aiutarli a risolvere i loro problemi col padre.

A quanto pareva, l’omicidio di suo padre la tormentava ancora più di quanto credesse.



***



La Chiesa Presbiteriana Cornerstone aveva un che di surreale nella luce mattutina. Mackenzie la superò in macchina per andare a far visita al reverendo Jerry Levins, che viveva a un solo isolato di distanza dalla chiesa. In Nebraska era consuetudine che i preti delle parrocchie più piccole vivessero nelle immediate vicinanze del luogo di culto.

Quando arrivarono all’abitazione di Levins, c’erano parecchie automobili parcheggiate lungo la strada e nel suo vialetto. Mackenzie immaginò che si trattasse di altri fedeli della Cornerstone venuti dal reverendo Levins in cerca di conforto, oppure per offrirlo.

Mackenzie bussò alla porta d’ingresso della modesta casa in mattoni e subito aprì una donna che aveva chiaramente pianto. Osservò Mackenzie ed Ellington con sguardo sospettoso finché Mackenzie non mostrò il distintivo.

“Siamo gli agenti dell’FBI White ed Ellington” si presentò. “Vorremmo parlare col reverendo Levins, se è in casa.”

La donna li fece entrare e subito sentirono gente che piangeva sommessamente. Mackenzie riuscì anche a distinguere delle preghiere recitate a mezza voce.

“Vado a chiamarlo” disse la donna. “Aspettate qui.”

Mackenzie osservò la donna andare in un piccolo soggiorno, dove c’erano alcune persone in piedi. Poco dopo, un uomo si avviò verso di loro. Come la donna di poco prima, anche lui aveva pianto.

“Agenti, posso aiutarvi?” chiese Levins.

“Sappiamo che è un momento estremamente difficile e triste per lei” disse Mackenzie “ma stiamo cercando di raccogliere più informazioni possibili sul reverendo Tuttle. Prima riusciremo a trovare una pista, prima potremo arrestare il colpevole.”

“Credete che la sua morte sia collegata a quella di quel povero prete, qualche giorno fa?” volle sapere Levins.

“Non possiamo averne la certezza” disse Mackenzie, anche se in realtà ne era sicura. “Ecco perché vorremmo parlare un po’ con lei.”

“Certamente” acconsentì Levins. “Usciamo sul portico, però. Non voglio interrompere le preghiere.”

Fece strada all’esterno e si sedette sugli scalini di cemento. “Devo dire che non so cosa riuscirete a scoprire su Ned” commentò l’uomo. “Era un credente devoto. A parte qualche problema in famiglia, non credo avesse nemici.”

“Aveva amici tra i frequentatori della chiesa che secondo lei potrebbero non essere persone per bene?” chiese Ellington.

“Ned Tuttle era amico di tutti” disse Levins asciugandosi una lacrima. “Quell’uomo era praticamente un santo. Donava regolarmente il venticinque percento del suo stipendio alla chiesa. Era sempre in giro a fornire cibo e vestiti ai poveri. Tagliava l’erba per gli anziani, aiutava le vedove con le riparazioni domestiche, tre volte all’anno si recava in Kenya per aiutare i malati insieme ad un’associazione di medici.”

“C’è qualcosa nel suo passato che potrebbe apparire sospetto?” chiese Mackenzie.

“No. E questo la dice lunga, perché so un sacco di cose sul suo passato. Ci siamo fatti un sacco di confidenze sulle nostre difficoltà. E posso confidarvi che tra le poche colpe a lui imputabili, nessuna potrebbe giustificare una ritorsione così truculenta.”

“E che mi dice di altre persone all’interno della comunità religiosa?” proseguì Mackenzie. “Potrebbe esserci qualcuno che si è sentito offeso per qualcosa che il reverendo Tuttle ha fatto o detto?”

Levins ci pensò solo un istante, prima di scuotere il capo. “No. Se Ned aveva problemi del genere, non me l’ha mai detto. Però vi assicuro... non aveva nemici, che io sapessi.”

“E sa se...” fece per chiedere Ellington, ma Levins sollevò una mano, come a scacciare la sua domanda.

“Scusate” disse, “ma sono davvero sconvolto per la perdita di un caro amico e in casa ci sono i membri della mia chiesa che mi attendono. Nei prossimi giorni sarò più che felice di rispondere alle vostre domande, ma ora devo ricongiungermi con Dio e con la mia congregazione.”

“Ma certo, è comprensibile” disse Mackenzie. “La prego di accettare le nostre condoglianze.”

Levins sorrise stancamente e si rialzò. Le lacrime ripresero a rigargli le guance. “Dicevo sul serio” mormorò, sforzandosi di mantenere un contegno davanti a loro. “Datemi solo un paio di giorni, poi fatemi sapere se avete altre domande. Voglio aiutare a consegnare alla giustizia chi ha fatto questo.”

Detto ciò, rientrò in casa. Mackenzie ed Ellington tornarono all’auto mentre il sole si era finalmente alzato in cielo. Era difficile credere che fossero soltanto le 8:11.

“E adesso?” chiese Mackenzie. “Hai qualche idea?”

“Be’... sono quasi quattro ore che sono alzato e non ho ancora preso un caffè. Potremmo partire da quello.”



***

Venti minuti più tardi, Mackenzie ed Ellington erano seduti una di fronte all’altro in un piccolo bar. Mentre bevevano il caffè, esaminarono i documenti su padre Costas che avevano preso dall’ufficio di McGrath e i file digitali sul reverendo Tuttle che Mackenzie aveva ricevuto via e-mail.

Non c’era molto, se si escludevano le fotografie. Anche nel caso di padre Costas, la documentazione allegata non rivelava granché. Le causa della morte era stata la perforazione di un polmone, oppure il taglio profondo che aveva sulla nuca, attraverso il quale si vedeva addirittura la spina dorsale.

“Quindi, stando a questo referto” disse Mackenzie “padre Costas è probabilmente morto a causa di queste ferite. Con tutta probabilità, era già deceduto quando è stato crocifisso.”

“E questo ha un qualche significato?” chiese Ellington.

“Direi proprio di sì. È chiaro che c’è di mezzo la religione qui, però c’è un’enorme differenza tra uccidere qualcuno tramite la crocifissione e usare l’immagine di un uomo crocifisso.”

“Ti seguo” disse Ellington. “Va’ avanti.”

“Per un cristiano, l’immagine della crocifissione è solo una rappresentazione. Nel nostro caso, l’obiettivo del killer non sembra l’uccisione tramite la crocifissione. Se così fosse, non ci sarebbero quelle ferite sui corpi delle vittime. Se ci pensi bene... la cristianità sarebbe completamente diversa se Cristo fosse stato messo sulla croce già morto.”

“Perciò, secondo te, il nostro uomo sta crocifiggendo le sue vittime solo per fare scena?”

“È troppo presto per dirlo” ammise Mackenzie, facendo una pausa per gustarsi un lungo sorso di caffè. “Ma propendo per il no. Entrambe le vittime erano uomini di chiesa... leader religiosi. Metterli nella stessa posa del personaggio cristiano di riferimento per quelle chiese è chiaramente un messaggio di qualche tipo.”

“Hai appena parlato di Gesù Cristo come un personaggio. Pensavo che credessi in Dio.”

“Ci credo” disse Mackenzie. “Ma non con la stessa convinzione e forza di un uomo come Ned Tuttle. E quando si tratta di racconti della Bibbia – il serpente parlante, l’arca, il resoconto dettagliato della crocifissione – penso che non basti credere, ma ci voglia vera e propria fede. E non è qualcosa che sento di possedere.”

“Wow” commentò Ellington sorridendo “che discorso profondo. Io... preferisco rispondere che non lo so. Allora... questo messaggio che dicevi, come facciamo a trovarlo?”

“Bella domanda. Ho intenzione di partire dai famigliari di padre Costas. Non c’è molto nei referti, e poi penso...”

Fu interrotta dal trillo del cellulare di Ellington. Lui lo prese e si accigliò guardando il display. “È McGrath” disse, poi prese la chiamata.

Mackenzie non sentiva l’interlocutore all’altro capo del telefono, perciò non riuscì a capire di cosa parlassero. Meno di un minuto dopo, Ellington chiuse la telefonata e si rimise il cellulare in tasca.

“A quanto pare, dovrai andarci da sola dai Costas. McGrath mi vuole nel suo ufficio per alcuni dettagli su un incarico del quale non mi ha voluto rivelare molto.”

“Il che significa che sarà qualche lavoro noioso” commentò Mackenzie. “Beato te.”

“Però... è davvero strano che mi tolga dalle indagini così presto, quando ancora non abbiamo nessuna pista. Deve avere improvvisamente un sacco di fiducia in te.”

“E tu no?”

“Sai cosa voglio dire” disse Ellington sorridendo.

Mackenzie fece per prendere un altro sorso di caffè, ma scoprì con disappunto che la tazza era ormai vuota. La rimise sul tavolino e raccolse documenti e cellulare, pronta per la prossima tappa. Ma prima andò al bancone a prendere un altro caffè.

Si preannunciava una lunga giornata, e senza Ellington a tenerla in tiro, aveva decisamente bisogno di caffeina extra.

D’altro canto, erano proprio le giornate lunghissime che portavano a qualcosa, e se Mackenzie fosse stata brava, sarebbe riuscita a intercettare il killer prima che pianificasse un altro omicidio.




CAPITOLO QUATTRO


Dopo aver lasciato Ellington nel parcheggio degli uffici dell’FBI (e averlo salutato con un bacio breve ma appassionato), Mackenzie si recò alla Chiesa Cattolica Blessed Heart. Non si aspettava di trovare qualcosa, perciò non rimase delusa quando constatò che era proprio così.

I battenti del portone erano stati sostituiti, ma erano identici a quelli che aveva visto nelle foto della scena del crimine. Salì le scale, che erano molto più decorate di quelle alla Cornerstone, poi diede le spalle al portone e osservò la strada. Non poté fare a meno di chiedersi se inchiodare quegli uomini alle porte avesse un ulteriore significato simbolico.

Forse potrebbero essere rivolti verso qualcosa, rifletté Mackenzie. Ma tutto ciò che vedeva davanti a sé erano auto parcheggiate, attraversamenti pedonali e cartelli stradali.

Guardò per terra e intorno alla cornice della porta. C’erano dei segni che avrebbero potuto essere di tutto, ma il colore lo conosceva bene: era il colore del sangue secco sul cemento.

Tornò a guardare le scale e tentò di immaginare un uomo trascinare un cadavere fin lassù. Era un’impresa non facile, questo era certo. Naturalmente non aveva la certezza che padre Costas fosse morto quando il killer l’aveva inchiodato alle porte, ma sembrava l’ipotesi più plausibile.

In piedi sulla soglia, Mackenzie si guardò intorno ripetendo mentalmente i dettagli del caso. I chiodi utilizzati sono dello stesso tipo di quelli usati con Tuttle. L’unica ferita uguale sui due uomini era un ampio taglio lungo la fronte... forse un’allusione alla corona di spine di Cristo.

Quella scena truculenta era difficile da immaginare, lì dove si trovava. Di solito non era certo a quello che pensavano le persone davanti all’ingresso di una chiesa.

Magari è proprio questo il punto. Magari è legato allo scopo del killer.

Pensando di aver intuito qualcosa, Mackenzie ridiscese le scale e tornò alla propria auto. Le sembrava strano procedere senza Ellington al suo fianco, ma la sua mente era già concentrata unicamente sul caso.



***



Per la seconda volta quel giorno, Mackenzie si ritrovò in una casa affollata. La casa di padre Costas era graziosa, un edificio in mattoni a due piani appena fuori dal centro. Mackenzie fu accolta da una donna che si presentò come una parrocchiana della Blessed Heart e che la accompagnò in una stanza chiedendole di attendere lì.

Dopo pochi secondi, entrò una signora più anziana. Aveva l’aria esausta e infinitamente triste quando prese posto sulla poltrona di fronte a dove si era accomodata Mackenzie.

“Mi dispiace disturbarla” disse Mackenzie, “non avevo idea che avesse così tanti ospiti.”

“Sì, nemmeno io” replicò la donna. “Ma il funerale è stasera e tutte queste persone sono spuntate dal nulla. Famigliari, conoscenti, fedeli della chiesa.” Sorrise mestamente e si presentò: “Io mi chiamo Nancy Allensworth, la segretaria della parrocchia. Mi è stato detto che lei è dell’FBI, è così?”

“Esatto, signora. Non vorrei sconvolgerla ulteriormente, ma stamattina è stato rinvenuto il cadavere di un altro uomo ucciso allo stesso modo di padre Costas. Stavolta si tratta del reverendo di una piccola chiesa presbiteriana vicino a Georgetown.”

Nancy Allensworth si coprì la bocca con una mano, esclamando “Oh cielo”. Poi, con le lacrime agli occhi e la mascella serrata, sibilò: “Dove andrà a finire questo mondo?”

Obbligandosi a proseguire, Mackenzie disse: “Naturalmente dobbiamo presumere che possa accadere di nuovo, dato che è già successo due volte. Ecco perché il tempo è essenziale, e spero che possa rispondere subito a qualche domanda.”

“Ci proverò” disse la donna, anche se era evidente che faticava a tenere le emozioni sotto controllo.

“Poiché la Blessed Heart è una chiesa relativamente grande, mi chiedevo se ci fosse qualcuno tra i fedeli che di recente si è lamentato con padre Costas.”

“Non che io sappia. Però deve tenere presente che molte persone si confidavano con lui per confessare i propri peccati o per risolvere problemi spirituali.”

“Nel corso degli ultimi anni le viene in mente nulla che possa aver turbato qualcuno? Magari qualcuno che prima era molto devoto a padre Costas?”

Nancy si guardò le mani, che teneva in grembo, e prese a torcerle nervosamente. “Credo di sì, ma è stato prima che io iniziassi a lavorare qui. C’è stata una vicenda, forse una decina di anni fa, che è anche finita sui notiziari locali. Un adolescente che era a capo di un gruppo di giovani sosteneva che padre Costas avesse abusato sessualmente di lui. Ha descritto tutto esplicitamente. Non è mai stato provato e, francamente, non è possibile che padre Costas abbia fatto una cosa del genere. Ma quando una storia così si diffonde nell’ambiente della Chiesa Cattolica, viene subito ritenuta vera.”

“Quali conseguenze ha avuto la vicenda?”

“Ho saputo che gli sono state rivolte minacce di morte. I fedeli sono diminuiti del quindici percento. Padre Costas ha iniziato a ricevere email moleste piene di materiale pornografico omosessuale.”

“Le ha tenute quelle email?” chiese Mackenzie.

“Per un po’ sì” disse Nancy. “Ha denunciato il fatto alla polizia, ma non sono mai riusciti a risalire al mittente. Quando ormai era chiaro che non sarebbe stato preso alcun provvedimento, le ha cancellate tutte. Io non le ho mai viste personalmente.”

“E il ragazzo che aveva fatto quelle accuse? Se mi dicesse il suo nome, potrei andare a fargli visita.”

Nancy scosse il capo, versando altre lacrime. “Si è suicidato quello stesso anno. Vicino al corpo è stato trovato un biglietto in cui confessava di essere gay. Fu un altro colpo a sfavore di padre Costas, perché rendeva le accuse del ragazzo molto più plausibili.”

Mackenzie annuì, tentando di pensare a come procedere. Sapeva che ottenere informazioni dettagliate da una vedova in lutto era molto difficile. Avrebbe potuto insistere per saperne di più sul ragazzo morto suicida, ma era anche vero che avrebbe potuto tranquillamente risalire a quelle informazioni da sola e lasciare quella povera donna ai preparativi per il funerale di padre Costas.

“Signora Allensworth, grazie per il suo tempo” disse Mackenzie alzandosi. “Le mie più sentite condoglianze.”

“Che lei sia benedetta, mia cara” fece Nancy, alzandosi e riaccompagnando Mackenzie all’ingresso.

Sulla soglia, Mackenzie diede a Nancy il proprio biglietto da visita. “Mi rendo conto che sta passando un brutto momento” disse, “ma se nei prossimi giorni le dovesse venire in mente qualcosa, la prego di contattarmi.”

Nancy prese il biglietto senza dire nulla e se lo fece scivolare in tasca. Si voltò, lottando contro una nuova ondata di pianto, e chiuse l’uscio.

Mackenzie tornò alla macchina prendendo il cellulare e componendo il numero dell’agente Harrison, che rispose subito.

“Come vanno le cose?” le chiese il collega.

“Ancora non lo so” disse lei. “Puoi farmi un favore? Dovresti indagare su un fatto accaduto circa dieci anni fa: padre Costas è stato accusato di aver abusato sessualmente del capo di un gruppo giovanile. Mi servono tutti i dettagli che riesci a scovare.”

“Ma certo. Pensi che possa fornire una pista?”

“Non saprei, ma direi che vale decisamente la pena indagare su un ragazzino che dice di essere stato violentato dal prete che in seguito è stato trovato crocifisso alla porta della sua chiesa.”

“Già, giusta osservazione” commentò Harrison.

Mackenzie concluse la telefonata, la mente invasa da immagini del Killer dello Spaventapasseri e del Nebraska. Aveva già avuto a che fare con assassini che provenivano da un contesto religioso e una delle cose che sapeva su di loro era che potevano essere imprevedibili e incredibilmente motivati. Non aveva intenzione di correre rischi, quindi non avrebbe lasciato nulla al caso.

Mentre saliva in auto, realizzò che un ragazzo che aveva subito violenza sessuale era decisamente una pista concreta. Inoltre, l’unica alternativa che aveva era tornare agli uffici dell’FBI a scavare nei fascicoli e sperare che la Scientifica avrebbe scoperto qualcosa.

E sapeva che, se fosse rimasta con le mani in mano ad aspettare una svolta nel caso, il killer avrebbe potuto fare un’altra mossa.




CAPITOLO CINQUE


L’orologio sul cruscotto della macchina segnava le 15:08 quando il pastore uscì dalla chiesa.

L’uomo rimase ad osservarlo attraverso il parabrezza, da lontano. Sapeva che quell’uomo era un santo; aveva una straordinaria reputazione e la sua chiesa era stata benedetta. Eppure, era deluso. A volte credeva che i santi dovessero distinguersi dal resto del mondo, essere più facili da identificare. Come in quegli antichi quadri religiosi, dove Gesù aveva un’aureola dorata intorno alla testa.

A quel pensiero ridacchiò, senza perdere di vista il pastore, che aveva incontrato un altro uomo davanti ad una macchina vicino alla chiesa. Doveva trattarsi di un aiutante o un assistente. L’aveva già visto, ma non gli interessava. Era un pesce piccolo.

No, a lui interessava molto di più il pastore capo.

Chiuse gli occhi mentre i due uomini parlavano. Nel silenzio dell’abitacolo, si mise a pregare. Sapeva che poteva pregare dovunque e Dio l’avrebbe sentito. Era da tempo ormai che aveva capito che a Dio non importava dove ti trovassi quando pregavi o confessavi i tuoi peccati. Non dovevi per forza essere in un edificio maestoso e appariscente. Anzi, la Bibbia diceva che costruzioni elaborate come quella erano un affronto a Dio.

Terminata la sua preghiera, ripensò a quel passaggio delle Scritture. Lo ripeté piano, in un tono di voce cupo.

“E quando pregate, non siate come gli ipocriti. Poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini.”

Tornò a guardare il pastore, che si allontanava dall’altro uomo per dirigersi alla macchina.

“Ipocrita” disse, nella voce un misto di veleno e tristezza.

Sapeva anche che la Bibbia metteva in guardia contro i falsi profeti nei giorni della fine. Del resto, era proprio quello il motivo per cui era entrato in azione. I falsi profeti, coloro che parlavano di rendere gloria al Signore con un occhio puntato al cestino delle offerte, mentre questo veniva passato di mano in mano; gli stessi che predicavano di santificazione e purezza rivolgendo ai ragazzini occhiate lascive. Erano i peggiori, persino peggio degli spacciatori e degli assassini. Peggio degli stupratori e dei pervertiti sulle strade.

Tutti lo sapevano. Eppure, nessuno faceva nulla.

Fino a quel momento. Fino a che non aveva udito Dio parlare con lui, dicendogli di rimettere le cose a posto.

Era suo dovere liberare il mondo da questi falsi profeti. Era un compito cruento, ma era un compito affidatogli da Dio. Ed era tutto ciò che gli bastava sapere.

Osservò il prete entrare in macchina e allontanarsi dalla chiesa.

Dopo qualche istante, si mise in marcia anche lui, seguendo il religioso da una certa distanza.

Quando frenò al semaforo rosso, dal bagagliaio gli giunse alle orecchie il melodico tintinnare dei chiodi che aveva pronti in uno scatolone.




CAPITOLO SEI


Cammina verso la chiesa, la luna rosso sangue che proietta l’ombra del suo corpo sul marciapiede, facendola somigliare ad un lungo insetto: una mantide religiosa, o forse un millepiedi. Sulla cattedrale, una grossa campana chiama a raccolta tutti per cantare, pregare, venerare.

Ma Mackenzie non può entrare in chiesa. Un drappello di persone è radunato davanti al portone d’ingresso. Vede Ellington, McGrath, Harrison, sua madre e sua sorella, persino Bryers, il suo ex partner, e alcuni degli uomini con cui ha lavorato quando faceva la detective in Nebraska.

“Cosa state facendo?” chiede.

Ellington si volta verso di lei. Ha gli occhi chiusi e indossa un abito elegante e una cravatta rosso sangue. Le sorride, sempre con gli occhi chiusi, e si porta un dito sulle labbra. Al suo fianco, la madre di Mackenzie indica l’ingresso della chiesa.

Ed ecco là suo padre. Appeso, crocifisso. Ha in testa una corona di spine e da una ferita nel fianco cola un liquido che sembra olio di motore. La sta fissando, con gli occhi sbarrati e lo sguardo folle. È pazzo, Mackenzie lo intuisce da quello sguardo e dal ghigno che ha sulle labbra.

“Sei dunque giunta qui per salvarti?” le chiede.

“No” risponde lei.

“Sicuramente non sei qui per salvare me. Per quello è troppo tardi. E adesso inchinati. Venerami. Trova la pace in me.”

Come se qualcuno l’avesse spezzata dall’interno, Mackenzie si inginocchia. Il movimento è brusco, la pelle si lacera contro l’asfalto. Intorno a lei, gli altri iniziano a intonare un canto in una strana lingua. Lei apre la bocca per unirsi a loro e ne escono parole sconosciute. Solleva lo sguardo sul padre e vede che un’aureola infuocata gli cinge la testa. È morto ora, il suo sguardo è vuoto, assente, e dalla bocca fuoriesce un rivolo di sangue.

Le campane continuano a suonare, a suonare.

A suonare...

Qualcosa stava suonando.

Il cellulare. Mackenzie si risvegliò con un sussulto. Lesse distrattamente l’ora sulla sveglia sul comodino: le 2:10 di notte. Rispose tentando di scacciare dalla mente gli ultimi brandelli dell’incubo.

“Agente White.”

“Buongiorno” disse la voce di Harrison. Mackenzie era segretamente delusa. Si aspettava che fosse Ellington. Dopo aver ricevuto quel misterioso incarico da McGrath aveva promesso di chiamarla, ma per il momento non l’aveva ancora sentito.

Harrison, pensò assonnata. Che diavolo vuole?

“È troppo presto per il buongiorno, Harrison” protestò.

“Lo so” fece lui. “Mi dispiace, ma chiamo per conto di McGrath. C’è stato un altro omicidio.”



***



Tramite uno scambio di messaggi, Mackenzie ricostruì quello che era successo. Una coppia ribelle si era appartata nel parcheggio di una chiesa molto famosa per fare sesso. Proprio quando le cose si stavano facendo interessanti, la ragazza aveva visto qualcosa di strano sulla porta, spaventandosi al punto da porre fine al divertimento che avevano in programma. Il ragazzo, seccato per l’interruzione, era andato a controllare e aveva trovato un corpo inchiodato al portone.

La chiesa era una delle più grandi in città: la Living Word. Veniva nominata spesso dai notiziari, poiché il Presidente andava spesso a messa lì. Mackenzie non ci era mai stata (non metteva piede in una chiesa da una domenica ai tempi del college, sopraffatta dai sensi di colpa) e quando arrivò nel parcheggiò rimase colpita dalle dimensioni di quel luogo.

Era una delle prime persone arrivate sulla scena. La squadra della Scientifica si stava avvicinando al portone. Da un’auto parcheggiata scese un’agente che a quanto pareva la stava aspettando. Mackenzie non si stupì di vedere che si trattava di Yardley, l’agente che si era occupata del primo caso, quello di padre Costas.

Yardley la raggiunse sul vialetto che portava all’ingresso. Sembrava stanca, ma anche eccitata, come spesso succedeva agli agenti.

“Agente White” la salutò. “Grazie per aver fatto così presto.”

“Non c’è problema. Sei stata la prima ad arrivare?”

“Sì, è stato Harrison a chiamarmi e dirmi di venire qui.”

Mackenzie stava per commentare quel dettaglio, ma non lo fece. Strano che non sia stata avvertita per prima, pensò. Forse McGrath ha deciso di dare a lei il ruolo che aveva Ellington. In effetti ha senso, dato che lei era già in ballo con il caso Costas.

“Hai già visto il cadavere?” chiese Mackenzie mentre raggiungevano l’ingresso.

“Sì, da un metro di distanza. È identico agli altri.”

Dopo pochi passi, Mackenzie poté constatarlo da sé. Si tenne leggermente indietro, per lasciar lavorare gli agenti della Scientifica. Questi procedettero alacremente, così che le due federali potessero avere il tempo per fare le loro osservazioni.

Yardley aveva ragione. La scena era identica, incluso il lungo taglio in fronte. L’unica differenza era che le mutande della vittima stavolta erano scivolate fino alle caviglie, oppure erano state calate apposta.

Un membro della squadra si rivolse a loro. Sembrava abbattuto, forse addirittura triste.

“La vittima è Robert Woodall. Il capo di questa chiesa.”

“Ne è sicuro?” chiese Mackenzie.

“Assolutamente sì. La mia famiglia frequenta questa chiesa. Ho sentito quest’uomo recitare almeno cinquanta sermoni.”

Mackenzie si avvicinò al corpo. Le porte della Living Word non erano decorate come quelle della Cornerstone o della Blessed Heart; erano più moderne, di un legno massiccio invecchiato e sagomato per somigliare alla porta di un fienile.

Come le altre vittime, il pastore Woodall aveva le mani inchiodate e le caviglie legate con un filo metallico. Mackenzie studiò i genitali scoperti, domandandosi se quella nudità fosse stata decisa dal killer. Non vide niente di strano e concluse che le mutande dovevano essere scivolate da sole, forse appesantite dal sangue di cui erano impregnate. Le ferite erano numerose: alcune erano sul petto, mentre le scie di sangue lungo i fianchi e le gambe suggerivano che ce n’erano altre sulla schiena, anche se questa non era visibile.

Mackenzie individuò un’altra ferita, più sottile, che le riportò alla mente le immagini infernali dell’incubo di poco prima.

Un taglio si apriva sul fianco destro di Woodall. Era piccolo ma ben visibile. Era estremamente pulito e netto. Mackenzie lo osservò più da vicino e, rivolgendosi a un membro della Scientifica, disse: “Cosa vi sembra questo?”

“Sì, l’abbiamo notato” disse lo stesso uomo che aveva identificato il pastore Woodall. “Pare una sorta di incisione. Forse è stata fatta con un coltello da modellismo, tipo un X-Acto.”

“Però gli altri tagli e ferite” osservò Mackenzie “sono state provocate da una lama comune, no? I bordi e l’inclinazione...”

“Esatto. Lei è religiosa?” domandò l’uomo.

“Sembra una domanda frequente in questi giorni” replicò Mackenzie. “A prescindere dalla mia risposta, riconosco l’importanza di un taglio sul fianco. È dove Cristo fu trafitto con la lancia mentre era sulla croce.”

“Sì” disse Yardley alle sue spalle. “Ma non ne uscì sangue, giusto?”

“Esatto” proseguì Mackenzie. “Secondo le Scritture, dalla ferita uscì dell’acqua.”

Allora perché il killer ha deciso di mettere in risalto questa ferita? si domandò. E perché sugli altri corpi non c’era?

Face un passo indietro e rimase ad osservare la scena, mentre Yardley scambiava due parole con alcuni membri della Scientifica. Quel caso l’aveva già innervosita abbastanza, ma quell’incisione nel fianco di Woodall le fece temere che ci fosse sotto qualcosa di più profondo. Era un simbolismo a più livelli.

È evidente che il killer ha premeditato tutto, pensò. Ha un piano e lo sta seguendo metodicamente. Non solo, con l’aggiunta di questa incisione nel fianco abbiamo la certezza che non sta uccidendo solo per il gusto di uccidere; sta cercando di comunicare un messaggio.

“Ma quale messaggio?” si chiese a voce alta.

Nelle ore più buie della notte, in piedi davanti all’ingresso della Living Word, Mackenzie tentava di trovare quel messaggio scritto sul corpo del pastore morto.




CAPITOLO SETTE


Nel lasso di tempo trascorso da quando Mackenzie se ne andò dalla Living Word a quando raggiunse il J. Edgar Hoover Building, i media avevano chissà come scoperto dell’ultimo omicidio. Anche l’uccisione di padre Costas era finita sui notiziari, ma non quella di Ned Tuttle. Tuttavia, la morte del leader religioso di una chiesa famosa come la Living Word avrebbe fatto clamore. Erano le 4:10 quando Mackenzie arrivò agli uffici dell’FBI per incontrare McGrath. Immaginò che i particolari sul pastore Woodall e sul caso sarebbero stati al centro dell’interesse dei notiziari locali del mattino, e che per ora di pranzo avrebbero raggiunto quelli nazionali.

Quando mise piede nell’ufficio di McGrath, le parve di avvertire nell’aria la crescente pressione del caso. Il suo capo era seduto al piccolo tavolo delle riunioni, ed era al telefono con qualcuno. Insieme a lui c’erano l’agente Harrison, che leggeva qualcosa su un portatile, e Yardley, che era arrivata pochi minuti prima di Mackenzie, e al momento sembrava in attesa di istruzioni.

Vedendoli tutti lì, Mackenzie desiderò che ci fosse anche Ellington. Ancora non sapeva dove McGrath l’avesse spedito. Si chiese se c’entrasse qualcosa il caso delle crocifissioni, ma se così fosse, perché nessuno le aveva ancora detto dove si trovava?

Quando finalmente McGrath terminò la telefonata, osservò i presenti sospirando. “Era il vicedirettore Kirsch” disse. “Vuole mettere in campo anche tre dei suoi agenti per questo caso. Adesso che i media hanno annasato la notizia, siamo fregati. Sta per diventare una cosa grossa, e alla svelta.”

“Per quale motivo?” chiese Harrison.

“La Living Word è una chiesa famosissima. Il Presidente la frequenta, così come altri politici. La trasmissione in podcast fa cinquemila ascolti ogni settimana. Non che Woodall fosse una celebrità, però era molto conosciuto. E se si tratta della chiesa frequentata dal Presidente...”

“Afferrato” fece Harrison.

McGrath guardò Mackenzie e Yardley. “Trovato qualcosa sulla scena?”

“Sì, forse” disse Mackenzie, quindi descrisse nei particolari l’incisione sul fianco di Woodall. Tuttavia, tenne per sé il significato simbolico che poteva avere. Non aveva ancora una teoria solida e non le andava di perdere tempo in speculazioni.

McGrath sembrava preso dal panico. Allargò le mani sul tavolo e, guardandoli tutti, disse. “Adesso ci mettiamo qui e rivediamo tutto ciò che sappiamo. Voglio che Kirsch e la sua squadra abbiano a disposizione le nostre stesse informazioni. Compresi voi, al momento ci sono sei agenti sul caso. Se collaboriamo condividendo ogni nuovo dettaglio, forse riusciremo a fermare questo bastardo prima che colpisca ancora.”

“Dunque” iniziò Yardley, “sappiamo per certo che non si limita ad una sola confessione. Anzi, sembra piuttosto che stia cercando di evitarlo. Per ora abbiamo una chiesa cattolica, una presbiteriana e una ecumenica.”

“Un’altra cosa da considerare” intervenne Mackenzie “è che non sappiamo ancora se usi la crocifissione come forma di punizione simbolica, oppure per deridere la religione.”

“E che differenza farebbe?” volle sapere Harrison.

“Finché non sappiamo il ragionamento che c’è dietro, non possiamo ipotizzare un movente” spiegò Mackenzie. “Se lo fa a mo’ di scherno, probabilmente è un non-credente, forse addirittura un ateista adirato, oppure un ex credente. Se invece usa la crocifissione come gesto simbolico, allora potrebbe trattarsi di una persona estremamente devota, per quanto professi la sua fede in modi a dir poco strani.”

“E questo taglio particolare sul fianco di Woodall” chiese McGrath “non era su nessuna delle altre vittime?”

“No” confermò Mackenzie. “È un elemento nuovo. Per questo sono convinta che abbia un significato. Forse il killer sta cercando di comunicarci qualcosa. Oppure è completamente impazzito.”

McGrath si alzò e si mise a fissare il soffitto, come in cerca di risposte. “Non sono cieco” disse quindi. “Lo vedo anch’io che non abbiamo indizi, né piste concrete. Però, se non riusciamo a trovare qualcosa che somigli ad una pista prima che questa storia finisca in pasto ai notiziari nazionali tra poche ore, le cose si metteranno male. Kirsch mi ha detto di aver già ricevuto la telefonata di una deputata che voleva sapere com’era possibile che non fossimo riusciti ad arrestare l’assassino appena Costas è stato ucciso. Perciò voi tre dovete procurarmi qualcosa. Se entro oggi pomeriggio non avrò nessun nuovo elemento, dovrò allargare il cerchio e mettere in campo più risorse, più uomini... E preferirei davvero evitarlo.”

“Posso andare alla Scientifica” si offrì Yardley.

“Per me può anche lavorare insieme a loro direttamente” disse McGrath. “Mi basta fare una telefonata per dare il mio consenso. Voglio che lei sia là nell’istante in cui scoprono qualcosa su quei corpi.”

“Potrebbe essere come cercare un ago in un pagliaio” disse Harrison, “ma io potrei occuparmi di controllare le ferramenta del posto per scoprire tutti i clienti che negli ultimi mesi hanno acquistato i chiodi che usa il nostro uomo. Da quel che ho capito, non sono così comuni.”

McGrath annuì. Era una buona idea, ma l’espressione sul suo volto esprimeva preoccupazione per il tempo che ci sarebbe voluto.

“E lei, White?” fece rivolto a Mackenzie.

“Mi occuperò di famigliari e colleghi” disse. “In una chiesa delle dimensioni della Living Word, deve pur esserci qualcuno che abbia un’idea del perché Woodall possa essere stato preso di mira.”

McGrath batté forte le mani e tornò a sedersi. “Per me va bene. Mettetevi al lavoro e aggiornatemi ogni ora. Intesi?”

Yardley ed Harrison annuirono all’unisono. Harrison chiuse il portatile e si alzò. Mackenzie aspettò che tutti e due fossero usciti, poi si voltò verso McGrath.

“Che accidenti c’è?” chiese McGrath.

“Sono curiosa” disse lei. “L’agente Ellington sarebbe stato un valido aiuto per questo caso. Dove l’ha mandato?”

McGrath si dimenò a disagio sulla sedia e lanciò un’occhiata fuori dalla finestra, dove era ancora buio.

“Naturalmente, quando gli ho assegnato l’altro incarico, non avevo idea che questo caso sarebbe diventato una questione nazionale. Ad ogni modo, con tutto il rispetto, non sono affari suoi dove l’ho spedito.”

“Con tutto il rispetto” protestò Mackenzie cercando di controllarsi “lei mi ha tolto un partner con il quale lavoro molto bene, così adesso sono sola.”

“Non è da sola” puntualizzò McGrath. “Harrison e Yardley sono estremamente efficienti. Perciò adesso... la prego, agente White, si metta al lavoro.”

Mackenzie avrebbe voluto insistere, ma non ne vedeva il motivo. L’ultima cosa che le serviva era far incazzare McGrath. C’erano già abbastanza pressioni, non voleva aggiungere alla lista anche le ire di McGrath.

Lo salutò con un secco cenno del capo e uscì dall’ufficio. Mentre raggiungeva l’ascensore, prese il cellulare. Era troppo presto per telefonare a Ellington, così gli lasciò un messaggio.

Come va? digitò. Chiamami o mandami un messaggio quando puoi.

Inviò il messaggio ed entrò in ascensore, poi andò nel parcheggio dove aveva lasciato l’auto. Fuori, la mattina era ancora buia: un buio denso che sembrava capace di nascondere qualunque segreto.




CAPITOLO OTTO


Dopo aver bevuto una tazza di caffè, Mackenzie tornò alla Living Word. Si rendeva conto che si trattava di una congregazione molto grande, e che ci avrebbe messo un’eternità a parlare singolarmente con ogni persona. Immaginò che, se la voce si era già sparsa, c’erano buone probabilità che tutte le persone vicine al pastore Woodall si trovassero in chiesa, forse a dire qualcosa in suo ricordo, oppure per stare vicino a Dio in quel momento di lutto.

Il suo intuito ancora una volta si rivelò giusto. Al suo arrivo, Woodall era stato rimosso dal portone. Anche se c’erano ancora parecchie forze locali di polizia e agenti federali, c’erano anche persone comuni, radunate dietro i sigilli gialli che delimitavano la zona del crimine.

Alcune piangevano, molte si abbracciavano. Mackenzie notò un uomo solo, che stava in piedi con la testa girata dall’altra parte, leggermente abbassata, e le labbra che si muovevano impercettibilmente, recitando una preghiera.

Mackenzie aspettò che terminasse, poi lo avvicinò. Vide che aveva un’espressione adirata.

“Mi scusi, signore, ha un momento?” gli chiese mostrandogli il distintivo e presentandosi.

“Sì” disse l’uomo sbattendo le palpebre e strofinandosi gli occhi con le dita, come per tentare di scacciare le ultime tracce di sonno, o di un incubo. Le tese la mano e si presentò. “Sono Dave Wylerman, mi occupo del dipartimento di musica qui alla Living Word.”

“C’è un dipartimento di musica?”

“Sì, abbiamo quattordici musicisti che si alternano formando tre gruppi.”

“Perciò lei ha lavorato con il pastore Woodall in passato?”

“Assolutamente sì. Lo incontravo almeno due volte la settimana. A parte le riunioni, negli ultimi dieci anni è diventato un caro amico di famiglia, sia per mia moglie che per i miei figli.”

“Le viene in mente qualcuno che possa aver compiuto un’azione del genere? Qualcuno che serbasse rancore verso di lui?”

“Be’, la chiesa è molto grande. Non credo ci sia qualcuno qui che conosca tutte le persone che la frequentano. Ad ogni modo, a me non viene in mente nessuno che potesse avercela con lui fino a questo punto...”

Il buio aveva nascosto le lacrime di Dave Wylerman fino a quel momento, ma quando questi alzò gli occhi verso di lei, erano lucidi. Sembrava tormentato, come se tentasse di trovare le parole giuste per dire qualcosa.

“Ha un momento per parlare in privato?” chiese Mackenzie.

“D’accordo.”

Gli fece cenno di seguirla, quindi si allontanò dall’entrata della chiesa tornando alla macchina. Aprì la portiera del passeggero, immaginando che potesse fargli bene un attimo di riposo. Lei salì dal lato del guidatore e una volta la porta, si accorse che Wylerman stava lottando per non crollare.

“Le altre persone che lavorano in chiesa sono state informate?” domandò Mackenzie.

“No, solo io, gli anziani e alcune persone molto vicine al pastore Woodall. Però li stanno informano adesso. Immagino che nel giro di un’ora lo sapranno tutti.”

Meglio, pensò Mackenzie, così riceveranno la notizia da qualcuno che conoscono, piuttosto che sentirla dai notiziari.

“Mi corregga se sbaglio” proseguì lei, “ma poco fa mi sembrava turbato. C’è qualcosa che vuole dirmi che non voleva che altri sentissero?”

“Be’, come sa, è una grande comunità. Ogni domenica, contando entrambe le funzioni che celebriamo, ci sono tra le cinque e le settemila persone. Con un gruppo così nutrito di fedeli, abbiamo bisogno di molti anziani che si occupino di varie cose. Qui alla Living Word ne abbiamo sei, anzi, ne avevamo sei. Uno di loro aveva iniziato a suscitare preoccupazione fra gli altri, prima di andarsene. Non credo che sarebbe capace di fare una cosa del genere, ma... non lo so. Le cose che aveva insinuato... hanno colto tutti alla sprovvista. Sia gli anziani... che gli altri ecclesiastici...”

“Come si chiama questa persona?”

“Eric Crouse.”

“Che genere di insinuazioni ha fatto?” volle sapere Mackenzie.

“Continuava a blaterare di come le cose rimaste nel buio sarebbero venute alla luce prima o poi, e che la luce sarebbe stata abbagliante, che rimanere folgorati da questa luce forse era proprio quello che serviva alla Living Word.”

“Quanto è durato questo comportamento?” chiese Mackenzie.

“Circa per un mese. Da quello che ho capito, se n’è andato di sua spontanea volontà più o meno due settimane fa, ma prima di allora gli anziani ne avevano parlato tra loro e il pastore Woodall stava per chiedergli di abbandonare il proprio ruolo. Il fatto è che tutto ciò che diceva Eric era accurato, stando alle Scritture. Erano cose dette da Gesù, cose in cui credono tutti quelli che frequentano la Living Word. Ma... so che può sembrare stupido... era il modo in cui le diceva, ha presente? Come se si riferisse a qualcosa di specifico. Inoltre, non aveva mai parlato a quel modo prima. Era anziano, certo, ma non era il tipo da recitare versi della Bibbia a memoria o tenere prediche infervorate.”

“Allora, se non crede che sarebbe capace di compiere un omicidio, perché mi ha voluto fare il suo nome? È stato solo questo improvviso cambiamento di carattere ad allarmarvi?”

Wylerman alzò le spalle. “No. Alcuni hanno iniziato a notare che Eric faceva di tutto per evitare incontri dove il pastore Woodall era presente. Non sono mai stati grandi amici, ma andavano d’accordo. Poi all’improvviso, da quando ha iniziato a parlare della luce e delle tenebre, ha preso anche le distanze da Woodall.”

“Ha detto che ha abbandonato la comunità due settimane fa?”

“Sì, giorno più, giorno meno. Non so se adesso sia al servizio di qualche altra chiesa. La cosa strana, tra l’altro, è che sembrava conoscere a memoria gli impegni di Woodall. Era appena tornato da un ritiro qualche giorno prima.”

“Un ritiro?”

“Sì, una piccola pausa che si concede due volte l’anno. Se ne va su una piccola isola tranquilla al largo della Florida.”

“Da quanto era tornato?” volle sapere Mackenzie.

“Lui e la moglie erano tornati cinque giorni fa.”

Mackenzie rifletté per un momento, memorizzando le nuove informazioni, poi chiese: “Sa per caso dove vive Crouse?”

“Sì, sono stato a casa sua in un paio di occasioni, per piccoli gruppi di preghiera.”

Mackenzie non sapeva bene perché, ma c’era qualcosa di inquietante in tutto quello. La tempistica con cui Eric Crouse aveva lasciato la Living Word era quasi perfetta per il sospettato che cercava. La disturbava il pensiero che l’uomo che aveva davanti, distrutto dal dolore, potesse aver lavorato a stretto contatto con il responsabile di tre omicidi.

“Potrebbe dirmi dove?”

“Certo” disse Wylerman, “ma le sarei grato se non gli rivelasse che ha ottenuto l’informazione da me... né da altri alla Living Word, in realtà.”

“Capisco, d’accordo” disse lei.

Seppur riluttante, Wylerman le indicò come arrivare alla casa di Eric Crouse. Mackenzie si annotò le indicazioni sul telefono. Mentre parlava con lei, Wylerman era probabilmente con la mente ancora insieme ai suoi compagni di chiesa. Adesso guardava in quella direzione, asciugandosi le lacrime dagli occhi.

“Grazie per il suo tempo, signor Wylerman” disse Mackenzie.

Wylerman annuì senza aggiungere altro, poi scese dall’auto. Mentre raggiungeva il gruppetto radunato davanti all’edificio, teneva la testa bassa, e Mackenzie notò che tremava. Non aveva mai capito come le persone potessero avere una fiducia tanto incrollabile in un Dio invisibile, però rispettava il senso della comunità che era evidente tra coloro che condividevano la stessa fede. In quel momento le dispiaceva da morire per Dave Wylerman, e per tutti coloro alla Living Word che domenica mattina avrebbero sentito il peso del vuoto lasciato da Woodall.

Mackenzie mise in moto e si diresse a ovest, verso quella che sembrava la prima pista solida di quel caso.




CAPITOLO NOVE


Erano le 6:40 quando arrivò davanti alla casa di Eric Crouse. L’abitazione si trovava in un quartiere benestante dove i giardini non erano considerati importanti e le case erano addossate l’una all’altra. Il garage era chiuso, perciò non si capiva se in casa ci fosse qualcuno, ma vista l’ora, Mackenzie immaginò che qualcuno le avrebbe aperto.

Mentre raggiungeva la porta d’ingresso, Mackenzie si pentì di non essersi fermata da qualche parte a prendere un altro caffè. Era difficile credere che non fossero nemmeno le sette del mattino. Si sforzò di scrollarsi di dosso le ultime tracce di stanchezza, poi suonò il campanello. Al di là della porta sentì subito rumore di passi e, dopo pochi secondi, una donna si affacciò per vedere chi fosse.

“Posso esserle d’aiuto?” le chiese la donna sospettosa.

“Sì” disse Mackenzie. “Mi scuso per l’ora, ma è una questione urgente. Sono un’agente dell’FBI, mi chiamo Mackenzie White. Sto cercando Eric Crouse.”

La donna aprì del tutto la porta. “È mio marito. Lui... ecco, ha ricevuto una notizia terribile stamattina. Immagino che lei sia qui per questo, vero? Per l’omicidio?”

“Esatto” confermò Mackenzie. “Perciò, se potessi parlargli...”

“Ma certo, entri pure” la invitò la donna.




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